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Cronaca sabato 21 maggio 2016 ore 14:34

Processo strada, assolto l'architetto del Comune

Il municipio di Peccioli

Piena assoluzione per il responsabile dell'ufficio urbanistica Antonio Cortese. Le parole del sindaco Macelloni: "Abbiamo sempre avuto fiducia in lui"



PECCIOLI — Nella primavera del 2012 l’architetto Antonio Cortese, funzionario responsabile dell’Ufficio urbanistico del Comune di Peccioli è stato coinvolto, con un avviso di garanzia, nell’inchiesta denominata Pantalone all’epoca condotta dai carabinieri del Noe di Firenze per fatti risalenti al 2007-2008 e successivamente rinviato a giudizio per lo stesso reato. L'inchiesta ha fatto luce sui lavori per realizzare una strada lunga 1200 metri e larga 6 metri, fatta passare per un'opera di movimento terra riferita a un tratto di duecento metri.

Ieri, dopo che il reato era già andato da un anno in prescrizione, si è svolto il processo e l’architetto Cortese è stato assolto con formula piena perché il fatto non sussiste. Oltre a Cortese sono stati assolti con formula piena anche altri dieci imputati coinvolti nell'inchiesta.

"L’esito di questa vicenda - ha detto Renzo Macelloni - fa molto piacere a questa amministrazione comunale, in primo luogo per lui perché così chiude una storia che sicuramente l’ha messo a dura prova e in secondo luogo per noi che abbiamo sempre avuto e confermato la piena fiducia nei suoi confronti, rinnovando il suo incarico al Comune di Peccioli convinti che il suo comportamento, la sua serietà professionale e morale, a nostro modo, non era mai stata messa in discussione".

Macelloni ha aggiunto una riflessione: "Questo è uno dei casi in cui ognuno ha svolto correttamente e senza imbarazzo il proprio lavoro. Da una parte i giudici che hanno indagato e portato avanti il loro operato che peraltro, all’interno della stessa indagine, ha visto persone condannate definitivamente per reati importanti; dall’altra la politica che, dal canto suo, ha espresso sulle vicende le proprie considerazioni assumendosi le responsabilità che le competono, senza farsi anch’essa condizionare dal lavoro dei magistrati. Se anche a livello nazionale si mantenesse sempre questo comportamento eviteremmo tante inutili polemiche tra i giudici e la politica e indirizzeremmo al meglio le rispettive risorse nel tentare di combattere ed emarginare il malaffare e la delinquenza di ogni tipo".


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