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Cronaca giovedì 11 giugno 2020 ore 11:36

Doppio Gioco, tre in carcere e sette a domiciliari

Carmine Gesualdo, Comandante la Compagnia Carabinieri di Pontedera illustra i dettagli dell'operazione "Doppio Gioco"

Sono stati forniti i dettagli dell'operazione Doppio Gioco, che ha portato in carcere un padre con i suoi due figli e sette persone ai domiciliari



PONSACCO — I Carabinieri della Compagnia di Pontedera, guidati dal maggiore Carmine Gesualdo, hanno portato a termine l'operazione "Doppio Gioco" che ha permesso di smantellare una organizzazione criminale definita "radicata sul territorio" e che è accusata di vari reati: estorsione aggravata, detenzione e porto abusivo di armi, spaccio di stupefacenti, danneggiamenti, furto e ricettazione.

L'indagine è partita da alcuni colpi di arma da fuoco esplosi contro un furgone, a Ponsacco, nel settembre 2019, di proprietà di una persona, anch'essa destinataria di un provvedimento cautelare. In tutto le misure sono dodici: tre in carcere ( un padre e i suoi due figli, tutti residenti in Valdera ), sette ai domiciliari e due con l'obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria. Il gruppo è composto da otto italiani, tre albanesi e un rumeno.

Le indagini hanno permesso di appurare, partendo dall'episodio del furgone, maturato per un debito di droga non saldato, "Una serie di attività illecite, poste in essere da più soggetti, a carico dei quali sono stati raccolti prove relative alla consumazione di reati concernenti in particolare lo spaccio di stupefacenti in vari comuni della Valdera".

Il gruppo, secondo quanto riferito in una conferenza stampa dal procuratore della Repubblica di Pisa Alessandro Crini con i vertici dei Carabinieri, è ricorso anche a intimidazioni e minacce, usando anche armi. Dopo l'episodio degli spari al furgone, si verificò anche l'incendio di un'auto, ma in quel caso i malviventi sbagliarono bersaglio: i malviventi sono stati ripresi mentre si approvvigionavano della benzina, usata poi per dare fuoco alla macchina di un malcapitato pensionato, anziché a quella del padre di colui che avrebbero voluto colpire, sempre per debiti non saldati legati alla droga.

"Per esercitare la forza intimidatrice e mantenere il controllo del territorio - è stato spiegato - sono ricorsi a condotte violente, assoggettando i tossicodipendenti di cui erano fornitori con percosse", con almeno tre episodi di persone picchiate in strada, ai quali hanno fatto seguito altrettante denunce.

Nel corso dell'indagine sono stati sequestrati cinquanta grammi di cocaina, 360 di marijuana, 20 di hashish e tre pistole, su una delle quali ci sono ulteriori accertamenti in corso. Il sospetto è che, in passato, possa essere stata utilizzata per commettere un omicidio.


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