Attualità Domenica 12 Aprile 2026 ore 12:35
Addio a Luperini, il ricordo dell'ex sindaco

Paolo Marconcini ricorda la figura del critico e docente universitario che, per anni, ha legato la sua storia a quella della città della Vespa
PONTEDERA — Nella giornata di ieri, sabato 11 Aprile, è venuto a mancare lo scrittore, critico letterario e docente Romano Luperini, nato a Lucca nel 1940 ma vissuto per molti anni proprio a Pontedera. Una notizia che ha suscitato il cordoglio di moltissime persone che lo hanno conosciuto, compreso l'ex sindaco Paolo Marconcini, che ha inviato a QUInews un suo ricordo personale.
"È stato uno studioso, un professore universitario, un critico letterario e uno scrittore. È stato invitato molte volte a Pontedera ai tempi della rivista letteraria dell’Arci “Ghibli” con Franco Fortini e, soprattutto, più recentemente dall’AICC e dalla Biblioteca Comunale. Le sue lezioni sulla Divina Commedia, su Montale, le sue riflessioni critiche sull’allegoria piena dantesca e l’allegoria vuota dei contemporanei sono state memorabili.
Professore di lettere all’Università di Siena, e presso l’università di Toronto, in Canada, cultore di Verga, Pirandello, Svevo, Montale e Tozzi, la sua definizione più calzante era quella di “critico militante”. La sua produzione letteraria era saggistica e critica. Si era tenuto con disciplina lontano dalla tentazione di scrivere di sé, finché in età avanzata e anche per l’avviso della malattia, ha sentito il bisogno di lasciare altre testimonianze, quelle della sua vita e della sua storia. E ha scritto romanzi che meritano di restare nella letteratura italiana. “I salici sono piante acquatiche” (2002) fu il primo, ne ho una copia firmata. Seguirono “L’età estrema” (2008) e “La rancura” (2016), da una definizione montaliana: il sentimento di rancore-amore verso i propri genitori e la loro difficile eredità. Infine “L’ultima sillaba del verso” (2017). L’incipit rivela l’intento del libro: “Solo dopo l’ultima sillaba il verso di una poesia acquista significato. Solo alla fine di una vita se ne dovrebbe scorgere il senso”. Ciò che lega questi romanzi, caratterizzati da una scrittura scolpita nella prosa e nella stesso tempo lirica, soprattutto nella descrizione dei paesaggi della campagna senese, è il percorso che va dalla memoria alla contemporaneità e che unisce l’io al noi, attraverso la storia personale e pubblica. Attraverso la politica e le sue inadeguatezze.
Sono vivi in Romano il ricordo del padre Gino, partigiano in Istria, di fede socialista eppure combattente con le milizie comuniste, le contraddizioni della guerra tra valore e orrore. Per il suo funerale arrivarono due camion pieni di vecchi partigiani istriani e sloveni. Viaggiarono tutta la notte per dargli l'estremo saluto. Nel 2006 a Gino Luperini, maestro e partigiano, abbiamo dedicato una piazza. Questa memoria del padre, con il suo spessore e le sue fragilità, danno il via al percorso letterario dí Romano Luperini che invece milita nella sinistra comunista extraparlamentare.
E ogni racconto avanza in un percorso storico: dalle delusioni e l’esaurimento del movimento del ‘68, che è anche esaurimento personale. “L’uso della vita. 1968” uscito nel 2013,premio Volponi, è il romanzo di una persona e di un paese. Di una rivoluzione mancata che dalla leggerezza e la felicità rivoluzionarie fa intravedere la drammatica evoluzione degli anni ‘70. Poi l’epoca berlusconiana, l’attentato alle torri gemelle, l’oggi arido e insignificante. La fine definitiva del ‘900. La vita e gli eventi sono ripetute fasi di fini e inizi di cui “tutto si può capire, niente si può comprendere”.
Luperini osserva la vita come il falco che vede dalla finestra del suo casolare, che "tutto il giorno si prepara, spia la campagna intorno, si protende, aspetta. Aspetta cosa? Se poi la morte arriva e se lo piglia". L’avanzare della malattia è affrontata con senso della fine e della vita, della tenerezza e dell’amore, nel paesaggio toscano. La donna, l’amore, la natura e alla fine la scrittura, sembrano essere messaggeri salvifici nel passaggio al nuovo controverso millennio, in cui Luperini si sente un “declinante”, non ostile, ma scettico delle magnifiche sorti e progressive. In fondo non tradisce la sua coerenza di critico. Romano Luperini è venuto a mancare alla vita, ma non alla nostra memoria".
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