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Attualità martedì 18 gennaio 2022 ore 10:05

Rissa in via Rossini, la lettera di una residente

Rissa tra giovani (foto di repertorio)

Una cittadina che vive nelle vicinanze del luogo dove sabato si è scatenato un parapiglia tra giovanissimi racconta la sua esperienza e le sue ansie



PONTEDERA — I fatti avvenuti in via Rossini soltanto qualche giorno fa continuano a far parlare. Le violenze tra una decina di giovani, riprese anche da alcuni telefonini, hanno fatto presto il giro dei social. A descrivere la sua esperienza, però, stavolta è una cittadina, che in una lettera racconta la sua serata.

"Quando mi avvicino al locale per controllare di nuovo gli orari di apertura e chiusura, un ragazzo, forse appena ventenne, mi comunica che anche lui, che vi lavora, sta aspettando i proprietari che sono in ritardo".

'Peccato - dico io – speravo proprio che l’avessero chiuso, dopo il caos dell’altra sera'. Lui, curioso, mi chiede come sia andata. Non c’era sabato, perché lavora in un altro locale. Gli è stata riferita una versione. Vorrebbe sapere cosa ho visto io. Sa solo che 'due ragazzi hanno fatto a pugni, perché uno di loro ha baciato la ragazza dell’altro e che i proprietari del locale, per metterne uno in protezione, hanno abbassato la saracinesca'. 'I pugni non li ho visti - dico io - ho solo sentito la confusione, i fischi ripetuti, i richiami a voce alta, che, da due o tre fine settimana, mi accompagnano fino alle tre del mattino, da un lato all’altro dell’incrocio. L’altra sera, però, è stato diverso e ho avuto subito la sensazione che non si trattasse solo di confusione'".

"Preoccupata, mi sono affacciata e ho visto un ragazzo che, sbattendo qualcosa contro la saracinesca del locale urlava a quel 'figlio di ...' di uscire da là dentro. Ho chiamato il 112. L’operatore al telefono mi ha risposto che erano già stati allertati e stavano intervenendo. Ho visto l’auto medica arrivare e tanti ragazzi scappare a perdifiato nelle vie laterali. Alcuni di loro li riconosco. Sono gli stessi che facevano le ore piccole 'vociando' davanti al rivenditore di kebab, l’estate scorsa. Non tutti mi sembrano maggiorenni".

"Solo per questo chiedo al ragazzo una sua opinione. Lui risponde che i gestori non hanno alcuna responsabilità di quello che succede fuori. Il loro locale, di pochi metri quadrati, funziona solo come mescita di drink e bevute. Certo, soprattutto alcoliche. Come tutti i locali notturni in voga oggi. È vero, chiedono la carta d’identità, ma non sono tenuti a controllare se l’uno compra per l’altro che aspetta fuori. Le domande che mi si accavallano nella testa sono tante e non posso certo rivolgerle a quel ragazzo che, fortunatamente, a vent’anni o giù di lì, ha già trovato un lavoro".

"Le faccio a me stessa, le faccio a voi, le faccio al sindaco e a tutta l’amministrazione comunale e chiedo come sia possibile che l’unica risposta che questi ragazzi hanno trovato sul territorio, in quest’ultimi tempi, sia uno spaccio legale per sballarsi il sabato sera. Perché, parliamoci chiaro, aprire uno “Shot&drink” in questa via è stato come gettare benzina sul fuoco. Gli schiamazzi notturni di questa estate, da quel che mi risulta, erano già stati portati all’attenzione dell’amministrazione. La domanda c’era già da tempo e 'i pesci' non aspettavano altri che abboccare all’offerta. Come sia possibile che non ci si interroghi su chi siano, cosa vogliano, cosa pensino e desiderino questi ragazzi, al di là e oltre la possibilità che viene data loro di 'definire la loro identità' in questo modo".

"
Mi chiedo, ammesso che sia vero, se quella ragazza volesse davvero essere difesa così 'dall’intruso'. Se ne avesse bisogno o se fosse capace di difendersi da sé. Mi chiedo come si sentano ora tutti. I protagonisti, gestori compresi, e quelli che riprendevano la scena al cellulare. Mi chiedo anche se riuscirò a dormire la prossima estate. Ma questo sarebbe il minimo".

(Lettera firmata)


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