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Martedì 05 Maggio 2026

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​Storie di rinascita: i Take That

di - Venerdì 20 Marzo 2026 ore 08:00

Oggi mi perdonerete ma vi parlerò di una cosa molto frivola apparentemente e personale, ma ho da qualche giorno terminato una serie Netflix che mi ha fatto molto riflettere.

Si tratta dello speciale sui Take That. Ve li ricordate? Boyband degli anni ‘90 con un successo enorme e poi sprofondati nell’oblio per poi risalire di nuovo. Una storia di alti alti e di bassi davvero bassi.

Io ero un’adolescente negli anni della loro ribalta e non vi nego che vedere quelle immagini di quelle ragazzine in lacrime al passaggio dei loro idoli, mi ha sbloccato un sacco di teneri ricordi. Avevo davvero consumato il videoregistratore a suon di rivedere la vhs del loro concerto, cose che sembrano così lontane dal presente da sembrare antiche! Ma non vi nego che era bello aspettare, vivere quell’attesa e poi piangere disperata assieme alle amiche davanti a quelle immagini talvolta sgranate viste in tv. A differenza di oggi, dove tutto è a portata di social e l’attesa non è contemplata.

Comunque il motivo per cui oggi vi ho parlato di questa serie non è tanto che sono stata presa da una malinconia dei tempi che furono. Il motivo è ciò che mi ha rimandato sul piano psicologico.

Il momento iniziale è stato tumultuoso. Ragazzi non ancora maggiorenni che si trovavano ribaltati dall’anonimato più completo della periferia, ai dischi d’oro. Un successo venuto dal caso, nemmeno troppo dall’impegno, più dalla fortuna direi. E quando tutto arriva in maniera non troppo meritata, può distruggersi tra le nostre stesse mani. E così è stato per loro. O meglio, per quattro di loro. Il più talentuoso della band, Gary, è caduto in depressione con abuso di alcol e disturbo alimentare connesso, gli altri hanno abusato di alcol, hanno avuto difficoltà economiche, hanno cercato di arrabattarsi come potevano, tra reality e carriere da attori mai decollate. Quello che era uscito dal gruppo, animato da una rabbia e da un desiderio irrefrenabile di successo, era in cima alle classifiche a sbeffeggiare gli ex compagni, ma dentro era corroso dalla sua depressione, che lo spingeva ad eccedere in sostanze e a condurre una vita dissoluta.

Il baratro era a portata di tutti.

Ma la voglia di farcela non mancava, anche se si era spenta la speranza. Si sa che la vita è fatta di occasioni, e l’occasione di uno special tv sulla loro reunion li riportò tutti e quattro al contro del dibattito televisivo dei primi anni duemila. Robbie non c’era, ma Mark, Gary, Jason ed Howard, assieme alla loro paura di fallimento, erano lì, confusi e felici. Il tempo fuori dal jet set li aveva cambiati, li aveva trasformati da adolescenti ad uomini. E si erano rimboccati le maniche. Se prima il successo era venuto per caso, adesso se mai fosse tornato doveva essere per capacità. Avevano imparato a suonare gli strumenti, avevano imparato a cantare meglio e affinato le tecniche di scrittura. Insomma volevano fare i cantanti e si erano impegnati per questo.

Non vi sto a narrare tutta la storia, ad un certo punto vi spoilero solo che Robbie tornerà scusandosi e accettando le altrui scuse, e faranno un tour mondiale da un successo eccezionale. E oggi Gary, Howard e Mark portano sempre fieri in alto alle classifiche il logo della doppia T rovesciata che li ha resi famosi.

Capite il legame con la psicologia? Una storia fatta di cadute e di impennate, di abissi e di risalite, di fortuna ma di impegno. Una storia della quale, nel mondo moderno, a mio avviso, abbiamo molto bisogno!

La vita non può sempre essere vissuta al top, ma questo non significa che non possiamo continuare ad impegnarci con fatica e sudore per raggiungere i nostri obiettivi.

Non può essere solo questione di fortuna, come il mondo dei social talvolta sembra insegnare.

Riflettiamoci su!


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