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Attualità domenica 29 maggio 2022 ore 07:00

Quella morte per amore

Foto di: Gruppo FB

Nel '37 ci fu una tragica uccisione a pochi passi dall'Arno e degli (allora) macelli pubblici. Lina uccise il ragazzo che amava da tempo è andò ad avvertire i carabinieri.



PONTEDERA — Erano tutte e due belle e tutte e due morirono ammazzate. In un caso, quello della Bella Elvira da Toiano, ma con contatti con Pontedera, senza sapere chi l'avesse uccisa. E nell'altro caso, il caso di Lina, che uccise a coltellate il fidanzato che l'aveva lasciata per un altro.

Lo uccise, Lina, durante un ultimo convegno d'amore al quale avrebbe dovuto seguire un suicidio se le acque del vicinissimo Arno non avesse distolto la ragazza.
Lina non era più giovanissima - a quei tempi molto spesso ci si sposava assai prima dei vent'anni mentre lei era arrivata ai venticinque - e si innamorò del suo compagno di d'infanzia che abitava in via Roma. Un bel giovanotto la cui famiglia gestiva un'attività. E lei, Lina, cominciò a vivere per lui. Nacque una grande passione, corrisposta, che avrebbe dovuto sfociare in un bel matrimonio davanti l'altare e poi all'Aeroscalo.

Ma per ragioni di censo la famiglia del ragazzo non voleva questo matrimonio. E continuamente diceva al ragazzo di lasciar perdere la Lina. Ma lei insisteva. Lo seguiva e lo aspettava sotto casa fino all'invito di un altro convegno amoroso dove tante volte si erano amati. In una stradina stretta e riparata vicino agli allora macelli pubblici e all'Arno.
Lui arriva all'appuntamento e i due si abbracciano con calore. Ma quando i sensi si placano, lui le dirà ancora che sposerà un'altra. Lei chiede un ultimo abbraccio durante il quale tira fuori dalla borsetta un coltello e trafigge l'amato. La morte è quasi istantanea anche se, forse, c'era un' ultima possibilità di salvarlo.

Lina lo lascia nel sangue e prima sale la scaletta verso l'Arno e poi comincia a scendere l'altra scaletta verso il fiume. Che è in piena. E così Lina rinuncia al suicidio e le balza in mente l'idea di andare dai carabinieri per avvertirli di "aver visto un uomo ferito a terra." Ma in caserma fanno presto a capire che l'omicida è lei.

Fu condannata a vent'anni ma dopo la guerra Lina ricomparì in città. Era infatti in affidamento delle suore per la sua buona condotta e della fede che aveva ritrovato. Presto sarà del tutto libera e dopo qualche anno si sposerà e vivrà con la nuova famiglia lontano da Pontedera, da Via Roma e dall'Arno.


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