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martedì 17 settembre 2019

Attualità lunedì 08 settembre 2014 ore 19:45

Tre anni di disagi per colpa dei lavori

Una famiglia di Fornacette accusa la Banca di Pisa di aver causato crepe alla propria casa con la costruzione della nuova sede da poco inaugurata



CALCINAIA — Tre anni di disagi e problemi a non finire per una famiglia alle prese con le lungaggini burocratiche del nostro sistema giudiziario civile. Tre anni di carte bollate, perizie, richieste di danni, spese legali, di cui non si vede la fine.

L’odissea, per la famiglia Marinelli, comincia con l’inizio dei lavori di costruzione del nuovo quartier generale della Banca di Pisa e Fornacette, terminati peraltro sabato scorso con l’inaugurazione-evento.

Lavori che hanno provocato nel dirimpettaio stabile dove risiede Marco Marinelli e la sua famiglia una serie di sconquassi quotidiani, fatti di continui rumori, crepe e buchi sui muri, infiltrazioni di acqua un po’ in tutti i locali della casa. Un disastro, insomma, per di più nel pieno centro abitato della popolosa frazione di Fornacette, in territorio comunale di Calcinaia.

Ma soprattutto perché in quella casa Marinelli ha continuato giustamente ad abitarci, nonostante tutti i problemi che quotidianamente si presentavano con l’avanzamento dei lavori.

Un po’ Marinelli – come si dice – ha sopportato. Finirà presto, si è sempre detto. Poi a un certo punto non ce l’ha fatta più e allora si è rivolto a un avvocato chiedendo alla banca, tramite il suo legale, conto dei danni subìti.

È scattata l’azione legale e sono scattate le perizie del caso.

“E il consulente del Tribunale di Pisa, alla fine dei rilievi, ha accertato la piena responsabilità del progettista e direttore dei lavori, che in questo caso sono un unico soggetto”, spiega l’avvocato Riccardo Taverniti, legale della famiglia.

Stabilita la verità, uno pensa: è fatta. Sarò risarcito di tutto quel che ho patito. Non è così. O meglio: non è sempre così.

“Conosco i tempi della giustizia e dico subito che il risarcimento è di là da venire. Soprattutto perché – riprende l’avvocato Taverniti – è iniziato lo scaricabarile, tra la banca, il progettista, l'impresa esecutrice e la compagnia di assicurazioni. Noi abbiamo chiesto un quantum risarcitorio per chiudere la vicenda e riparare anche i danni della casa. Ma la controparte ha detto di no. Ora puntiamo all’accordo transattivo. Ma se anche questo passaggio non andrà a buon fine, prevedo tempi lunghi per la definizione del caso. E con tutti i disagi che la famiglia Marinelli ha subìto, non è una bella prospettiva”.



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