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Attualità giovedì 18 giugno 2020 ore 11:00

Pillola abortiva, quando del Lotti parlavano tutti

L'Umbria ha abolito la possibilità di assumere la Ru 486 in day hospital. Il parere di Massimo Srebot, che fu pioniere del suo uso a Pontedera



PONTEDERA — In questi giorni si è tornati a parlare della Ru 486 dopo che la Regione Umbria, tra le polemiche, ha abolito la possibilità di prenderla in day hospital ma solo con un ricovero di tre giorni in ospedale.

La pillola abortiva è arrivata in Italia ad inizio degli anni 2000 e dà la possibilità di una interruzione di gravidanza non chirurgica.

Massimo Srebot, ginecologo che dal 2000 al 2018 è stato direttore dell’Unità operativa di Ostetricia e Ginecologia della Usl 5 Pisa (e successivamente Toscana Nordovest) per i presidi ospedalieri di Pontedera e Volterra, è stato un pioniere della sua introduzione in ospedale.

E' stato il primo in Italia, nel 2005, a introdurre il metodo facendo diventare il Lotti un centro nel quale arrivavano molte donne per l'interruzione di gravidanza farmacologica, "Mediamente una decina a settimana", ricorda il ginecologo.

"Certo, sono stato un pioniere", dice Srebot, oggi in pensione. "In Italia fu bloccato lo studio universitario in materia e quello che feci io fu, non una sperimentazione, come qualcuno erroneamente disse, ma un uso di medicinale di importazione. Sostanzialmente una metodica consolidata e assolutamente legittima, di concerto con la Regione Toscana

Veniva fatta la richiesta del farmaco a Parigi, alla casa produttrice e le scatole venivano mandate dalla Francia. Tutto avveniva con la collaborazione della struttura farmaceutica ospedaliera. Questo fino a quando l'Aifa , l'agenzia italiana del farmaco, l'ha poi introdotta nel nostro paese nel 2010". 

"Pontedera finì sotto i riflettori? Si, certo, una sorta di casus belli. Avevo contro il ministro della sanità di allora e ancora ricordo le false notizie diffuse ad arte e la definizione di struttura dell'aborto facile"

"Tante cose da allora sono cambiate e c'è più consapevolezza da parte delle donne - aggiunge - e la stessa propaganda dell'aborto facile è caduta. Detto questo, resto convinto che la pillola dovrebbe essere proposta dopo un colloquio e un sostegno dato alla donna che prende questa decisione. Il medico valuta se non ci sono controindicazioni e poi prescrive una prima compressa, che prepara l'interruzione di gravidanza e la seconda, da prendere a distanza di due giorni assieme ad un analgesico per l'eventuale dolore".

"Come si capisce non serve nè il day hospital, nè l'ospedale, la soluzione è ambulatoriale e la paziente prosegue poi, visto che le complicazioni sono rarissime, il suo percorso a casa, ovviamente con un numero di telefono al quale sempre fare riferimento", dice ancora Srebot, "L'esperienza del Covid, se vogliamo, ha rivalutato proprio questa opzione, anche con un minor aggravio di costi per la sanità pubblica".


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