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martedì 15 ottobre 2019

Attualità lunedì 09 maggio 2016 ore 12:15

Aziende alluvionate, Coldiretti scrive in Regione

Alluvione del 24 aprile fra Peccioli e Capannoli

Dopo il maltempo del 24 aprile è stata richiesta l'attivazione dello stato di calamità naturale per i territori fra Peccioli, Pontedera, San Miniato



PONTEDERA — Sarebbero 50 le aziende colpite e circa 1700 gli ettari di territorio a rischio idraulico che anche lo scorso 24 aprile sono finiti letteralmente sott'acqua con la bomba d'acqua che si è scaricata in particolar modo sui territori di Peccioli, Pontedera e San Miniato. Fatti che hanno spinto Coldiretti Pisa a scrivere alla Regione ma anche al Genio Civile e al Consorzio di Bonifica Basso Valdarno.

Dopo la denuncia e le testimonianze di alcuni agricoltori di queste zone riportate alcune settimane fa, ora l'associazione ha richiesto l’urgente attivazione dei sopralluoghi per definire e ammontare la portata economica dei danni, elemento indispensabile per tentare la via della richiesta di calamità naturale, il risarcimento delle aziende e il ripristino dei terreni allagati.

"Il fiume Egola necessita di una manutenzione periodica e continuativa - ha commentato il presidente Coldiretti Pisa Fabrizio Filippi -. Deve essere consentito lo scavo del letto del fiume che attualmente non regge la portata di grandi quantità di acqua piovana per evitare le inondazioni che purtroppo sono diventate una triste ricorrenza. Sono necessari interventi per ridurre il rischio idrogeologico e rinforzare gli argini del fiume che sono ceduti consentendo all’acqua di allagare i terreni dove gli agricoltori avevano da pochi giorni seminato".

Secondo Coldiretti, sulla base dei dati forniti dall’Ispra, il 10 per cento del territorio provincial è a rischio alluvione elevata. Si tratta della percentuale, in rapporto alla superficie, più alta di tutta la regione. Ma è il 70 per cento, pari a oltre 1700 ettari, il territorio inserito nell’area di pericolosità idraulica.

Coldiretti, nel corso del sopralluogo effettuato subito dopo l'alluvione, ha delimitato l’area a più forte criticità delimitata tra Santo Pietro Belvedere, Peccioli e le località di Palagio, Grottoni, Fornacino, Diga d’Orio, stradone di via Zara, Ponte del Mulino, via Mugnana e Scorno. "In via Mugnana e Scorno - ha spiegato il direttore Coldiretti Aniello Ascolese - si è creata una vera e propria voragine di diverse decine di metri di ampiezza che ha inghiottito una porzione di terreni coltivati molto grande porzione". Conseguenza, per Coldirettti "dell’incuria e della cattiva gestione del territorio che insieme al fenomeno molto spesso incontrollato dell’urbanizzazione e della cementificazione provoca degli effetti devastanti sul fragile sistema idraulico".



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