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domenica 15 dicembre 2019

Spettacoli martedì 28 marzo 2017 ore 15:30

Dipendenza dal gioco, uno spettacolo al Teatro Era

Marina Romondia

Si chiama Rien ne va plus, opera di e con Marina Romondia. L'evento è in programma la mattina di giovedì 30 marzo, aperto a tutti



PONTEDERA — Al Teatro Era giovedì 30 marzo alle 10 si parla di gioco d’azzardo e dipendenze con lo spettacolo Rien ne va plus di e con Marina Romondia, ispirato a un racconto di Alberto Lupo.

Una matinée che non è rivolta esclusivamente ai più giovani, sarà infatti possibile assistere previa disponibilità di posti prenotando a teatroera@teatrodellatoscana.it

Rien ne va plus è stato scritto da Marina Romondia, che lo mette a sua volta in scena, a partire dalla personale esperienza di moderatrice di siti dedicati al gioco d’azzardo, frequentati da centinaia di persone dominate da quella tensione solitaria che è il gioco. Protagonista è Martina, una ragazza come tante, che vive con la nonna e attraversa esperienze e scelte che segnano come in una sequenza cabalistica i suoi 17, 21 e 24 anni, dando via libera alla vertigine di giocare e puntare sempre di più.

Giocare per Martina non ha niente a che fare con la vincita o la perdita, che si equivalgono e sono solo il trascurabile esito dell’atto di giocare, quanto appunto con quella natura che evocata nella sua essenza e lasciata libera di fluire, senza argini, fa paura. La ricerca del brivido, la straziante tensione verso il piacere, il momento di sospensione che precede l’appagamento del desiderio: questo è ciò che Martina ricerca su tutto e al quale tutto è pronta a sacrificare.

La genesi del lavoro è legata all’esperienza personale di Romondia, che ha raccolto testimonianze degli utenti del bingo e di giocatori di slot, leggendo molta letteratura sul tema da Balzac a Dostoevskij, passando per Schnitzler. Il materiale narrativo ha poi preso forma in teatro durante le improvvisazioni e così è nata la storia di Martina.

Lo spettacolo racconta la storia di Martina, una ragazza come tutte le altre ma con una particolarità; Martina è una giocatrice. Il gioco, quello d’azzardo l’accompagna in tutte le tappe della sua vita. Il gioco si, lui solo la fa sentire viva, lui solo può rendere tangibile l’illimitatezza del possibile. E Il possibile è lo spazio stesso della libertà e per Martina l’atto del gioco è l’affermazione suprema e derisoria della sua libertà. Ma questa libertà è assurda e vuota, un’illusione mortale. La roulette, la regina di tutti i giochi, crea e distrugge fortune effimere suggerendo con il suo movimento circolare l’instabilità e la fragilità dell’esistenza umana. Che cos’è il gioco d’azzardo? Chi è il giocatore? Sacro o diabolico, all’origine del fascino del gioco vi è certamente qualcosa che rasenta il soprannaturale.



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