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Attualità sabato 22 settembre 2018 ore 13:34

Quell'abbraccio d'amore e morte

Quando la bella Lina di via Roma uccise a coltellate il fidanzato che l'aveva lasciata per un'altra.



PONTEDERA — Carabinieri a parte, i primi ad accorgersi che era successo qualcosa di grave fu un gruppo di giovani reduci dalla guerra d'Etiopia (quella dell'impero mussoliniano tornato sui colli di Roma ma soltanto per pochi anni) riuniti al ristorante l'Aeroscalo, tuttora esistente, per festeggiare il rientro a casa. 

Era successo, in quel giorno di novembre 1937, che durante un abbraccio d'amore doppiamente destinato ad essere l'ultimo, la bella Lina, la più bella ragazza di via Roma, aveva ucciso a coltellate l' ex fidanzato, convinto soprattutto dalla famiglia a lasciarla per sposare un'altra. Rovesciando dal punto di vista dei sessi le ormai tragicamente consuete storie di femminicidi, quelle coltellate di vendetta e d'amore tradito somigliano come gocce d'acqua alle tante che quasi tutti i giorni leggiamo e sentiamo raccontare alla televisione. Compreso il tentativo di suicidio della omicida. 

Lina aveva 25 anni e pare fosse un po' chiaccherata. Era stata compagna di giochi del ragazzino, anche lui di via Roma, diventato un bel giovanotto e di cui si innamorò perdutamente. I loro incontri segreti avvenivano di sera nella stretta e appartata via dei macelli - cento metri da via Roma e dove c'erano appunto i macelli pubblici - che portava all'argine dell'Arno. Ma un giorno 'lui' le disse che non l'amava più. Lina cadde nella disperazione ma non si arrese subito, tutt'altro, e quando si rese conto che era ormai una battaglia persa, giocò l'ultima carta invitando il suo amore a un ultimo incontro. Al quale Lina andò con un coltello da cucina nella borsa, coltello che impugnò durante l'amplesso per affondarlo più volte nella schiena dell'amato. 

Forse lui non mori subito ma intanto Lina era corsa sull'argine dell'Arno e cominciò subito a scendere gli scalini verso l'acqua. Al cui contatto, però, cambiò idea e corse ad avvertire i carabinieri dicendo d'aver visto per caso un uomo sdraiato a terra e macchiato di sangue. Ma ci misero poco, i carabinieri, a scoprire cos'era veramente successo e ad arrestare Lina, poi condannata a vent'anni. Ne scontò però molto meno in un carcere romano dove le suore la presero a ben volere tanto che negli ultimi anni della guerra riuscirono a prenderla nel convento in affidamento. Poi Lina si sposò, pare con un soldato (chi dice americano e chi di La Spezia) e dopo anni qualcuno la rivide in via Roma con marito e figli.

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