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giovedì 25 aprile 2019

Cronaca venerdì 13 maggio 2016 ore 18:25

"Da Jalal solo messaggi di pace"

E' ciò che ha testimoniato in tribunale un'amica di El Hanoui, il ragazzo accusato di istigare alla jihad su Facebook e arrestato l'estate scorsa



PONSACCO — Solo messaggi di pace. Questo è ciò che avrebbe sempre fatto Jalal El Hanoui da Facebook secondo Imane, la giovane amica del ragazzo di 26 anni di origini marocchine ma residente a Ponsacco accusato di aver istigato alla jihad sul web e in arresto dall'estate 2015.

La ragazza di 19 anni è stata ascoltata come testimone durante l'udienza che si è tenuta oggi, venerdì 13 maggio, in tribunale a Pisa. Cresciuta in Italia e residente a Verbania, Imane aveva stretto un rapporto d'amicizia con Jalal e ha recapitato all'avvocato decine di screenshot per dimostrare che l'attività sul web dell'amico "era stata fraintesa e che vi sono centinaia di post nei quali si critica la violenza: quella che voi pensate sia la bandiera dell'Isis, è in realtà il sigillo del profeta ora strumentalizzato da un gruppo di psicopatici".

Nel corso dell'udienza è stato svelato anche un altro mistero del caso, quello della sim estera mai identificata. Un altro amico italiano dell'imputato, Mario D'Apice, avrebbe così testimoniato in aula: "L'utenza telefonica inglese contattata da Jalal durante un suo viaggio in Turchia e mai prima d'ora identificata corrisponde a una mia sim che usavo quando lavoravo in Inghilterra". Il teste ha consegnato la sim al tribunale che l'ha acquisita.

La prossima udienza è stata programmata per il 14 giugno, quando saranno ascoltati i consulenti incaricati di tradurre alcuni post pubblicati in arabo da El Hanaoui.



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