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Cronaca lunedì 26 ottobre 2020 ore 12:26

Dpcm, i circoli non ci stanno

"Sconcerto, rabbia e stupore", dice l'Arci. "I nostri spazi sono luoghi sicuri. Scaricati costi e responsabilità su una parte del Paese"



PISA — "Abbiamo appreso, con non poco sconcerto, rabbia e stupore, dell'ultimo DPCM varato dal governo. Ancora una volta, l'ennesima, vengono scaricati costi e responsabilità della gestione della pandemia su una parte del Paese, quella di cui facciamo parte, quella che è stata presidio sociale per molti in un momento drammatico di alienazione, solitudine e incertezza."

Lo dice il coordinamento territoriale dell'Arci di Pisa, dopo le norme che limitano l'attività anche nei circoli.

"Lo vogliamo dire, questa volta con fermezza e chiarezza: noi non ci stiamo. Non ci sono evidenze scientifiche che dimostrino come i luoghi di socialità, cultura, ricreazione siano fulcro di contagio e rischio epidemico per chi li attraversa. Come Arci Pisa abbiamo sul territorio oltre 100 presidi di socialità, in alcuni casi essi rappresentano i soli luoghi di vita delle comunità, in questi ormai oltre otto mesi di emergenza sanitaria, in nessuno di questi è stato riscontrato un focolaio o caso specifico di Covid. 

Perdipiù, nella fase successiva al primo lockdown, abbiamo prontamente adeguato i nostri luoghi con protocolli anticontagio serrati, anche laddove non erano previsti, insieme all'applicazione di quelli già proposti dal governo e dagli enti locali e con un investimento economico importante che ci permettesse di prendere tutta una serie di misure a tutela dei nostri associati, di chi vi lavora, di chi partecipa alle nostre attività e dello spazio stesso.

Nel punto più drammatico della pandemia abbiamo predisposto e lo stiamo ancora facendo, attività di sostegno alimentare per i più poveri, di doposcuola, di riorganizzazione dei nostri spazi per chi non sa dove studiare o lavorare, di attività per gli anziani e per l'infanzia. Siamo stati l'ultimo, forse l'unico, baluardo di speranza, nel buio pesto della crisi sanitaria, sociale ed economica. Abbiamo accettato all'inizio della pandemia la chiusura generale, abbiamo saputo cogliere, con spirito solidale, la complessità della fase e ci siamo messi con senso di responsabilità a disposizione. Da parte nostra, come mondo associativo, di promozione sociale, afferente al terzo settore, non c'è mai stata una parola fuori posto, ma sempre grande serietà e onestà per uscire quanto più velocemente possibile dall'emergenza.

Sia chiaro, lo diciamo in maniera netta, non ignoriamo la complessità dei numeri di questi giorni, ma ci permettiamo di non condividere le scelte e le modalità con cui queste sono state assunte. Hanno ancora una volta carattere fortemente penalizzante per alcune specifiche realtà e nessun tipo di garanzia, tutela e prospettiva.

I nostri spazi sono luoghi sicuri, sebbene il rischio zero non esista, in cui si può svolgere socialità in piena tranquillità. Lo facciamo perché è la nostra missione: non lasciare nessuno indietro e da solo, soprattutto adesso, ad affrontare questa terribile emergenza sanitaria, sociale ed economica.

Per questo motivo manterremo vivi, partecipati, controllati e soprattutto sicuri i nostri spazi."



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