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Attualità venerdì 12 marzo 2021 ore 17:00

Casa mia non è una scuola, protesta degli studenti

I volantini di protesta appesi in varie parti di Pontedera
I volantini di protesta appesi in varie parti di Pontedera

I giovani hanno tappezzato la città come atto di protesta contro la annunciata chiusura a oltranza delle scuole. Lettera al sindaco Franconi



PONTEDERA — Gli studenti di Pontedera hanno protestato contro la possibile chiusura delle scuole per limitare il contagio da coronavirus. Nella serata scorsa i giovani hanno tappezzato la città con dei volantini volti a scongiurare nuove chiusure delle scuole. 

All'attacchinaggio si è aggiunta anche una lettera che il comitato Priorità alla scuola ha inviato a tutti i sindaci d’Italia. 

Questa la lettera indirizzata, in questo caso, al sindaco di Pontedera Matteo Franconi:

"Gentile Sindaco,
con la presente siamo a chiederLe di esprimersi pubblicamente, nella sua veste istituzionale, a difesa dell’apertura delle scuole nel nostro Comune. È quanto hanno fatto negli ultimi giorni sindaci e assessori di altri Comuni toscani, rivolgendosi anche al governo nazionale.

La chiusura delle scuole non dovrebbe essere presa in considerazione in zona arancione, e andrebbe scongiurata anche in zona rossa, a tutela dei diritti dei minori e di quello all’istruzione in particolare. La chiusura delle scuole non è ammissibile mentre la gran parte delle altre attività resta aperta.

I volantini di protesta appesi in varie parti di Pontedera 1

I volantini di protesta appesi in varie parti di Pontedera 1

È da Ottobre che studenti e studentesse delle scuole superiori seguono forme di “didattica mista”, eufemismo per dire che la didattica in presenza è decurtata del 50% o più. Le e gli adolescenti si chiedono se mai riprenderanno ad avere una scuola che funziona per accoglierli

I genitori si chiedono cosa resterà della credibilità della scuola al termine degli anni scolastici in pandemia. Insegnanti e dirigenti scolastici vedono i loro sforzi per mantenere la didattica in presenza rimessi di continuo in discussione e frustrati.

La sospensione della didattica in presenza per i servizi educativi e dei cicli inferiori (nidi, infanzia, primaria, secondaria inferiore) è una misura che calpesta le vite dei più piccoli e dei loro familiari. 

Siamo a dodici mesi dalla prima chiusura delle scuole nel 2020, e ormai conosciamo bene i danni che questa situazione ha provocato. Le e gli adolescenti hanno già subito abbastanza, non devono ricevere il colpo di un’altra chiusura, i danni in termini psicofisici e formativi stanno diventando irreparabili. Le e i più piccoli sono ancora meno in grado di gestire la didattica a distanza sia da un punto di vista organizzativo sia sul piano emotivo. Tutto ciò ha un impatto enorme sulle famiglie: tutte condividono le stesse difficoltà, ma sappiamo che sono quelle più fragili – sul piano sociale, economico, culturale – a pagare di più.

Le conseguenze della chiusura di ogni ordine e grado di scuola, di nuovo, si riverseranno sulle famiglie, già vessate psicologicamente ed economicamente, costringendo soprattutto le donne a ulteriori sacrifici. Alcuni faranno ricorso ai nonni, proprio quella categoria considerata fragile e a rischio, ma su cui moltissime famiglie si appoggiano non avendo altra scelta, per carenza di servizi pubblici.

L’esperienza di dodici mesi ci ha indicato che la chiusura delle scuole ha un impatto violento sull’intero tessuto sociale, e mette a repentaglio la salute intesa così come l’OMS la definisce sin dagli anni Cinquanta: “uno stato di benessere fisico, mentale e sociale e non semplice assenza di malattia”.

Si aggiunga che la Regione Toscana, insieme ai Comuni, ha fortemente sostenuto l’apertura delle scuole, dimostrandolo con i fatti. In questi mesi ha supportato l’implementazione di protocolli di sicurezza che hanno ben pochi equivalenti nel resto della società e della attività sociali. 

La campagna vaccinale ha subito contemplato il personale scolastico e ora un’altissima percentuale dei lavoratori e lavoratrici del mondo della scuola è già vaccinata

Proprio alla luce di quest’ultimo dato, nella nostra Regione, sarebbe incomprensibile una chiusura delle scuole giustificata con la necessità di accelerare un piano vaccinale che sta avanzando a scuole aperte, riscuotendo consenso e fiducia. Al contrario, vaccinare una categoria e poi lasciarla a casa, mentre altre – non contemplate tra le priorità del piano vaccinale – continuano a lavorare non vaccinate, eppure a stretto contatto con la collettività, costituirebbe un atto incomprensibile e sconcertante.

La scuola è un pilastro della vita sociale: non va chiusa; non sia di nuovo la prima a chiudere; caso mai sia l’ultima, nel malaugurato caso di un lockdown totale.

Certi della Sua attenzione nei confronti della Comunità che rappresenta e amministra le porgiamo i nostri saluti più cordiali. 

Priorità alla scuola".

I volantini di protesta appesi in varie parti di Pontedera 2

I volantini di protesta appesi in varie parti di Pontedera 2

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