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Cultura venerdì 13 giugno 2014 ore 19:58

Il mondo lo acclama, ma la Valdera lo ignora

La storia di Alex Kenji, dj di fama internazionale noto in tutto il mondo per la sua musica, ma sconosciuto ai locali e ai produttori di casa sua



BUTI — Nessuno è profeta in patria. Più di centomila persone hanno messo mi piace sulla sua pagina Facebook, su Twitter conta più di sessantamila follower, wikipedia tedesco gli dedica una voce, su Youtube le sue canzoni hanno milioni di visualizzazioni eppure Alessandro Bacci, in arte Alex Kenji, dj e producer di successo mondiale dice: “In Valdera nessuno alza mai il telefono per chiamarmi”. Alex Kenji è nato a Pontedera nel 1980 e ha vissuto con i suoi genitori a Cascine di Buti. Dopo aver girato discoteche di tutto il mondo varie volte, fa base a San Miniato, nel Cuoio, anche se ha affittato uno studio di registrazione a Buti dove crea e produce musica house. 

Alex Kenji, dj, producer di successo. Sei molto conosciuto nel mondo underground e dei club.Quanto tempo è che giri per i club?
“Ho iniziato esattamente nell'estate 2006 a suonare all'estero. Me lo ricordo molto bene perché proprio quel giorno l'Italia vinse i mondiali. Fece il fatidico annuncio il capitano del volo da Monaco di Baviera a Bologna”.

Perché in Valdera sei poco conosciuto?
“Credo di essere conosciuto dagli addetti ai lavori, però a livello di pubblico e fans la Valdera mi ha sempre dato poco o nulla, e mi dispiace. Credo che essendo una zona prevalentemente basata su ambienti provinciali tra gestori, dj, promoter di provincia e pochissimi eventi con ospiti internazionali, le possibilità per chi fa qualcosa che esce dalla provincialità, sono davvero nulle. Però il lavoro considerato 'diverso' qui in Valdera, mi ha dato buoni risultati all'estero”.

Hai iniziato come musicista, a che età? Cosa suonavi e dove?
“Ho iniziato a suonare la batteria a circa 14 anni. Mi è sempre piaciuta la musica Dance e House però quando sei adolescente e tutti i tuoi amici più intimi hanno una band, per forza di cose va a finire che strimpelli anche tu qualche strumento. Ho suonato fino a 19 anni in band funk, metal e rock”.


Quanto hai capito che la tua vita sarebbe stata in giro per il mondo e non dietro ad una scrivania o in una fabbrica?
“Credo di averlo capito nel 2004, lavoravo a tempo indeterminato come grafico pubblicitario presso una tipografia e decisi di licenziarmi. Ho rischiato molto, per riuscire in questo lavoro ho dovuto sacrificarmi moltissimo”.

Hai suonato in tutto il mondo, cosa significa vivere di notte e spostarsi continuamente?
“Significa stress continuo, non dormire perché non hai il tempo materiale, mangiare quando capita. E vivere la vita dentro un aereo. Ma poi suoni e ti accorgerti che ne è valsa la pena”

C'è qualcosa che ti porti gelosamente dietro in tutti i viaggi?
“Certo la maschera per gli occhi per dormire. Odio la luce quando dormo in aereo”.

Dove sei stato recentemente?
“In molti posti, ma ricordo con piacere l'Africa. Ci sono stato qualche mese fa, in dicembre. Ho fatto sei date ravvicinate: quattro in Sudafrica, una in Mozambico e una in Zimbabwe. Proprio in Zimbabwe, ad Harare, durante la serata ho assistito a una scena curiosa e che racconta una realtà diversa dalla nostra: dopo un po' che mettevo dischi mi sono accorto, guardando sotto la consolle che c'era un ragazzo che teneva uniti i due cavi principali della corrente e senza di quelli non ci sarebbe stata musica”.

Visto che sei spesso in giro, quando produci nuova musica?
“Qui nascono i problemi, ho poco tempo. Purtroppo non sono capace di fare musica fuori dal mio studio e in questi ultimi anni ho pubblicato pochissimi pezzi. Da Gennaio 2014 ho focalizzato la mia attenzione in studio piuttosto che a fare il DJ. Cerco di fare combaciare le due cose, calcolando bene i tour e puntando specialmente su singole date in Europa per far in modo che possa stare in studio più tempo possibile”.



Cos'è per te la musica?
“Credo che la musica sia una 'brutta bestia'. Prendi un neonato e fagli sentire un po' di musica. Noterai che a un certo momento inizierà a muoversi. Ecco per me la musica è una brutta bestia, perché la senti, la vivi, non è un lavoro, è una passione innata. Quindi se lavori nel campo musicale, è assolutamente difficile uscirne fuori. Niente è importante quanto la musica”.

Che legami hai con Pontedera e la Valdera?
“Quando non vedi casa tua e i luoghi dove sei cresciuto per mesi inizia a essere dura perché adoro il posto dove sono nato, mi piace la gentilezza delle persone del paese, almeno a Cascine di Buti, dove sta la mia famiglia, è ancora così. Poi essendomi trasferito a San Miniato aspetto ogni anno la stagione dei tartufi. No, non cambierei la Valdera con niente, neanche con Rio De Janeiro, dove sono stato spesso”.

C'è qualche locale in Valdera o in Toscana dove il tuo lavoro sarebbe apprezzato?
“Credo di si, ma non mi hanno mai chiamato e neanche credo succederà. non dipende da me. Per esempio, il singolo Pressure ha venduto duecentomila copie solo in I-tunes Usa, da queste parti era conosciuto nel 2011, era anche in rotazione su Radio Deejay ed altre radio molto importanti, ma sinceramente nessuno dalla Valdera ha mai osato alzare il telefono”.

Ti capita di essere riconosciuto per le strade di qualche grande città?
“Certo, però considerandomi un tipo abbastanza riservato cerco di evitare queste cose perché semplicemente non mi piace”

Cosa dà e cosa toglie fare un lavoro creativo ma stressante come il tuo?
“Impari a rischiare, parlo inglese e portoghese oramai fluentemente per via dei miei costanti tour, vedi tantissimi posti stupendi in qualunque parte del globo, impari la tolleranza e il rispetto vero per chiunque ti sta davanti. Infine essere circondati da gente felice che balla senza pensieri è molto molto gratificante. I lati negativi sono lo stress continuo, incubi di aerei in ritardo, perdere coincidenze, non fare piu caso se è giorno o notte, costante Jetlag, volare su 15 aerei in 7 giorni”.

Se ti chiamassero a suonare per la notte bianca di Pontedera accetteresti?
“Dipende, se non sono a suonare Las Vegas probabilmente sì”.

Quali sono i locali più famosi in cui hai suonato?
Ministry of Sound (Londra), Space (Ibiza), Marquee (Las Vegas), One Love (Sydney), Cocoon (Francoforte), Avalon (Los Angeles), Pacha (Monaco, Buenos Aires, Camboriu, Poznan) LIV (Miami), Cielo (New York) e tantissimi altri che al momento non ricordo”.

Quando torni a casa come sono le tue giornate toscane?
“Quando sono a casa sono costantemente in studio a lavorare. Non esco praticamente mai se non per necessità. Passo il tempo a fare musica e fra una pausa e l'altra gioco col mio cane, Totò”.

René Pierotti
© Riproduzione riservata

NADIA ALI, STARKILLERS & ALEX KENJI - Pressure
Alex Kenji - Let's Get This Thing Started (Original Mix)


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