La donna può scegliere di non essere madre!
di - Venerdì 13 Febbraio 2026 ore 08:00

Essere donna ed essere madre o, comunque, desiderare di esserlo, non sono affatto sinonimi. Perché si può essere donne senza desiderare figli.
La maternità e l’esser donna non coincidono, e per fortuna aggiungerei!
Una donna che desidera di essere madre gode dello stesso rispetto di una che non vuole questo per sé, a prescindere dalla motivazione che ci sta dietro. E sembra assurdo, nel 2026, doverlo ribadire.
Come ricorda Sara Gelli, a sua volta citata da Galimberti “Sarebbe ora di far intendere alla gente che mettere al mondo un figlio non è soltanto un diritto, ma è prima di tutto un atto gravido di conseguenze per il nascituro e per chi gli sta attorno. E sarebbe anche ora di “riabilitare” tutti coloro che di figli non ne vogliono, perché dietro la scelta di non procreare vi è spesso una consapevolezza e un amore per gli esseri umani che i paladini del "diritto alla vita” nemmeno si immaginano.”
(Sara Gelli, in Umberto Galimberti, Il segreto della domanda, 2008).
Michela Andreozzi sottolinea la differenza, a mio avviso importante, tra essere childfree rispetto ad essere childless affermando che “Childfree, senza figli, che è diverso da childless, priva di figli. Una scelta versus una casualità. Uno stile di vita, ben diverso da una condizione”.
Negli ultimi decenni, sempre più donne affermano con chiarezza una scelta che per lungo tempo è stata considerata impensabile, egoistica o persino patologica: non diventare madri. Non per impossibilità biologica, non per mancanza dell’uomo giusto, ma per una decisione consapevole e autonoma. Dal punto di vista psicologico, questa scelta merita di essere compresa e liberata dai numerosi stereotipi che ancora la circondano.
Per secoli la maternità è stata presentata come destino inevitabile della donna, quasi una conseguenza automatica dell’essere femmina.
Uno dei pregiudizi più diffusi è l’idea che la donna che non desidera figli sia fredda, narcisista o incapace di prendersi cura degli altri. Dal punto di vista psicologico, questa è una semplificazione fuorviante. La cura non è sinonimo di maternità biologica.
La donna che sceglie di non essere madre è spesso esposta a domande invasive, tentativi di delegittimazione e giudizi morali. Questa pressione può generare senso di colpa e conflitti interiori, senza che la scelta in sé rappresenti un indicatore di sofferenza psicologica.
In psicologia, ciò che conta non è cosa una persona sceglie, ma quanto quella scelta è coerente con i propri desideri profondi, valori e limiti. Una maternità vissuta come obbligo può essere fonte di disagio tanto quanto una non-maternità subita.
Il benessere psicologico non deriva dall’aderire a un modello unico di vita, ma dalla possibilità di costruire un’esistenza significativa e autodeterminata.
La donna che sceglie liberamente di non essere madre non è incompleta o immatura. È una persona che esercita il diritto all’autodeterminazione.
Un diritto che dovrebbe essere universale e che, invece, molto, troppo spesso, non lo è.









