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Attualità lunedì 19 settembre 2016 ore 09:05

Fanghi, agricoltori si costituiscono parte civile

La Cia di Pisa sugli smaltimenti illegali: "Se i fatti venissero confermati significherebbe danni enormi all'ambiente e alla salute dei cittadini"



PONTEDERA — "Le notizie di questi giorni, relative all'inchiesta in corso sugli smaltimenti irregolari di fanghi in terreni agricoli delle province di Pisa e di Firenze, stanno generando sconcerto e allarme tra i nostri agricoltori. Se i fatti che leggiamo sulla stampa venissero confermati dalle indagini in corso, oltre ad aver creato danni all'ambiente e alla salute dei cittadini, correrebbero il rischio di creare danni gravissimi all'immagine di territori dove invece, da sempre, si pratica un'agricoltura di alta qualità, con parametri di tutela ambientale e paesaggistica molto elevati e unanimemente riconosciuti in tutto il mondo". C'è allarme nella sezione pisana della Confederazione italiana degli agricoltori dopo i recenti fatti di smaltimenti illegali in Valdera: "Come Cia di Pisa valuteremo con il nostro ufficio legale la possibilità di costituirci parte civile per far valere davanti al giudice la ragioni degli agricoltori della Valdera in questa brutta vicenda e utilizzare gli eventuali risarcimenti in campagne di comunicazione, allo scopo di valorizzare il territorio della Valdera e le sue produzioni agricole".

"Per questo - hanno ripreso dalla Cia - dichiariamo fin da subito il nostro pieno sostegno all'azione della Direzione distrettuale antimafia della Toscana e alla guardia di finanza, in modo che siano individuate e accertate velocemente eventuali responsabilità penali, o di altro ordine, e punite severamente. In questa fase è molto importante scongiurare il rischio di pericolose generalizzazioni o strumentalizzazioni che favorirebbero soltanto chi non rispetta le regole o le leggi. A tale riguardo, è importante informare correttamente sull'utilizzo dei fanghi di depurazione in agricoltura quale pratica legale, molto ben regolamentata a livello europeo, nazionale e regionale, sulla quale è in atto ormai da anni una legittima discussione, rispetto alla quale pensiamo sarebbe opportuno fare un salto di qualità. Sarebbe bene, difatti, liberarla da pregiudizi e strumentalizzazioni che purtroppo non mancano, sia tra i favorevoli che tra i contrari.Vorremmo poter ripartire da una rigorosa ed oggettiva campagna di informazione. Per quanto ci riguarda, il semplice principio di precauzione insieme al rischio di danneggiare l'immagine dei nostri territori ci fanno essere ad oggi contrari a queste pratiche. Tuttavia, non ci sentiamo di criminalizzare quegli agricoltori che, in maniera del tutto legale e trasparente, le attuano, magari spinti da un reale stato di necessità, spesso edulcorato o ignorato dai media, dovuto al crollo dei redditi nelle campagne".



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