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sabato 24 agosto 2019

Attualità sabato 23 marzo 2019 ore 17:30

Il Villaggio Piaggio nella tesi di un architetto

Patricia Guerriero qualche anno fa ha scritto il documento finale prima della laurea sul villaggio dei lavoratori. Ecco alcune curiosità



PONTEDERA — Patricia Guerriero, architetto di Cascine di Buti di 28 anni, ha scritto cinque anni fa un'interessante tesi che riguarda il villaggio Piaggio di Pontedera. Ne abbiamo letto una copia e abbiamo scoperto diverse cose interessanti che probabilmente gli abitanti storici del villaggio conoscono, ma altri no. Di seguito alcuni estratti e alcuni commenti a questo lavoro della giovane architetto.

Il titolo del lavoro è L'esperienza urbana dei villaggi operai in Italia, il caso dell'industria Piaggio e di Pontedera: "La scelta del tema - ha detto l'architetto - è il frutto dei tre anni maturati all’università nei quali ho notato un’assenza di attenzione alla pianificazione di certe aree “imperfette” o “incomplete” come le chiamo io... il tema del villaggio industriale nasce in un periodo di cambiamento per rispondere ad un’esigenza: quella dello sviluppo della famiglia in città attorno alla fabbrica per diminuire costi, spese e beneficiare di servizi offerti dal sistema industriale"

"Ad oggi questi spazi non sono stati reinterpretati ed essendo molto rigidi non sono stati attualizzati per mancanza di ricerca e studio anche dal punto di vista sociale. L’idea era proprio quella di portare all’attenzione uno spazio della città marginale, di cui tutta l’Italia è provvista, e puntare su esso in termini di opportunità innovativa e di capacità attrattiva".

Nel villaggio Piaggio hanno vissuto e vivono migliaia di cittadini. Oggi gli spazi non sono più di proprietà di Piaggio. Come si legge nella tesi di Guerriero, i villaggi per i lavoratori delle industrie in Italia nascono più tardi rispetto ad altri stati europei come Inghilterra, Francia e Germania. In Lombardia e Piemonte i primi villaggi compaiono tra la fine dell'ottocento e l'inizio del novecento. E' il fenomeno del paternalismo di fabbrica.

A quel tempo "assicurarsi una manodopera abile ma soprattutto continua nel tempo" era una "costante preoccupazione per gli industriali dell'epoca". Questo spinse molti di loro a realizzare villaggi operai, come appunto il Villaggio Piaggio. 

Nel corso del novecento, si legge nella tesi dell'architetto Patricia Guerriero, "le politiche paternalistiche riguardano anche l'assistenza e l'organizzazione del tempo libero dei lavoratori" quindi "l'intervento industriale è a tutto tondo". Si parla anche di città sociale, una forma che ha precise caratteristiche:

- la posizione geografica del villaggio operaio, il suo isolamento e la precisa delimitazione del territorio

- il carattere monopolistico dell'industria all'interno dell'area dove viene costruita, cioè l'assenza di altre fabbriche che possono funzionare come punti di riferimento o confronto

- l'imposizione culturale dell'imprenditore

Questi villaggi, come anche il villaggio Piaggio, posero fine al pendolarismo dei lavoratori, che vennero sradicati dalle aree rurali.

L'azienda Piaggio costruiva in campo aeronautico e ferroviario. Uno dei figli di Rinaldo, Enrico, si stabilizza a Pontedera e qui decide di concentrarsi su nuovi mezzi di trasporto che siano alternativi alle auto. E l'idea che porterà alla creazione della gloriosa Vespa.

"Nel 1934 - ha scritto Guerriero - Enrico Piaggio decide di costruire un quartiere per i lavoratori della Piaggio. Il Villaggio Piaggio è poi costruito tra il 1938 e 1940, e nel 1952 e 1957 si hanno gli ulteriori ampliamenti".

"Inizialmente - ha detto Guerriero - era costituito da 25 stabili per un totale di 285 alloggi di cui: 8 occupati da dirigenti, 93 da impiegati e 179 da operai. Due abitazioni erano costruite per il sacerdote e per il guardiano. Il Villaggio fu dotato di Chiesa, di un centro medico, di una biblioteca, dell’asilo nido “Elena Piaggio Odero” e del centro ricreativo “Enal”. Esisteva anche uno spaccio, un locale docce comuni, il tutto dalla parte opposta della chiesa (la vasca rimaneva al centro tra chiesa e spaccio) ed esistevano anche i lavatoi comuni con i garage e gli stanzini al piano terra e questi sono esistenti tuttora dov’è l’ingresso lato ferrovia".

"Nel Villaggio fu creato un albergo con 38 camere e 48 posti letto per i lavoratori che non risiedevano a Pontedera o per i visitatori di passaggio. Per i figli dei dipendenti fu creata anche una colonia montana a S. Stefano d’Avedo. Negli anni 80 la Piaggio decise di vendere le abitazioni, con diritto di prelazione a chi già vi risiedeva". 

"Tra il 1930 e il 1936 gli stabilimenti Piaggio di Pontedera passano da 200 a circa 2000 occupati, dando il via ad un boom produttivo di proporzioni inedite, soprattutto se paragonato al contesto urbano e territoriale in cui la fabbrica è insediata. Ciò contribuì a modificare, anche fisicamente, alcune aree del paese, e tra l’altro il 17 maggio 1930 Pontedera diventa città con decreto reale promosso dal governo fascista".

"Il flusso generato dalla richiesta di lavoro degli stabilimenti Piaggio, fa approdare a Pontedera categorie come ingegneri, tecnici e operai specializzati, con le rispettive famiglie, le quali provengono soprattutto da aziende aeronautiche d’importanza nazionale del Nord Italia".

"Intorno alla metà degli anni 30, con la costruzione del Villaggio omonimo, si va a creare un quartiere separato dal resto della città, quasi come un ghetto, ma molto più aperto al contesto, e con tutte le funzioni al suo interno, un piccolo sistema indipendente con funzione ben precisa.In questi anni la fabbrica, così come la città viene fascistizzata e anche l’amministratore delegato Enrico Piaggio Junior, figlio di Rinaldo, si iscrive al partito nazionale fascista. Nella fabbrica però ci sono numerosi antifascisti e comunisti organizzati in modo clandestino: da ciò si nota da subito come la fabbrica abbia e avrà successivamente varie sfaccettature e divisioni politiche al suo interno, come nel Villaggio ove si riscontra una composizione urbanistica gerarchizzata".

La seconda guerra mondiale colpì duramente Pontedera, cittadina che per il suo carattere spiccatamente industriale venne bombardata tantissimo. Guerriero riporta i dati dell'ufficio tecnico del Comune. Di 21680 vani esistenti all'inizio della guerra 7800 furono distrutti, 3500 gravemente danneggiati, 3700 lievemente danneggiati e 6680 illesi. In Piaggio a Pontedera lavoravano più di 10mila persone.

"Il progetto [del Villaggio Piaggio, ndr] è degli architetti Augusto e Giulio Momo; il Villaggio è situato lungo Via Tosco Romagnola e Via Nazionale Pisana, nella zona a ovest della stazione ferroviaria, l’ingresso principale è su Via Tosco Romagnola".

"C'erano tre diversi tipi di alloggi, per operai, impiegati e dirigenti. Gli edifici costruiti prima della guerra non avevano i servizi igienici, infatti si costruì un complesso adibito a bagni pubblici".

"Gli edifici residenziali per i dirigenti erano caratterizzati da due ingressi, uno in cucina e il principale in soggiorno. La zona notte, dotata di due o tre camere, era nettamente separata da quella giorno, costituita dal soggiorno e dalla sala da pranzo, secondo i canoni moderni".

"Il centro ricreativo ENAL (Ente Nazionale Assistenza Lavoratori) fu costruito con una forma a “L”, grazie ad essa si configura un piccolo giardino di pertinenza. Gli interni sono caratterizzati da marmi policromi e intonaci colorati; al piano superiore si trova una terrazza che si sviluppa per tutto l’andamento dell’edificio".

"Nel 1954 - ha scritto ancora Guerriero - venne costruito il Centro Ragazzi, riservato ai figli di sesso maschile, con un età compresa tra gli 8 e i 16 anni per scopi educativi e ricreativi. La sala era dotata di un televisore, di una radio e di alcuni giochi da tavolo. Si dava molta importanza all’attività ginnica e ludica, condizione ritenuta fondamentale per il raggiungimento del benessere psico-fisico, per cercare di ottenere un migliore rendimento lavorativo. Vicino al centro vi era la palestra per ragazzi, edificio ad un solo piano al quale si poteva accedere mediante iscrizione ai corsi; in particolari orari potevano avere accesso anche gli adulti".

L'architetto ha ricordato anche un'esperienza cara a molti pontederesi, la colonia montana per i figli dei lavoratori, a Santo Stefano D'Avedo. (La colonia Piaggio si ritrova sul sociale network, articolo che QUInews Valdera scrisse cinque anni fa).

Guerriero ha poi sottolineato le divergenze sociali con il vicino Villaggio Gramsci: "Il Villaggio Gramsci costruito negli anni ’40 è caratterizzato da case popolari costruite per i meno abbienti, la sua localizzazione è immediatamente adiacente al Villaggio Piaggio e si trova a nord della ferrovia. La struttura del villaggio Gramsci è molto semplice e razionale, ricorda la pianta del villaggio Piaggio sia perché i due progetti sono tra loro prossimi in termini di tempo, lo stile è quello mussoliniano, sia perché un quartiere di case popolari era sempre pensato e studiato in tutta la sua semplicità a causa dei costi che per il Comune dovevano essere minimi".

"Il quartiere è costituito da 24 palazzine, ciascuna della quale comprende circa 6 unità immobiliari. Gli appartamenti di 65 mq sono composti da ingresso, soggiorno, cucinotto, camera matrimoniale, camera singola, ripostiglio e bagno".

"Il Villaggio Gramsci era soprannominato “Il Villaggino degli Ignudi”, che in termini sociali indicava la condizione di disperazione economica dei suoi abitanti, e anche per differenziare la loro condizione da quella degli abitanti, operai ed impiegati del contiguo Villaggio Piaggio: a quei tempi chi lavorava alla Piaggio, chi aveva un posto di lavoro fisso, poteva considerarsi “vestito”, cioè in grado di affrontare le ristrettezze economiche del tempo con minore disperazione. Gli abitanti del Villaggio Piaggio hanno confermato il tema della divergenza sociale che si era instaurata in quegli anni tra i villaggi, in modo più forte l’opposizione era più sentita tra i ragazzi giovani, che cercavano di evidenziare sempre più la differenza".

"Gli stabilimenti Piaggio si configurano in un’area altamente strategica: vicinanza dei corsi d’acqua, l’Arno; presenza di infrastrutture funzionali, atte a trasportare facilmente risorse e prodotti realizzati in fabbrica, non per ultima la ferrovia, simbolo per eccellenza delle infrastrutture. Realizzata nel 1846, fu un ottimo sistema di commercio, a servizio della Piaggio erano stati realizzati anche una serie di binari utilizzati per le merci".

"Il Villaggio Piaggio viene ricavato da una zona inedificata limitrofa agli stabilimenti, e si trovano appena sopra la ferrovia; quest’area è strategica, il quartiere si trova ai margini del centro urbano, che non era ancora così esteso, è stato scelto quel determinato luogo per controllare al meglio i lavoratori residenti nel villaggio, altresì perché l’area era limitrofa alle fabbriche, recarsi a lavoro era molto semplice e sicuro".

René Pierotti
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