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Attualità Sabato 11 Aprile 2026 ore 11:39

Dall'esame alla consegna del referto, "un'odissea"

La segnalazione di un pontederese che racconta i tempi di attesa per ricevere le risposte e il caos nel giorno deputato per riceverle



PONTEDERA — Il ritiro di un referto diventa per un signore pontederese una corsa ad ostacoli. Dall’esame effettuato alla consegna del risultato, un’odissea. E non solo per i tempi di attesa che devono trascorrere prima della risposta ma anche per l’organizzazione nel momento del recupero dell’esito finale. 

“Ho eseguito un’endoscopia – ha raccontato a Quinews il pontederese – ed ho aspettato i 40 giorni lavorativi canonici per ricevere i risultati dell’esame istologico che, all’ospedale Lotti di Pontedera, consegnano di giovedì”. E già qui sorge il primo problema. Perché se il giovedì fissato cade in un giorno di festa si va alla settimana successiva. E così via, superando i due mesi. Con l’ansia che inevitabilmente cresce perché, di fatto, si aspetta una valutazione che può sconvolgere la vita. 

Quando poi arriva il pomeriggio fatidico, nell’unico periodo stabilito, dalle 14 alle 15,30, il pontederese si presenta allo sportello. “Ma capito proprio – ha aggiunto - nel momento in cui c’è il cambio turno”. La sala è piena di utenti, anche loro in attesa mentre lo sportello è vuoto. Unico punto di riferimento nel dedalo ospedaliero un cartello affisso che consiglia di prendere il numero. “Mi avvicino ma il nastro è inceppato. Con pazienza lo disbrogliamo e consegno i numeri anche alle altre persone. Contemporaneamente iniziano a chiamare. Ma i nostri numeri – ha continuato – coincidono con quelli per gli ambulatori”. 

Lo smarrimento della maggior parte delle persone è evidente. Un andirivieni di errori, andate e ritorni in stanze sbagliate, scuse e occhi al cielo. C’è chi prova a chiedere al personale ma a nessuno, se non alla dipendente del front office, ancora assente, spetta di rispondere. “Nel frattempo la dottoressa che consegna i referenti è regolarmente nel suo ambulatorio, pronta a ricevere i pazienti che però sono in fila, fuori dalla porta, incerti sul da farsi”, ha spiegato.

Un paradosso che alla fine, con pazienza e sangue freddo si risolve. “Quello che dispiace e lascia qualche perplessità di troppo – ha concluso con rammarico – è la non organizzazione di un servizio che potrebbe scorrere senza intoppi e che invece si svolge con fatica e disorientamento”.


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