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venerdì 21 settembre 2018

Attualità domenica 08 luglio 2018 ore 14:00

Lutti e cannoni delle mitiche Vespe

Vespa Tap

Il pilota morto in gara e la produzione per la guerra della Francia in Indocina e contro la rivolta dell'Algeria



PONTEDERA — Nell'800 morì per un incidente col suo barroccio anche il parroco di Terricciola. E dalla notte dei tempi chi sa quanti, sicuramente milioni di uomini, donne e ragazzi - come il bambino travolto dal barroccio col quale il padre portava merci alla prima (e in salita) stazione di Pontedera - hanno perso la vita su un mezzo di locomozione terrestre, navale e aereo. 

E, venendo "a noi", chi sa quanti persone hanno perso la vita o la mobilità guidando una delle ormai quasi 20 milioni di Vespe prodotte in 72 anni.

Nel pomeriggio di venerdì corse a Pontedera la ferale notizia. Quasi nessuno voleva crederci... Alcuni giorni prima aveva passeggiato per il Corso, aveva scherzato con questo e con quello, era pieno di vita e fiducioso nell'avvenire, non poteva la morte averlo tolto così repentinamente dall'amore della giovane moglie... Così sul Telegrafo scrisse Ivo Ferrucci per annunciare la morte, il 9 giugno 1950, del ventottenne collaudatore e soprattutto corridore di punta della squadra corse della Piaggio, Gastone Castellini, travolto da un camion chi era immesso sul circuito della allora famosa gara Scudo del Sud di Potenza. 

Poi, quando le Vespe percorrevano già da molti anni le moderne strade, moriranno in incidenti, praticamente sul lavoro, due collaudatori. 

Ma negli anni '50 la fabbrica francese della Piaggio, l'Acma dove operarono anche dirigenti e maestranze pontederesi e che poi produrrà anche la mini auto, ufficialmente Vespa a 4 ruote e popolarmente Bianchina, realizzò e vendette allo stato transalpino anche 600 Vespe Tap finalizzate a dare la morte. La Francia era infatti impegnata nella guerra in Indocina, dalla quale sarebbe poi derivato il grande conflitto americano-vietnamita, e apprezzò il veicolo Piaggio munito di un cannone anteriore e 6 proiettili sul fianchi posteriori. 

Le Vespe in grigioverde dovevano essere paracadutate dietro le linee nemiche per sparare e far esplodere i carri armati nemici. Pare tuttavia che in Indocina questi mezzi, quantomeno strani per i nostri occhi moderni, abbiano operato poco o nulla mentre quando vennero trasferite nell'Algeria in rivolta contro la Francia colonizzatrice, furono usate per qualche anno. Ma la Piaggio offrì questo prodotto militare (fino al '45 l'azienda produceva aerei da guerra) anche allo Stato italiano, che però non acquistò le Vespe-cannone. E la cosa finì lì. (2 continua)



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