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giovedì 12 dicembre 2019

Attualità domenica 03 novembre 2019 ore 10:45

​Pasquinucci, tre secoli di ceramica

Una ceramica di Pasquinucci con il trenino a Pontedera

Ha chiuso il marchio che ha fatto la storia di Pontedera partendo dal 1870. Restano la coetanea Crastan e la ancora più antica Marconcini



PONTEDERA —  Se a fine ottobre la "Arturo Pasquinucci" non avesse dovuto chiudere per ragioni fallimentari, l'anno prossimo avrebbe festeggiato i 150 anni di vita passati attraversando tre secoli e un nuovo millennio. Fondata da una famiglia discendente da ceramisti e vetrai di Capraia Fiorentina un cui ramo si trasferì a Pontedera, la ditta nacque infatti nel 1870, l'anno della presa di Roma con la breccia di Porta Pia e ha attraversato la storia d'Italia, del mondo e di Pontedera attraversando guerre e paci, dittature, monarchie, repubbliche e democrazie, bombardamenti e l'alluvione. Fra i suoi raffinati prodotti risaltano i piatti in ceramica che raffigurano Pontedera nei suoi scorci più belli. Una chicca che onora pareti e salotti cittadini e non solo. 

Guarda il caso, anche la "Figli di Luzio Crastan", ora "Crastan spa" specializzata nei surrogati di caffè fra cui il suo ottimo orzo, è nata nel 1870. E poiché va avanti bene anche se non dà più lavoro a decine e decine di operai _ 68 nel 1894 con 40 donne, 15 uomini e 15 'fanciulli' _ potrà tranquillamente festeggiare il prossimo secolo e mezzo di attività. Mentre il suo futuro riguarderà ancora Pontedera col progetto di una grande complesso commerciale con vista sull'Arno. 

Ma la ditta più antica fra quelle in attività è la "F.lli Marconcini fu Dario", fondata come canapificio nel 1835, non manca tanto a duecentesimo anno, e insediatasi vicino all'ospedale per poi trasferirsi nella zona industriale, come del resto Crastan. Dava lavoro a molte donne e aveva un indotto di lavoranti sull'argine dell'Era che producevano funi. I famosi funai ai quale è intitolata anche una piazzetta-parcheggio sterrato a ridosso del ponte della camionabile. 

Dal 1870 a oggi sono scomparse decine e decine di attività allora primarie. Sono scomparse le fornaci - e una di loro, la Braccini, ha dato vita al mare di Pontedera - diversi canapifici, ombrellifici e filature, la grande manifattura Toscana Dini distrutta dai bombardamenti del '44, il cotonificio ligure toscano, le attività dei navicellai e renai su Arno ed Era. E ha chiuso anche l'ottocentesco negozio Bellincioni di raffinatezze a cominciare da guanti e cappelli, la grande famiglia Bellincioni che ha dato a Pontedera un famoso architetto due volte sindaco, che ha operato sul Corso in affitto di un fondo comunale. I fondi di Palazzo Stefanelli passato per fallimento al comune.

La Piaggio, protagonista assoluta del secolo scorso mentre ora il suo impatto socio economico sulla la città è molto calato pur restando primario, è invece più giovane essendo nata nel 1924. Per cui fra cinque anni potrà festeggiare 'solo' un secolo di vita, oggi mondializzata con stabilimenti in Oriente. 

Una lunga storia che potrebbe continuare all'infinito, qua a Pontedera e in tutto il mondo, legato a continui alti e bassi. Basti vedere come sta crescendo d'importanza la Cina dopo secoli bui succeduti a quelli gloriosi raccontati da Marco Polo e che confermano la tesi dei corsi e ricorsi storici lanciati dal filosofo Giambattista Vico mentre un più popolare proverbio insegna che il mondo è fatto a scale, chi le scende e chi le sale.



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