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Attualità giovedì 30 giugno 2016 ore 14:20

Un progetto per eliminare il porta a porta

Matteo Arcenni, vicepresidente dell'associazione Mina Boschi

L'associazione Mina Boschi lancia una petizione per presentare in consiglio comunale un'alternativa alla raccolta rifiuti. Obiettivo: 2mila firme



PONTEDERA — Togliere il porta a porta da quasi tutto il centro storico, reintrodurre i cassonetti a scomparsa, dotare le famiglie sacchetti con microchip personalizzati per far pagare solo la quantità di rifiuti prodotti. E' questo, in estrema sintesi, il progetto pensato dall'associazione Mina Boschi per rivoluzionare lo smaltimento dell'immondizia.

Un progetto studiato e redatto nel corso di un mese da Mattia Cei, chimico e consigliere comunale d'opposizione Capannoli. Per sostenerlo, da domani partirà una raccolta firme con l'intenzione di spingere il consiglio comunale di Pontedera a discuterlo pubblicamente: "Abbiamo bisogno di cento firme, stando al regolamento comunale - spiega il vicepresidente dell'associazione Matteo Arcenni. - Noi puntiamo a raccoglierne 2mila".

I sacchi e i contenitori per la raccolta verrebbero dotati di tag che assicurano la tracciabilità dei conferimenti: a ogni utente verrebbe assegnato un codice identificativo e ogni conferimento verrebbe registrato tramite della antenne posizionate sugli automezzi adibiti alla raccolta dei rifiuti. I dati dello smaltimento, infine, verrebbero inviati ai computer di un server centrale e quindi agli uffici tributi per applicare un'equa tariffazione.

La proposta, spiegano i promotori, è stata valutata sulla base di esperienze intraprese nei Comuni del bresciano e in Svizzera. Secondo Arcenni e gli altri sostenitori dei cassonetti a scomparsa, il porta a porta tradizionale non sarebbe funzionale: "Crea disagi alle famiglie che spesso si devono tenere per giorni i rifiuti in casa - dicono - per non parlare dei costi fuori controllo che vanno a ricadere sulle tasche dei cittadini".

I cassonetti a scomparsa sono dei compattatori di rifiuti interrati da circa 7 metri cubi. "Con questo sistema avremmo meno camion in giro - continua Arcenni - con un risparmio economico e una riduzione dell'inquinamento".

"Il cassonetto a scomparsa deve inoltre essere svuotato meno spesso. In una zona come Montecastello, ad esempio, con tre cassonetti il problema rifiuti sarebbe superato, a La Rotta ne basterebbero cinque. Ci vorrebbe un anno per metterlo in pratica sul 95 per cento del territorio comunale".

Per Arcenni la cosa presenta anche un altro vantaggio: "Grazie al microchip e alla possibilità di far pagare gli utenti solo in base alla reale produzione di rifiuti, si scoprirebbero abitazioni sovraffollate e quindi sarebbe possibile debellare la piaga di persone irregolari nel territorio comunale, come nella zona della stazione".

L'associazione vuole sottolineare che si tratta di un'idea senza bandiera: "Questo progetto è usato da amministrazioni di destra e sinistra. Avremmo meno spese di quell oggi sostenute con Geofor per la raccolta porta a porta, soldi da reinvestire nei cassonetti con la possibilità di ottenere finanziamenti dell'Unione europea".

L'associazione Mina Boschi è stata fondata a luglio 2014 e conta 46 membri. Le firme verranno raccolte fino al 30 settembre sul corso e in tutti i negozi di Pontedera. Il progetto dettagliato sarà liberamente consultabile da chiunque: "Ci auguriamo di ricevere l'appoggio di tutti i consiglieri di minoranza" conclude Arcenni.



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