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​Terricciola: dove c’era il mare ora c’è il vino

In onda a "Geo" un documentario su Terricciola, i suoi vini ed i sapori frutto di una terra speciale per conformazione e dedizione dei suoi abitanti



TERRICCIOLA — La scheda documentario di Marco Rossetti e Francesca Topi, alza il sipario sulle scenografiche colline pisane che si estendono con dolcezza dalla campagna a sud-est di Pisa fino a Volterra.

Nel cuore di quest’area in cui regna sovrana la bellezza, sorge Terricciola, un incantevole borgo di origine etrusca come documentato dalla scoperta di insediamenti nelle frazioni di Morrona e di Soiana, dove si trovano necropoli di età ellenistica con tombe a camera ipogea.

Il paese vanta un numero rilevante di denominazioni di origine dedicate al vino ed è infatti parte dell'Associazione Nazionale Città del Vino. Qui un tempo c’era il mare, come testimonia la terra ancora ricca di fossili marini. Sono questi a rendere il terreno particolare e a dare al vino ivi prodotto un carattere fine ed elegante come sostiene l’enologo Corrado Dalpiaz che si occupa delle vigne di Badia di Morrona. Il vino maggiormente prodotto nella zona è il sangiovese ma anche il ciliegiolo, merlot, trebbiano e malvasia.

A dare corpo al vino ci pensa Caterina, cuoca della zona, che prepara un filetto di manzo con salsa al sangiovese e poi i famosi gnudi, espressione della cucina contadina povera toscana. Il nome è la forma dialettale per ‘nudi’ usata perché altro non sono che il ‘solo’ ripieno dei tortelli con dentro ricotta, parmigiano, uova e un’erba come spinaci, cavolo o bietola come preferiva l’ Artusi. La ricotta fresca in questa zona non manca. Luigi, allevatore casaro di Casanova di Terricciola, mostra alle telecamere di Geo il procedimento artigianale volto alla produzione di questa bontà bianca e soffice perfetta come ingrediente per i ripieni ma anche come semplice boccone fresco e gustoso.

Luca si alza presto per mungere le vacche il cui latte sano e genuino è l’ingrediente fondamentale per ottenere un prodotto di qualità. Anche Livio Dainelli lavora con passione e dedizione al suo ‘orto disordinato’ almeno in apparenza, perché basato sul sistema di permacoltura, un insieme di pratiche mirate per progettare e gestire paesaggi antropizzati che soddisfino i bisogni della popolazione quali cibo, fibre ed energia e al contempo presentino la resilienza, ricchezza e stabilità di ecosistemi naturali. Così Livio fa crescere frutta e verdure nella sua azienda agricola biologica e la differenza di sapore si sa, si sente!

Rispetto del territorio e valorizzazione delle sue specificità rimangono obiettivi condivisi anche e soprattutto in questi angoli di paradiso targati Toscana.

Elisa Cosci
© Riproduzione riservata

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