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Lavoro martedì 02 febbraio 2016 ore 17:25

Piaggio fallisce il test sulla qualità del lavoro

I dati del questionario Fiom raccontano che la metà dei lavoratori è scontenta e teme per il posto. Braccini: "La manodopera all'estero costa meno?"



PONTEDERA — Il tempo indeterminato è morto, la sicurezza pure e neanch'io mi sento molto bene”. Si potrebbe riassumere parafrasando una battuta di Woody Allen il questionario distribuito da Fiom Cgil per capire il clima all'interno della Piaggio. Era stato preparato e distribuito nei mesi scorsi e oggi nella sede Cgil di Pontedera sono stati presentati i risultati.

Le 29 domande sono state rivolte ai lavoratori dello stabilimento Piaggio di Pontedera (hanno risposto in 628 su 2830 dipendenti totali, 1993 operai e 837 impiegati), quello Aprilia di Noale e Scorzè (hanno risposto in 148 su 550, 366 operai, 184 impiegati) e quello Guzzi di Mandello del Lario (hanno risposto in 58 su 90 lavoratori).

I risultati, illustrati dal coordinatore nazionale Fiom gruppo Piaggio Massimo Braccini e dal segretario provinciale Marco Comparini, raccontano l'insoddisfazione e il senso di insicurezza vissuto ogni giorno dai lavoratori Piaggio. L'azienda produttrice della Vespa sta spostando molte produzioni a est mentre in Valdera l'indotto soffre e le officine pontederesi sono spesso vuote: “L'azienda – ha detto Braccini - ci ha impedito di consegnare i questionari all'interno delle officine e degli uffici e già questo è un fatto anomalo. Li abbiamo consegnati alle portinerie e con pazienza li abbiamo poi raccolti”. Piaggio conta circa 7500 dipendenti nel mondo, di cui 3688 in Italia. Ma la manodopera è sempre meno italiana, qui si studia e si progetta, da altre parti si costruisce: “Ormai è, a tutti gli effetti, un'azienda internazionalizzata, che ha cambiato tutte le dinamiche e i modi di comportarsi. Non poter distribuire i questionari all'interno è un segnale”. 

Altro elemento che non convince il coordinatore nazionale Fiom riguarda gli investimenti: “La frequente abitudine di mettere in risalto i bilanci rappresenta un cambiamento, non sono scelte industriali ma finanziarie, fanno dividendi tra gli azionisti e investono poco. Quel poco più all'estero che in Italia”.

Braccini ha poi rimarcato: “In questi anni di crisi ne abbiamo viste molte. Altre imprese hanno puntato sui lavoratori, non è così per la Piaggio. L'azienda non si sta rilanciando in Italia”. Alla domanda su quali sono alcune aziende che hanno più rispetto per i lavoratori gli esponenti Fiom hanno detto che Wolksvagen, Lamborghini, Continental e Ducati hanno accordi molto più dignitosi coi lavoratori: “Il nostro compito – ha proseguito Braccini – è quello di ritrovare un potere contrattuale e sindacale e di guadagnare il consenso dei lavoratori che ci chiedono una strategia sindacale di medio lungo periodo. Per farlo dovremo vincere le elezioni per il rinnovo della Rsu (si terranno tra giugno e luglio, ndr). Vorremmo aprire una discussione sul fatto che produrre da altre parti costi meno, io non ci credo. Una discussione generale sulla Piaggio e l'indotto, coinvolgendo anche le istituzioni”.

Comparini ha aggiunto: “Se la piaggio facesse fare il 30-40 per cento dei componenti all'indotto, invece che all'estero, sarebbe in salute. I rapporti con i vertici Piaggio per adesso sono ancora da costruire (Comparini è stato eletto a fine ottobre al posto di Marcello Franchi, ndr). Abbiamo bisogno della fiducia dei lavoratori per poter contrattare. Se l'avremo penso che potremo fare un buon lavoro”.

L'obiettivo del sindacato Fiom Cgil è riuscire a ottenere oltre il 50 per cento alle prossime elezioni, in modo da avere la maggioranza sui trenta delegati disponibili: “Oggi ne avremmo 14, frutto del 48 per cento ottenuto alle scorse votazioni ma dopo il fatto della mancata firma dell'accordo siamo scesi a nove delegati”.

I dati emersi dal questionario (le risposte sono anonime) rivelano che il 44 per cento dei 628 lavoratori che hanno risposto teme seriamente di perdere il posto di lavoro. I rapporti tra i lavoratori è buono per l'82 per cento degli intervistati mentre un elemento emblematico che salta all'occhio è la mancanza di formazione: i lavoratori non seguono corsi di aggiornamento. Secondo il sindacato un brutto segnale che indica la volontà, per le officine pontederesi, di affidarsi solo agli ammortizzatori sociali. Poca anche la sicurezza percepita nei luoghi di lavori.

Altro dato emerso a lato della conferenza è l'età media molto alta: gli operai più giovani assunti a tempo indeterminato hanno circa quaranta anni. Non ci sono trentenni o ventenni.

René Pierotti
© Riproduzione riservata

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