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giovedì 22 agosto 2019

Attualità domenica 04 novembre 2018 ore 11:37

Un albero per ogni caduto e i Cavalieri nel '68

Ricordiamo ancora la Grande Guerra: il fascismo incrementò molto le iniziative patriottiche mentre i reduci diventarono Cavalieri nel '68



PONTEDERA — Sul tronco di un alberello del Parco della Rimembranza di Treggiaia, nella splendida collinetta davanti la Madonna di Ripaia, abbiamo trovato con gran sorpresa una targhetta metallica col nome di un caduto della Grande Guerra di cui oggi si festeggiano i cent'anni della vittoria. 

I caduti di Treggiaia e relativa campagna furono 32 - come si rileva dal monumento al centro del parco-giardino la cui iscrizione fascista è stata ovviamente cancellata come dovunque - e anche loro, come i 600mila caduti italiani, ebbero il nome fissato su un alberello piantato in loro onore. 

Fu il fascismo a volere nel 1925 i parchi della Rimembranza - a Pontedera fu realizzato tra la scuola Curtatone e la ferrovia - che dopo la Seconda guerra mondiale andarono in decadenza, salvo nel nord est, per motivi sia politici che di anni che passano. Ma chi cerca e guarda bene, qualcosa ancora trova. 32, si è detto, le vittime della frazione collinare (allora di Palaia) della Grande Guerra, mentre furono 'soltanto' 8 quelle del secondo conflitto

Ma in tutte le città, paesi e borghi rurali, i caduti militari del primo conflitto furono molti di più - alla Rotta 40 'contro' 17 - mentre il discorso si rovescia per quelle civili. I morti pontederesi nella Grande Guerra elencati nel monumento realizzato dallo scultore Kufferle in piazza Andrea (poi distrutto nel '44) furono 135, numero che sale però di parecchio con i morti del circondario.
Mentre quelli della seconda guerra furono meno della metà col bilancio però di quasi 200 vittime civili fra le bombe americane, le più tragiche come numero di vittime perché nel '44 si era nella fase dei bombardamenti a tappeto e non più mirati su obiettivi, mine tedesche che procurarono morti anche a distanza, e altro ancora.

600 ex soldati pontederesi e almeno 5000 dell'intera Valdera diventarono infine Cavalieri di Vittorio Veneto con l'onorificenza e una piccola pensione - 60 mila lire annue in due rate - loro concesse nel 1968. Un ordine cavalleresco presieduto dal Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat e teoricamente ancora aperto, ma dal 2008 senza più ex soldati da insignire. Ma per l'emozione, a Pontedera uno di loro morì cadendo di colpo al suolo quando fu chiamato, nel salone della Villa Crastan, a ricevere la medaglia e la pergamena.

Difficile fare il conto, ma in tutta la Valdera sono centinaia le strade e le piazze che tuttora portano il nome di personaggi, città luoghi sacri alla patria, legati alla Grande Guerra. Fra loro, Piazza Trento e Piazza Trieste (le due città riconquistate all'Italia), via Veneto (la guerra finì con la vittoria di Vittorio Veneto), via Cesare Battisti (il trentino fucilato dagli austriaci perché scelse l'Italia, via Diaz (il generale nominato dopo la rotta di Caporetto e che guidò la riscossa e la vittoria) e via e via fino ai Viale IV novembre. Il giorno della vittoria, oggi cent'anni fa, che però nella mente del popolo soprattutto è meno ricordato perché il IV novembre di 52 anni fa ci fu l'alluvione. Che idealmente mise un po' da parte Vittorio Veneto. La cui memoria è assai più viva nelle città e località del nord est dove la Grande Guerra fu concretamente e tragicamente combattuta e dove ora ci sono grandi cimiteri e monumenti di guerra, mentre sui monti restano ancora trincee e fortificazioni visitabili.

Mario Mannucci
© Riproduzione riservata



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