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QUI eBook domenica 02 aprile 2023 ore 09:00

COMPLOTTO A SAN VERANO

di Flora Cioni



. — Era primavera inoltrata quando Zaira e suo padre, il maestro Giacomo Corso, arrivarono a Picciole, un piccolo borgo al centro di quel territorio che molti continuavano a chiamare Tuscia. Il maestro Corso, era un costruttore conosciuto nel settore, poiché aveva partecipato alla realizzazione di alcuni edifici religiosi pisani e della nuova cattedrale di Volterra. E fu proprio il vescovo Ildebrando Pannocchieschi, insediatosi al tempo di Arrigo VII, a nominare il costruttore come capomastro della fabbrica della nuova Pieve di Pecciole dedicata a San Verano. Il compito del maestro era quello di terminare il presbiterio e l’abside per il giorno 25 di ottobre.

Salendo il pendio che conduceva al paese, Zaira si guardava intorno e ammirava assorta il paesaggio: sarebbe stato l’inizio di una nuova vita. Erano rimasti lei e suo padre, sua madre era morta circa un anno prima, lasciandola sola con il padre. Aveva capito subito l’esigenza dell’uomo di volersi spostare dal luogo in cui aveva perso la moglie e di volersi dedicare ad un nuovo progetto. Questi pensieri le occuparono la mente fino a quando la sua attenzione fu attratta da un capannello di persone che li indicava mormorando. Andando avanti, un altro gruppetto di persone parve avere da dire di nascosto qualcosa su di loro. Arrivati in piazza del Carmine, chiesero ad un giovane dove si trovasse la via delle Grotte, il luogo dove avrebbero alloggiato.

“Ben arrivati”, disse il ragazzo, ‘io sono Lorenzo, figlio di Bernardo da Panicale e voi dovete essere il nuovo costruttore "

" Sono proprio io e questa è mia figlia Zaira” rispose Guido indicando la ragazza “ma come fate a sapere che sarei arrivato?”

“E’ da un po’ di tempo che si vociferava che sarebbe arrivato qualcuno per terminare l’abside della nuova pieve, d’altronde non c’è molto tempo, il 25 di ottobre è fra poco più di un mese” continuò Lorenzo.

“Perché tanta fretta?” chiese Guido.

“Il vescovo ha concesso una fiera paesana per San Verano de Cavaillon, il nostro patrono e vuole che per allora l’abside sia terminata per poterla inaugurare in pompa magna” rispose Lorenzo. “Ci saranno la processione, il mercato, i saltimbanchi e per la prima volta su queste colline, un mangiafuoco"

“E perché il vecchio costruttore non termina l’abside?”

“Perché non può”

“Perché non può?”

“Perché è stato trovato morto nel cantiere, dicono si sia suicidato”

“Il motivo per cui l’avrebbe fatto?”

“Si dice che usasse il materiale destinato alla costruzione della chiesa per rivenderlo e accumulare denaro facile, ma quando Ildebrando lo ha scoperto, lui non abbia sopportato la vergogna e per questo si è suicidato”.

“Capisco…”

Nel frattempo erano giunti a via delle Grotte, dove Guido e i suoi figli avrebbero alloggiato.

La casa era piccola, ma confortevole: c’erano due camere e una cucina con una stufa a legna di tutto rispetto, dove Zaira avrebbe cucinato per la famiglia.

Mentre disfaceva i bagagli la ragazza rifletteva su quello che Lorenzo aveva detto riguardo la morte del costruttore, ma c’era qualcosa in quelle parole che non la convincevano del tutto. Avvertiva ancora la sensazione di disagio che aveva provato al loro arrivo, quando i paesani li avevano scrutati come se fossero persone poco raccomandabili.

“Per Santa Caterina da Siena! E’ proprio strano” pensò “credevo che ci avrebbero accolto con cordialità, visto che mio padre finalmente darà loro una chiesa e non dovranno più recarsi a quella di San Bartolomeo al Pino per la messa della domenica”. I suoi pensieri furono interrotti dal padre che le chiedeva di preparare il pranzo perché subito dopo sarebbero andati a visitare il cantiere della pieve.

Dopo un pasto frugale si diressero verso la chiesa. Una volta arrivati osservarono qualcosa di strano, il cantiere sembrava abbandonato ormai da tempo. Che fine avevano fatto gli scalpellini? e i muratori?

Mentre erano sul cantiere apparve di nuovo Lorenzo e indicando un’impalcatura disse: “pare che Mastro Damiano sia caduto proprio da lassù”

“Che brutta fine!” esclamò Guido.

Zaira era sempre più incuriosita da quella storia e chiese a Lorenzo. “Si sa a chi rivendeva i mattoni Mastro Damiano?”

Lorenzo pareva ansioso di voler dare loro l’informazione: “Sembra che fossero destinati al vescovo di Pisa che ha ordinato di terminare i lavori della chiesa di San Frediano de Tours con l’annesso ospedale per l’accoglienza dei pellegrini”.

Mentre stavano facendo queste considerazioni, sentirono un rumore simile a dei passi, possibile che qualcuno stesse ascoltando la loro conversazione? Corsero verso l’uscita della chiesa, ma non videro nessuno.

Quella sera Zaira continuò a pensare al perché Mastro Damiano aveva venduto i materiali per la costruzione e la mattina successiva si alzò dal letto determinata a scoprirlo.

Il giorno seguente, dopo aver fatto colazione a base di pane e formaggio, il nuovo capomastro si recò alla pieve e annunciò di essere alla ricerca di operai per terminare la struttura e chi si fosse messo a disposizione avrebbe ricevuto il salario direttamente dal vescovo di Volterra. Poi iniziò a lavorare sperando che qualcuno si presentasse di lì all’ora di pranzo. Il lavoro procedette tranquillamente e nell’arco della mattinata solo in pochi si fecero avanti, sembrava che agli abitanti di Picciole non interessasse lavorare alla chiesa del paese.

Guido non capiva, il lavoro sarebbe stato ben pagato e non c’erano rischi di non ricevere il compenso, visto che sarebbe stato pagato dalla curia stessa, che non aveva certo problemi di liquidità. Intanto si mise al lavoro con le poche persone che era riuscito a riunire, il lavoro procedette tranquillamente fino all’ora di pranzo.

Dopo poco che la campana del palazzo pretorio aveva segnalato mezzogiorno, arrivò Zaira con il pranzo per il padre. Mentre mangiava, Guido raccontò a Zaira che faticava a trovare operai e che sarebbe stato difficile, con così poche forze poter consegnare il lavoro per tempo. Fra gli operai che era riuscito a reclutare, ce n’era uno di Fabbrica che aveva collaborato con mastro Damiano che si intromise nei loro discorsi dicendo che non era un problema di soldi, ma qualcosa di più grave.

Mentre stavano mangiando, un raggio di sole illuminò una parte della navata sul pavimento della quale c’era un frammento di un oggetto che emise un luccichio. Zaira si avvicinò e lo raccolse: “Per Santa Chiara! Ma cos’è? Una pietra viola? E’ molto bella!”

Nel frattempo erano arrivati anche gli altri e osservarono la pietra. Il padre, esperto scalpellino notò che la pietra era lavorata, ma che presentava un taglio netto da un lato, probabilmente la pietra in origine era più grande, oppure era stata staccata dall’oggetto in cui era incastonata. Il fabbrichese, che sembrava saperla lunga, alzò gli occhi verso l’impalcatura e dichiarò: “ Mastro Damiano è caduto proprio in questo punto, ma non gli sono stati ritrovati oggetti preziosi addosso.

“Evidentemente nessuno all’epoca ha notato questa pietra. Che qualcuno l’abbia messa in quel punto di proposito?” chiese Zaira come riflettendo tra sé e sé.

Finito il pranzo gli operai tornarono al lavoro e Zaira si diresse verso casa continuando a chiedersi da dove fosse arrivata quella pietra.

Sulla strada di casa incontrò Lorenzo il quale si offrì di accompagnarla. Zaira lo aggiornò sullo strano ritrovamento, convinta che quella pietra avesse un significato.

“Posso vederla?” chiese Lorenzo

“Certo, eccola” rispose Zaira, porgendo quella piccola gemma al suo amico.

“E’ molto bella. E sembra anche preziosa. Mi sembra di aver visto delle pietre simili a questa da qualche parte, ma non ricordo dove.”

“Un operaio sul cantiere ha detto che il punto in cui ho trovato la pietra è il punto preciso dove è precipitato Mastro Damiano, ma per Santa Caterina, come fa a saperlo?” osservò Zaira.

“Davvero strano” continuò Lorenzo “un uomo che viene da fuori paese e che sembra sapere molto sulla morte di Damiano”.

Durante il cammino verso casa, videro venire verso di loro un frate pellegrino che dopo averli salutati, chiese loro informazioni su come arrivare alla chiesa di San Verano.

“Arriviamo proprio da lì” disse la ragazza “mio padre è il nuovo capomastro, terminerà i lavori in tempo per la fiera del 25 ottobre”.

“Bene”, disse il frate “io sono frate Ambrogio e sono stato incaricato dal vescovo di seguire i lavori della pieve e di riferirgli che tutto proceda al meglio. Porto con me in questa cassa un cofanetto con una preziosissima reliquia di San Verano, arrivata direttamente da Albenga dove si conservano le spoglie del santo” continuò, mostrando l’oggetto che aveva in mano, “e poi assisterò alle celebrazioni per la consacrazione della nuova chiesa” concluse il religioso.

Diedero al frate le indicazioni per raggiungere la pieve, lo salutarono e continuarono verso la casa di Zaira, che invitò il suo nuovo amico ad entrare perché voleva mostrare a Lorenzo i progetti del padre per la nuova pieve. Il tempo scorse velocemente e si accorsero che si era fatto tardi solo quando Giacomo rientrò stanco dal cantiere.

“Oggi è arrivato il nuovo proposto per la chiesa” annunciò l’uomo.

“Lo abbiamo visto, ha chiesto a noi la strada per la chiesa” rispose Lorenzo.

“Mi è parso strano che il fabbrichese che chiacchiera sempre, non abbia avuto niente da dire su quell’uomo!” disse Giacomo.

“Santa Teresa! Per una volta che sta zitto” esclamò Zaira e tutti scoppiarono in una risata.

La serata passò tranquillamente e, dopo una cena frugale andarono a dormire.

La mattina seguente padre e figlia furono svegliati all’alba da Lorenzo che era venuto a dar loro la notizia: il fabbrichese era stato assassinato brutalmente. Accorsero immediatamente alla pieve e, vicino all’altare, giaceva il corpo inerte dell’operaio. “pover’uomo!” esclamò Giacomo. Zaira notò che l’uomo stringeva qualcosa nel pugno. Si avvicinò e aprì la mano. Con sorpresa scoprirono che l’uomo aveva in mano una pietra del tutto simile a quella ritrovata accanto al cadavere del maestro. “Per santi Pietro e Paolo! Che sia stato lo stesso uomo ad uccidere entrambi?” esclamò Zaira. “Dobbiamo assolutamente scoprire da dove vengono queste pietre”. Di lì a poco comparve frate Ambrogio che diede l’ordine per la rimozione del cadavere.

“Padre”, chiese Lorenzo “avete visto qualcuno aggirarsi nei pressi della chiesa?”

“No, figliolo. Ieri sera mi sono sistemato nella canonica e sono andato a letto presto. Questa mattina quando mi sono alzato l’uomo era già morto”.

“E vi è sembrato tutto normale al vostro arrivo?” continuò Lorenzo.

“Sì, tutto mi è parso assolutamente normale” rispose il frate che nel frattempo si guardava intorno, come a cercare qualcosa.

“Quell’uomo non mi convince” disse Zaira a Lorenzo non appena il frate si fu allontanato.

“A me sembra una brava persona, è solo arrivato in un brutto momento”

“Se lo dici tu…”

Il 25 ottobre era ormai vicino, nonostante le difficoltà i lavori per la chiesa procedevano speditamente e cominciarono anche i preparativi per la festa di inaugurazione. Nella pieve fu allestita la nicchia sotto l’altare dove frate Ambrogio sistemò il cofanetto contenente la reliquia di San Verano de Tours. In paese le donne pulivano i chiassi dalle erbacce e sistemavano vasi di fiori colorati vicino alle porte di ingresso delle abitazioni, la processione avrebbe attraversato tutte le strade del borgo.

“Sarà davvero una bella festa” esclamò la vicina di casa di Zaira, sistemando la sua fioriera vicino alla porta, “si dice che il vescovo quel giorno assegnerà ufficialmente il nuovo proposto alla pieve e finalmente avremo un parroco!”.

Il 25 ottobre si respirava aria di festa sin dalle prime ore del mattino. Tutti gli abitanti del paese di Picciole si recarono alla nuova chiesa per assistere all’arrivo del vescovo Ildebrando. La carrozza del vescovo arrivò in tarda mattinata e subito dopo seguì la fastosa cerimonia per la consacrazione della cattedrale. Il vescovo mostrò ai fedeli il prezioso cofanetto decorato contenente la reliquia di San Verano, chiedendo allo stesso di proteggere i cittadini. Durante la celebrazione il vescovo presentò alla cittadinanza Don Vittorio, suo nipote e nuovo prete di Picciole.

Nella piccola piazza antistante la pieve, si organizzò la processione, in testa il vescovo e il nipote, seguiti da un frate che portava il reliquiario.

“Quello non è frate Ambrogio”, esclamò Lorenzo.

“No, non è lui”. rispose Zaira.

Mentre stava osservando la folla intorno al vescovo, la ragazza notò qualcuno coperto da un cappuccio e un oggetto in mano che si avvicinava rapidamente al vescovo.

“Fermatelo!” gridò “ha un coltello, vuole uccidere il vescovo!”

L’uomo fu bloccato e immediatamente gli fu tolto il cappuccio per svelarne il volto.

“Frate Ambrogio! Voi?” si stupì la ragazza. "Perché volevate uccidere il nostro vescovo?, siete forse deluso del fatto che il vescovo abbia incaricato suo cugino come nuovo proposto di Picciole?”

“Non mi importa nulla della propositura” rispose il frate.

“E allora qual è il motivo?” domandò in tono perentorio il podestà che era nel frattempo sopraggiunto.

“Io non sono un vero frate, ma un soldato e sono stato incaricato di uccidere il vescovo”

“Ma prima avete ucciso altre due persone” Zaira si intromise “il vecchio capomastro e il fabbrichese. Le pietre viola trovate sono del reliquiario che avete portato quando siete arrivato, ho notato che mancavano quando il vescovo lo ha sollevato durante la celebrazione per mostrarlo ai fedeli, dunque perché avete ucciso i due uomini?”

“Ho dovuto farlo, mi avevano scoperto” continuò il falso frate. “in realtà sono arrivato segretamente in paese quando c’era ancora mastro Damiano a dirigere i lavori. E’ stato lui a scoprire la missiva con cui il vescovo di Pisa mi incaricava di uccidere il vescovo Ildebrando durante la consacrazione della chiesa per poi poter sottomettere ed amministrare anche i suoi territori.

“E i soldi che Mastro Damiano ricavava dalla vendita dei mattoni che fine hanno fatto?” domandò ancora Zaira.

“Questo non ha niente a che fare con la morte del maestro. Damiano tempo fa aveva commesso un peccato carnale, temeva di andare all’inferno, destinava quei soldi al sant’uffizio per comprarsi l’indulgenza” continuò l’uomo in tono sarcastico.

“E perché avete ucciso anche il fabbrichese?” chiese Zaira

“Ho capito che lui sapeva del mio compito il giorno in cui ho spiato la vostra conversazione dall’impalcatura, non potevo rischiare che gettasse sospetti su di me, prima l’ho minacciato, ma poi ho dovuto ucciderlo quando mi ha chiesto del denaro in cambio del suo silenzio”.

“Ma lui si era procurato da solo la ricompensa strappando le pietre dal reliquiario” continuò Zaira al suo posto.

La lettera con il sigillo del vescovo di Pisa dove si incaricava l’uomo di uccidere il vescovo Ildebrando Pannocchieschi fu trovata in una cassapanca della canonica, ne fu informato il papa e il vescovo di Pisa venne rimosso.

La pieve di San Verano venne conclusa l’anno successivo e vi si cominciarono a celebrare i sacramenti, fra cui il matrimonio fra Zaira e Lorenzo, che si festeggiò pochi anni più tardi.


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