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martedì 10 dicembre 2019

Attualità domenica 17 novembre 2019 ore 07:00

Carlotta da Pontadera e l'Infante di Spagna

Debutta per i nostri lettori un romanzo settecentesco, di Mario Mannucci, tra grande politica, una Grande Festa e un dramma d'amore che finisce...



PONTEDERA — Con 'Carlotta da Pontadera' offriamo ai nostri lettori un quadro storico-fantasioso di avvenimenti che nel '700 coinvolsero la Pontedera dove spiccava la famiglia Riccardi, seguaci fedelissimi dei Medici dei quali comprarono il palazzo fiorentino che tuttora porta entrambi i gloriosi cognomi, e proprietari di gran parte della Valdera a cominciare dalla tenuta-villa della Cava. E per qualche giorno Pontadera, oggi la 'a' centrale è stata sostituita da una 'e', si ritrovò in mezzo a una contesa per succedere all'ultimo dei Medici mentre un ragazzo e una ragazza si amavano.

'Carlotta da Pontadera' di Mario Mannucci potete leggerlo qui di seguito oppure potete scaricarvi l'ebook in versione pdf

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Carlotta da Pontadera e l'Infante di Spagna

di Mario Mannucci

Capitolo I

Sola nella cameretta

Sola nella cameretta con letto a baldacchino, un tavolino e due sedie, un mobiletto dotato di specchio e ritratto di nobiluomo, una bacinella con un filo d'acqua, una finestra ermeticamente chiusa, un caminetto la cui legna stava per finire insieme al fuoco e una sfilza di sinistre grottesche (1) sulla parete, Carlotta aspettava da diverse ore il suo imminente destino. L'Infante (2) Don Carlo di Borbone di Spagna (aveva ormai capito che si trattava proprio di Lui anche se nessuno le aveva detto niente di preciso) sarebbe davvero arrivato a farle visita notturna con le immaginabili conseguenze? E il misterioso personaggio che nel pomeriggio le aveva invece messo in mano, spiegandole di nasconderlo nella calza della gamba destra, un piccolo ma ben appuntito coltello, dov'era finito? Probabilmente era in un'altra stanza. Oppure, nonostante il freddo di quel marzo appena cominciato, poteva essersi rifugiato nel parco che circondava la villa dove l'avevano portata.

Lì, due ore dopo averle apparecchiato sul tavolino una cenetta che non aveva neppure toccato, Carlotta ripercorreva le tappe dell'avventura cominciata con la richiesta di lavoro, sia pur temporaneo, per la Grande Festa che si annunciava ma per lei finita, almeno per ora, in quella camera della villa ad aspettare il preannunciato quanto misterioso arrivo. Nella sua testa il nome che più ricorreva restava però quello di Saverio. Il suo Saverio anche lui al lavoro nella grande tenuta. Dove però non si erano incontrati né visti neppure da lontano. E anche e soprattutto lui, chi sa dov'era.

Fatta salire su una carrozza a Pontadera, Carlotta era arrivata a metà di quel pomeriggio di marzo alla tenuta con villa della Cava (3). L'avevano accompagnata dal maggiordomo che l'aveva subito assunta alla Saponiera (4) vedendosela davanti durante la scelta del personale, operai, camerieri e cameriere, per la Grande Festa. Poi, nella cameretta, una donna di servizio dei padroni l'aveva aiutata a indossare il bel vestito, anch'esso portato con la carrozza dai vetri oscurati, le aveva portato la cenetta presa nel pomeriggio alla Saponiera e a mezze parole le aveva detto che sarebbe venuto a farle visita una persona molto importante. Ma erano ormai passate le 11, notte fonda, e nessuno si era più presentato, salvo il misterioso personaggio che le aveva dato il coltello. Mentre la porta era stata chiusa dall'esterno.

NOTE

1) Le grottesche sono disegni decorativi dal tono mostruoso, o comunque misterioso , risalenti all'epoca romana e rilanciati nel rinascimento. Il termine grottesche si richiama ai disegni o graffiti primordiali ritrovati in grotte e ambienti a loro volta misteriosi mentre il tema principale mischia animali, uomini, dei e diavoli.

2) Don Carlos di Borbone di Spagna (1716-1788) era il quinto figlio di Filippo V di Spagna e primogenito delle sue successive nozze con Elisabetta Farnese. Aveva dunque acquisito il diritto ad ereditare il Granducato di Parma e a succedere all'ultimo dei Medici, quel Gian Gastone che ormai non si alzava più dal letto dove coltivava 'certi' amori, ragion per cui a 16 anni venne in Toscana nel 1731-'32 'sponsorizzato' soprattutto dai Riccardi che lo ospitarono a Pontadera. Ma l'Infante farà tutt'altra strada diventerà presto re di Napoli e di Sicilia.

3) Nel XV secolo la tenuta della Cava passò ai Riccardi, famiglia fiorentina che insediatasi in Pisa dopo le prime conquiste fiorentine sull' ormai ex grande repubblica marinara. Da Pisa, il cui declino era in atto anche se ci saranno vari tentativi di ripresa, cominciò l'espansione dei Riccardi in tutta la Valdera, in precedenza di proprietà dei Gambacorta di Pisa, con l'acquisizione del marchesato di Chianni e di quasi tutte le tenute e ville. Dalla Cava a Treggiaia, Forcoli, Alica, Villa Saletta. Tutti con una grande storia alle spalle. Ai Riccardi successero i Toscanelli, famiglia non nobile ma molto importante soprattuto con Nello Toscanelli nel periodo risorgimentale e poi nell'Italia unita, che per il fallimento dei Riccardi comprarono la Cava all'asta. Nel XX secolo si succedettero altri proprietari, fra i quali gli imprenditori Ferretti di Capannoli, mentre ora la tenuta e la villa sono di proprietà della famiglia Pesce. Da anni la villa è comunque disabitata e soltanto in alcune occasioni vi si sono svolte matrimoni e feste.

4) Nell'attuale via Castelli di Pontedera (il nome della città ha perso da tempo la 'a' centrale per una 'e') i Riccardi comprarono nel XVII secolo una parte e poi tutto un fabbricato dove si producevano saponi. La Saponiera, appunto. Sarà il primo nucleo del successivo grande palazzo dove fu ospite il sedicenne Don Carlos col suo corteo spagnolo e che nello scorso XX secolo tutti chiamavano "il palazzo dei signori" perché era abitato da famiglie del ceto medio alto della città. L'edificio diventò poi casa del fascio e fu distrutto dalle bombe americane cadute sulla città nel gennaio 1844. Non è stato più ricostruito, e al suo posto è stata realizzata la caserma della Guardia di Finanza, ma sui registri della Sovrintendenza è ancora considerato un bene storico architettonico in omaggio, appunto, alla sua memoria.

Capitolo II

L'occasione

Quella mattina di fine febbraio, nove giorni prima della Grande Festa, in piazza del mercato non si era parlato d'altro. E la voce correva di bocca in bocca. I signori Riccardi cercavano lavoranti per la più Grande Festa che Pontadera avesse mai avuto e visto. Altro che la visita del Granduca Ferdinando de Medici (5) di cent'anni prima, caratterizzata dal Te Deum per la peste finalmente finita, forse con l'intervento anche di San Faustino (6) arrivato da poco dalle catacombe romane e molto onorato e pregato, ma funestata della disgrazia della giovane incinta. Schiacciata e uccisa, insieme al bambino che portava in grembo, dal crollo di un'acquasantiera nella chiesa troppo piccola per contenere la folla accorsa a vedere il Granduca e la moglie.

Ora, per questa festa in onore all'infante di Spagna in visita politica in Toscana, ci voleva gente esperta di cucina. Per aiutare i cuochi o soltanto per lavare piatti, bicchieri e stoviglie con mani leggere perché era roba fine e preziosa. Mentre chi aveva i calli da zappatore poteva presentarsi per lavori di manovalanza generica. Si cercava gente seria, si diceva in piazza e sotto il loggiato del Pretorio (7), meglio ancora se di bell'aspetto per le funzioni più visibili. In una settimana c'era la possibilità di guadagnare,- le voci si infittivano e si allargavano,- più che in un mese normale di vendemmia, semina o servizi domestici.

La voce arrivò anche alla sedicenne Carlotta, come tutti i venerdì in piazza con la mamma per comprar qualcosa da mangiare, e soprattutto per cercar di arricchire la tavola con erbe, verdure e frutta non proprio di prima qualità e che magari i venditori scartavano. Alla tavola della la famiglia Barbensi, mamma e quattro figlioli, tre femmine, Carlotta la seconda nata, e un maschio di un anno e mezzo, di carne se ne vedeva poca. Per non dir quasi mai. E quando ce n'era un po' era carne di terza categoria, rognone e simili, perché le parti più nobili erano per le tavole dei ricchi. Il babbo Edo era morto due anni prima per un malore; ma qualcuno parlava di un bicchiere di troppo che l'aveva fatto annegare in Arno dove lavorava, come bardotto (8), su un navicello carico di merci diretto a Livorno attraverso il canale dei navicelli. Ma che a volte arrivava anche a Roma dopo un tragitto in mare lungo costa, risalendo quindi il Tevere. Si tornava con altri carichi e così via. Lavori pesanti e una disgrazia, quella di Edo, che costrinse la moglie Alda a lavorare ancora di più accettando tutto quel che le offrivano nel borgo e in campagna. Mmentre Giovanna, la prima figlia, era già servetta nella famiglia benestante dei Senesi con emporio a due passi dalla piazza del mercato verso l'Era e podere e riserva di caccia alle Curigliane.

Anche Carlotta già lavorava qua e là, sempre più di frequente all'osteria di piazza della Fiera (9) che stava crescendo e popolandosi sempre di più occupando gli orti della famiglia Leoncini, ricchi possidenti, che si riducevano man mano che la piazza si allargava. All'osteria, Carlotta lavorava più volentieri in cucina che non a portar piatti e fiaschi di vino agli avventori. Spesso sboccati e senza ritegni. Era bella, Carlotta. Viso, capelli e occhi radiosi, bel fisico quasi perfetto a cominciar dal seno. E molti sguardi, di coetanei e non, le si posavano addosso continuamente .

Lei abbassava il viso salvo quando incontrava Saverio, anche lui aiutante navicellaio, barrocciaio e combattente del ponte di Pisa dalla parte di mezzogiorno (10) come altri pontaderesi. Occhi che si incrociavano mentre soltanto un paio di volte, alla fiera di San Luca dell'anno precedente, Carlotta e Saverio si erano parlati. Lui le aveva chiesto subito amore, lei era diventata rossa e non aveva risposto ma soltanto per ritegno. Da allora Saverio le era entrato nella testa e nel cuore.

NOTE

5) Ferdinando I de' Medici (1549 –1609), figlio di Cosimo I e della di lui prima moglie Eleonora di Toledo, fu un giovanissimo cardinale fino alla nomina del cardinale Francesco Sforza. Per la morte del fratello Francesco I diventò anche terzo Granduca di Toscana senza abbandonare la porpora e sposandosi con Cristina di Lorena, dalla quale ebbe poi nove figli.

6) Subito dopo esser stato riesumato nella catacomba romana di San Ciriaco, il corpo di San Faustino, giudicato martire, arrivò a Pontedera il 7 agosto agosto del 1600 accolto da una grande folla plaudente che il giorno dopo lo portò in processione. Fu quindi esposto nella chiesa allora propositura in piazza ora Curtatone e fu poi eletto a patrono e trasferito nel Duomo costruito tra il 1840 e il 1864.

7) Il Palazzo Pretorio è l'edificio più antico della città insieme alla dirimpettaia chiesa. Fu realizzato dalla magistratura pisana dei pontonari e fu quindi acquistato dalla comunità pontederese a inizio '300. E' stato il primo palazzo pubblico della città crescendo, pur con alti e bassi, di secolo in secolo.

8) I bardotti erano gli addetti a tirare con le funi i navicelli che risalivano, controcorrente o con poco pestaggio, l'Arno e i fiumi in genere. Era un lavoro molto duro tanto che a volte bisognava ricorrere agli asini, muli, cavalli e bovi.

9) La piazza della Fiera _ odierna Piazza Martiri della Liberta e già piazza Andrea, dell'Impero e poi del Popolo, per tutti il Piazzone _ nacque e progressivamente si allargò tra il centro storico pontederese e l'Era, rappresentando il più importante sbocco in città anche per vicinanza del ponte poi definito napoleonico. La Fiera è stata poi spostata in varie altre zone cittadine progressivamente più lontane dal centro. E proprio in piazza della Fiera nacque all'angolo fra il Corso e il Piazzone la prima locanda di Pontadera che dopo 4 secoli e più è lì anche se il nome moderno è di bar.

10) Il gioco del ponte di Pisa nacque con combattimenti assai più duri e pericolosi rispetto alla pratica attuale. Le due parti in combattimento erano quelle Tramontana, sulla riva destra dell'Arno, e di Mezzogiorno sulla riva sinistra, la stessa di Pontedera. E i pontederesi 'tifavano' e a volte partecipavano al 'gioco' avendo come rivali locali i calcinaioli, diventati gente della riva destra dopo la deviazione del corso del fiume, con i quali si scontravano a sassate dalle opposte rive.

Capitolo III,

La sorpresa

Alla tavola della famiglia Barbensi si parlò dell'occasione offerta dai Riccardi. E si decise, seduta stante, che Alda e Carlotta sarebbero andate quello stesso pomeriggio alla Saponiera a chiedere lavoro per la grande festa. Tutte e due insieme. Qualunque cosa ci fosse da fare. Mamma e figlia discussero un po' su come vestirsi, non che ci fosse una grande scelta ma, insomma, la domenica e le altre feste comandate l'intera famiglia non sfigurava alla funzione in Chiesa, alla processione di Gesù Morto, ai sacramenti e ai funerali. Per quelle occasioni si tenevano pulite e stirate gonne e ciuffe di tessuto e fogge lontane da quelle signorili ma che non sfiguravano fra i popolani di Pontadera.

E, per presentarsi alla Saponiera, Alda e Carlotta si vestirono con i panni delle messe e processioni. Da casa loro, là dove l'Era entrava nell'Arno, alla Saponiera c'erano duecento metri. Fecero svelti ma quando arrivarono s'accorsero subito che la loro idea l'avevano avuta in tanti e, sorpresa, fra i tanti videro anche Saverio che si distingueva nel gruppo col suo fisico possente e a suo modo elegante. Carlotta ebbe un sussulto di gioia ma se lo tenne dentro, anche se la mamma se ne accorse. La Saponiera era da tempo in piena attività per il ricevimento dell'infante di Spagna previsto per il 3 marzo. E il marchese Cosimo Riccardi, terzo marchese di Chianni con fattorie e ville in tutta la Valdera e palazzo di città a Pontadera, non badava a spese. Voleva fare una grande figura con l'Infante e con la sua corte e più ancora voleva che questa visita facesse fare agli spagnoli una grandissima figura di fronte all' intera nobiltà toscana. Una cui parte parteggiava invece per gli austriaci come successori dei Medici, la cui dinastia stava morendo insieme al suo ultimo rappresentante, Gian Gastone, che malato di gotta e debosciato, ormai non si alzava più dal letto.

La selezione per scegliere i lavoranti avveniva in una stanza del piano terreno dove un maggiordomo di famiglia stava dietro un tavolino e riceveva uno alla volta gli aspiranti cucinieri, serve, servette e anche guardiani che avrebbero vigilato sull'Infante e sulla sua corte. Quando toccò a Saverio, qualcuno era stato già scelto e qualcun altro era stato rifiutato. Il maggiordomo lo squadrò da lontano, lo guardò meglio da vicino e gli chiese il nome, informazioni sulla sua famiglia e sul suo lavoro, proponendogli la paga per quindici giorni di impegno. Infine lo segnò nel registro con l'accordo che l'indomani mattina avrebbe dovuto presentarsi non alla Saponiera ma a Villa Riccardi alla Cava (11) dove sarebbe stato istruito insieme agli altri. Poi il turno toccò ad Alda ma non andò bene. Il maggiordomo le chiese cosa sapeva fare e lei sciorinò le sua capacità per lavare, stirare, rigovernare e lavorare nei campi. Posti, le rispose il maestro di casa, tutti occupati. E la cosa finì lì.

Ma quando il maggiordomo si vide Carlotta davanti al tavolo, subito cambiò d'umore mettendo in atto una serie di sorrisi che, accompagnati da poche domande, portarono all'ingaggio. Anche Carlotta avrebbe dovuto presentarsi l'indomani mattina, ma non alla Cava bensì lì, alla Saponiera. Dove avrebbe avuto disposizioni e vesti adatte. Carlotta ringraziò con un accenno di inchino che al maestro di casa piacque molto, tanto da salutare la ragazza con una mezza carezza che fece arrossire, anche stavolta, Carlotta. Fuori l'incontro fra mamma e figlia fu di mezza delusione e mezza gioia.

NOTE

11) Nel XV secolo la tenuta della Cava passò ai Riccardi, famiglia fiorentina insediatasi in Pisa dopo le prime conquiste fiorentine sulla ormai decadente grande repubblica marinara. Da Pisa cominciò l'espansione dei Riccardi in tutta la Valdera, in precedenza di proprietà dei Gambacorta di Pisa, con l'acquisizione del marchesato di Chianni e di quasi tutte le tenute e ville, dalla Cava a Treggiaia, Forcoli, Alica, Villa Saletta. Tutti con una grande storia alle spalle. Ai Riccardi successero i Toscanelli, famiglia non nobile ma molto importante soprattuto con Nello Toscanelli nel periodo risorgimentale e poi nell'Italia unita, che per il fallimento dei Riccardi comprarono la Cava all'asta. Nel XX secolo si succedettero altri proprietari, fra i quali gli imprenditori i Ferrettii, mentre ora la tanuta e la villa sono di proprietà della famiglia Pesce. Da anni la villa è comunque disabitata e dopo un primo periodo di apertura alla popolazione per il primo maggio soltanto in alcune occasioni vi si sono svolte matrimoni e feste.

Capitolo IV

La spia

La mattina dopo - era un 28 febbraio molto freddo - Saverio si svegliò, come sempre, alle 6. Si era già messo d'accordo con un amico barrocciaio, col quale aveva lavorato già diverse volte, per farsi accompagnare alla Cava visto che questi doveva andare a Forcoli, Alica e Villa Saletta, tutte tenute dei marchesi Riccardi, a caricare legna in vista del ricevimento. Quella mattina pioveva, ma i barrocciai e navicellai come Saverio erano abituati al maltempo. Anzi, ferrati. Davanti il cancello ancora chiuso della tenuta c'erano altri giovanotti come lui, tutti già scelti per vari tipi di mansioni e per i quindici giorni di paga. Il lavoro cominciò subito e Saverio si ritrovò a spostar legna e pulire il parco sotto la guida di sottofattori e contadini esperti.

L'accoglienza di Carlotta alla Saponiera fu invece di tutt'altro tenore. Appena la rivide, il maggiordomo la portò in un'altra stanza dove ad attenderla c'era un uomo di mezza età e vestito molto bene che le spiegò il ruolo prescelto per lei. Né in cucina né cameriera ma praticamente damigella al servizio della corte e soprattutto dell'Infante di Spagna, il giovane don Carlos che sarebbe stato festeggiato alla Saponiera da Cosimo Riccardi e figli durante il viaggio da Livorno a Firenze. Dove avrebbe incontrato il Granduca Gian Gastone in attesa di succedergli.

E quando arrivò il gran giorno, Carlotta fece a prima vista innamorare il sedicenne e suo coetaneo don Carlos davanti al quale si era inchinata, come le era stato insegnato. L'Infante destinato a guidare la Toscana per conto dei Borboni la vide in tutta la sua naturale bellezza e una volta ritiratosi nella stanza preparatagli per riposarsi e indossare l'abito da cerimonia, chiese al suo primo cortigiano notizie su quella ragazza. Ordinandogli subito, senza mezze parole, che l'avrebbe voluta incontrare. E qui nacquero i problemi, i drammi, per Carlotta innamorata di Saverio. Problemi di una ragazza confusa e attratta, sì, dalle vesti e dai cerimoniali che vedeva passare sotto gli occhi ma che nel cuore aveva Saverio. Mentre nell'ombra una spia Lorenese confusa con gli spagnoli capì subito che quella bella ragazzotta avrebbe fatto al caso suo.

La spia, uno spagnolo di mezza età passato al soldo degli austriaci di Lorena che aspiravano come i Borboni alla successione dell'ultimo Medici, era tra la piccola folla dei cortigiani. E come tutti si inchinava davanti l'Infante. Ufficialmente aveva il ruolo terzo maggiordomo e come tutti i componenti della corte dell'Infante era partito da Madrid in carrozza per poi imbarcarsi verso l'Italia. La ricca comitiva era poi sbarcata a Livorno e si era quindi spostata a Pisa per una sosta con feste e ricevimenti della nobiltà e dei maggiorenti locali, alcuni arrivati da Firenze. Ma fra tutti era in evidenza il marchese di Chianni e padrone di gran parte della Valdera con grande palazzo, la Saponiera, da cui controllava tutto il traffico fluviale dell'Arno e dell'Era. E già prima dell'arrivo in Toscana dell'Infante il marchese aveva pensato di ospitarlo almeno per un giorno a Pontedera e quindi accompagnarla Firenze dopo una seconda festa a Castel Pulci (12).

NOTE

(12) Già castello medievale del conti Cadolingi, nel VII secolo la villa di Castelpulci, oggi nel comune di Scandicci, passò anch'essa ai Riccardi che la ampliarono con costosissimi interventi. In epoca più moderna diventò anche ospedale psichiatrico. Oggi è sede della scuola superiore della magistratura.

Capitolo V

La festa

Le grande festa fu davvero grande. Sfarzosa. Nella Saponiera addobbata come una quasi reggia si svolse il pranzo principale col marchese Cosimo, l'Infante e la nobiltà invitata per far propaganda al giovane rampollo dei Borboni di Spagna contro i Lorena, anch'essi molto interessati a governare il Granducato di Toscana. Mentre i due figli di Cosimo presiedettero il pranzo e i festeggiamenti in un palazzo attiguo e riservato a invitati significativi ma meno altolocati. E Pontadera si ricorderà a lungo di quella festa.

La spia sicario era al soldo degli austriaci. Si presentò a sorpresa e senza preamboli dette un coltello appuntito a Carlotta, dicendole che se avesse ucciso l'Infante sarebbe stata portata in un rifugio sicuro e da lì trasferita in Austria. Dove la sua vita avrebbe avuto una importante svolta. Una carrozza era pronta vicino alla tenta dei Riccardi. La spia aveva partecipato al banchetto, uscendo fra i primi quando era già pomeriggio inoltrato. E un'ora dopo era già alla Cava dove lo fecero entrare perché disse ai guardiani che avrebbe dormito lì, come previsto, tanto che gli fu preparata una stanza. Dalla quale uscì subito dopo la mancata cena di Carlotta, entrando nella sua cameretta della quale aveva un doppione della chiave. Evidentemente avuta corrompendo qualche servitore della villa.

"Se uccidi l'Infante quando sarai a letto con lui, disse alla ragazza, la vita cambierà molto. Sarai ricca e potrai sposare un nobile, ho già disposto tutto io". Carlotta non seppe pronunciar parola in risposta; ormai la sua testa vagava nell'incertezza e nella paura di tutto e di tutti. Paura per l'Infante di Spagna che, a quanto aveva capito, sarebbe venuto per passare una notte con lei. Lei che non aveva mai passato né una notte né un'ora né un minuto in un letto né in un prato con un uomo. Tantomeno col suo giovane amore che aveva sedici anni come lei e come l'Infante di Spagna. Tre giovani coinvolti in una possibile tragedia.

Che fare? Cercar di fuggire era impossibile perché la porta era chiusa e la finestra altrettanto. Magari avrebbe potuto romperla, la finestra, ma poi bisognava saltare nel buio con tutto quello che poteva accaderle. Poteva però mettersi ad urlare, pensiero, idea, che rispetto a tutte le altre le appariva sempre più la migliore ma che al tempo stesso la spaventava. Temendo l'arrivo della spia o dell'Infante sicuramente scortato dalle guardie del corpo. E poi, ecco la testa che ruotava sempre più nel buio, chi sarebbe arrivato prima. La spia o l'Infante?

Capitolo VI

Le grida

Quella notte Saverio non era tornato a casa. Aveva lavorato sodo come i contadini della tenuta e gli inservienti vari che fin dall'alba avevano viaggiato su e già dalla Cava a Pontadera portando tutto quello che serviva per la Grande Festa e che non era stato possibile ammassare nei ripostigli e nelle cantine della Saponiera. Dal legname al vino, dalle sedie di riserva agli strumenti per interventi immediati in caso di rotture. Alla sera Saverio era stremato e aveva chiesto al sovrintendente che comandava tutto il personale se poteva dormire alla Cava. Gli sarebbero bastati un ricovero di qualsiasi tipo e un pagliericcio, meglio di tutti nella stalla dove il fiato dei cavalli l'avrebbe un po' riscaldato. Il sovrintendente acconsentì e verso le otto, quando era già buio da due ore, Saverio entrò nella stalla con un pane, un'aringa e un quarto di vino, la cena di tutto il personale. All'inizio c'erano anche due palafrenieri ad accudire i cavalli, poi rimase solo.

Si addormentò con un pensiero anche e soprattutto per Carlotta che fra qualche giorno, a Grande Festa finita, avrebbe potuto incontrare a Pontadera e magari fidanzarsi ufficialmente. E mentre prendeva sonno pensava anche alla strategia più adatta per convincere la sua famiglia e la mamma di Carlotta e per la testa gli passarono anche le parole da usare. La stalla era dietro la villa a non molta distanza e in mezzo c'era il granaio. Ma di giorno i tre edifici erano a portata di occhi mentre di notte le eventuali voci si sentivano più chiaramente. E fu la voce, anzi le urla, di Carlotta a risvegliarlo. Al momento in cui si aprì la porta della camera ed entrarono contemporaneamente due uomini con la spada sguainata, la ragazza uscì infatti in un urlo e in pianto strazianti.

Urla che non cessarono neanche quando i due armigeri, nel frattempo intenti a controllare la cameretta, le fecero capire a gesti che non volevano farle male. Dopo di loro entrò la stessa donna che l'aveva accompagnata in carrozza alla Cava e dietro di lei ecco l'Infante di Spagna che si affacciava alla porta con portamento mezzo da nobile e mezzo da ragazzo, da giovine, che stava per raggiungere il suo scopo. Quello di una notte d'amore con Carlotta, alla quale aveva pensato tutto il giorno della Gran Festa. E per la quale, con sotterfugi vari, era tornato indietro durante il viaggio verso Castelpulci e Firenze. Ma neanche il sorriso dell'Infante fece cessare le urla della ragazza. Che, anzi, si facevano sempre più disperate. Urla che arrivarono anche nella stalla, svegliando Saverio.

Capitolo VII

La baruffa

Saverio riconobbe subito quella voce, anche se alterata allo spasimo. E gli bastò un minuto di angosciata riflessione per decidere di intervenire. Nella stalla, attaccati al muro con altri attrezzi, trovò subito due possibili armi, una falce e una roncola. Attrezzi da contadini ma all'occorrenza anche armi che chi sa quante volte erano state minacciosamente brandite e magari anche usate. Saverio non era mai entrato nella villa e quando si trovò davanti l'ingresso, chiuso, si senti perduto. Ma alzando la testa vide subito una possibilità: quella di scalare il primo piano usando un doccio e sfondare la finestra del secondo dal quale partivano le urla di Carlotta. Così fu, nonostante l''ingombro e la pericolosità degli strumenti che stringeva nei manici con la mano sinistra.

Un tonfo sordo e la finestra si apri rompendosi. Scavalcarla in un baleno fu abbastanza facile mentre nell'interno si trovò davanti ai due armigeri, le guardie del corpo che subito si strinsero intorno all'Infante per proteggerlo dal pericolo di aggressione. Carlotta continuava ad urlare, a tremare e a piangere, anche se aveva riconosciuto il suo uomo. Urla e soprattutto le due armi contadine brandite che immediatamente fecero scattare la decisione delle due guardie di portar via, subito, l'Infante. E pochi secondo dopo i loro passi rimbombarono sulle strette scale mentre dopo altri secondi si sentì dalla finestra della cameretta il rumore di una carrozza che partiva.

Carlotta era salva ma bisognava scappar subito. Saverio l'abbracciò, la confortò e il pianto si trasformò in lamento e tremore. Fuori dalla villa, Saverio imboccò con Carlotta una viuzza che attraverso il bosco saliva verso Treggiaia; la conosceva bene perché insieme ad altri l'aveva ripulita nei giorni scorsi e i due arrivarono in paese una ventina di minuti dopo. A Treggiaia (13) Saverio conosceva un contadino che lavorava con lui alla Cava e che una volta l'aveva invitato anche a pranzo. Sulla tavola pane, poco prosciutto e un bicchiere di vino. La casa era alla periferia del paese sul lato che guardava verso la Cava e quando Saverio e Carlotta arrivarono regnava il silenzio. Tutti dormivano.

Saverio si chiese se convenisse bussare alla porta o chiamare a gran voce il suo amico Bartolomeo, il nome di uno dei due santi patroni del borgo, col rischio di svegliare anche la famiglia di contadini accanto e provocare spavento e allarme. "Meglio, disse Saverio a Carlotta, acquattarsi in questa capannina dall'altro lato della strada e aspettare l'alba". Fu la prima notte in cui Saverio e Carlotta si abbracciarono . Nessuno dei due riuscì a prendere un vero sonno ma il calore reciproco che si fecero tenendosi stretti e dandosi per la prima volta qualche casto e tranquillizzante bacio li portò a un dormiveglia che soltanto il primo sole scosse. Bartolomeo li trovò lì quando entrò nella capanna per prendere un po' di paglia e subito riconobbe Saverio. Pensò a una fuga d'amore, e in certo senso lo era stata, per costringere i genitori a farli sposare, ma Saverio spiegò cosa era successo. E allora Bartolomeo disse subito che la Cava, la tenuta e la villa erano troppo vicini a Treggiaia per cui conveniva trovare un rifugio più lontano. "Il posto più adatto è a casa di mio fratello Lorenzo che ora sta a Palaia, disse, dove vi porterò subito. Il tempo per attaccare la vacca al barroccio e nel pomeriggio sarete al sicuro".

Così fu. Per un mese Carlotta rimase nascosta in casa di Lorenzo, aiutando la famiglia in cucina e nella stalla. Mentre Saverio tornò a Pontedera due giorni dopo spiegando ad amici e compagni di lavoro che il suo ingaggio per la Grande Festa era finito, il giorno prima della Pasqua anche la ragazza tornò a casa su un barroccio di Bartolomeo e Lorenzo diretto al mercato. Mamma Alda sapeva già tutto perché Saverio l'aveva informata e a chi le chiedeva dove fosse Carlotta rispondeva che era andata a lavorare da un contadino di Montopoli che aveva bisogno di manodopera per la semina e la produzione di latte e formaggio.

NOTE

13) Treggiaia ha mostrato con diversi ritrovamenti archeologici il suo passato etrusco. Il nome latino Tregiaria deriva probabilmente da tregge, carretti senza ruote tipico di quel borgo poi passato al comune di Palaia e con le riforme fasciste degli anni '30 a quello di Pontedera.

Capitolo VIII

………

Le cose si erano messe al meglio dopo la baruffa nella cameretta. L'Infante era stato portato via dalle guardie e aveva ripreso il viaggio verso Firenze in incognito e poco dopo la partenza tranquillizzato pur se un po' deluso della mancata notte d'amore. A Firenze avrebbe incontrato il Granduca Gian Gastone. E nessuno, fedeli guardie a parte, seppe mai di quella notte votata all'amore e finita con la baruffa e la fuga sia dell'Infante che della ragazza che non aveva voluto coricarsi con lui. E che non l' aveva ucciso a coltellate. Anzi, il coltello datogli dalla spia era rimasto nella cameretta, ma anche di questo progetto di attentato nessuno seppe nulla perché chi lo trovò pensò bene di prenderselo per sé.

Resta il mistero della spia al soldo dei Lorena che puntavano anch'essi al Granducato di Toscana. Dov'era finito? Era scappato, era tornato nel corteo spagnolo per cercare altre possibilità di uccidere l'Infante? Purtroppo non lo sapremo mai, con l'unica certezza che l'Infante se ne tornò sano e salvo dalla visita in Toscana. La peggior sorte andò al marchese Riccardi e ai suoi due figli che spesero un patrimonio per lanciare la candidatura borbonico-spagnola senza più la possibilità di rimettersi in piedi.

Ma questo non è il tema principale della storia della Grande Festa, di Carlotta e di Saverio che un anno dopo i fatti narrati si sposeranno, entrambi tornati al lavoro originario, vendemmia, semina e lavori domestici nelle case signorili per Carlotta e aiuto navicellaio e poi navicellaio per Saverio. Fecero figli ma per tutta la vita non si dimenticarono mai di cosa era successo. In certe notti con incubi e difficoltà di sonno per Carlotta; mentre Saverio si sentiva giustamente orgoglioso di cosa aveva fatto e riusciva a dormire sempre tranquillo il sonno dei giusti.

NOTE

14) Fu il cardinale Gabriello Riccardi a trasformare Villa Saletta, che i Riccardi possedevano dalla fine del XV secolo, in uno splendido e attivo borgo munito di una chiesa e di servizi per i contadini. Il cardinale spese molto in questo progetto che comprendeva anche il borgo di Roglio, progetto che contribuì ad ampliare la crisi finanziaria della famiglia. A Villa Saletta sono stati girati anche importanti film, come Fiorile, La notte di San Lorenzo e Good Morning Bablonia dei fratelli Taviani e Io e Napoleone di Paolo Virzì.

BIBLIOGRAFIA

"I Riccardi a Pontedera, il Palazzo di città e la fattoria La Cava", di Stefano Bruni e Donatella Stiaffini. Bandecchi & Vivaldi

"Il Palazzo Pretorio di Pontedera " di Christian Ristori e altri autori, Tagete Edizioni.

"Le ville della Valdera", di Maria Adriana Giusti e altri autori. Ecofor, Grafiche Pacini. 



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Evasione fiscale, Mattarella agli studenti: «Fenomeno indecente»

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