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giovedì 14 novembre 2019

Attualità domenica 28 luglio 2019 ore 06:30

Quando Pontedera non voleva lo spazzino

A inizio '800 la citta' era sporca e pericolosa per furti, risse e delitti. E la spazzatura e gli escrementi nelle strada erano merce pregiata



PONTEDERA — All'inizio dell'800, quando la rivoluzione francese aveva oggettivamente già portato un progresso dei popoli, il comune di Pontedera decise di assumere uno spazzino per risolvere il problema degli escrementi e della spazzatura lasciati senza alcun ordine nelle strade del centro. Così tanto 'materiale' che i carri non riuscivano a passare. Ma il popolo non lo voleva lo spazzino, pensate un po', e ne nacquero contrasti, proteste e risse. Ma perché non lo voleva? Semplice: perché la spazzatura che macerava e gli escrementi servivano per concimare gli orticelli di città. 

Tuttavia il problema non era soltanto questo. Pontedera era 'città' così rissosa e pericolosa che in soli 7 anni (dice il vicario Comparini in una relazione inviata al governo fiorentino e studiata dagli storici Mario Montorzi e Paolo Morelli) si registrarono 6 omicidi, 34 furti e 134 risse e ferimenti finiti e giudicati nel tribunale di Palazzo Pretorio. Mentre chi sa quanti altri fattacci erano rimasi nell'ombra. 

"Se la dolcezza del carattere costituisce uno dei caratteri della 'nazione' toscana -scrive il Comparini -  la popolazione di Pontedera rappresenta un'eccezione: le risse, i furti, il mal costume muliebre, (ovvero il comportamento licenzioso delle pontederesi), i vizi dell'ubriachezza, dell'osteria e del gioco richiedono frequenti interventi dell'autorità". Pontedera era il buco nero della Toscana oppure il Vicario Comparivi esagerava nel raffronto?
In quel periodo c'erano a Pontedera 16 bettole, "principale ritrovo per i popolani dove la maggior parte dissipa il guadagno dell'intera giornata niente curando di provvedere al sostentamento di vecchi impotenti genitori, di teneri figli e delle povere consorti, alle quali, invece di soccorso, apportano ingiurie e strapazzi; ivi la gioventù fino dai più teneri anni si avvezza alla scostumatezza ed è il fomite di discordie e lo stimolo ai furti".

E racconta il cardinale e arcivescovo di Westminster che quando da giovane (1818) passò insieme ad altri seminaristi una notte a Pontedera durante il viaggio verso Roma per riaprire il collegio inglese chiuso da Napoleone, si sentì avvertire dal vetturino di chiudere a chiave la cameretta rafforzando il concetto con la mano tesa sotto il mento...". Insomma, c'era il rischio di finire sgozzati. Questo per dire come fosse diffusa la 'nomea' che a Pontedera si rischiava di tutto mentre, in verità, l'arcivescovo aggiunge nel suo libro che, in effetti, la notte passò tranquilla.

Ma era davvero così tragica, ad esempio rispetto al circondario, la situazione sociale di Pontedera che pure era recentemente stata promossa a vicariato, un grado in più rispetto a quello precedente di podesteria? Ma... E' comunque certo che in epoca non ancora industriale, almeno qui, si lavorava soprattutto su e con l'Arno, al mercato e in altri settori meno strutturati. Altrettanto certo il fatto che aspettando chiamate per caricare e scaricare merci il tempo libero era tanto. Come tante erano le locande disponibili per passarlo.

Mario Mannucci
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