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Attualità venerdì 02 settembre 2022 ore 19:00

​Il coraggio della memoria

Domani l'anniversario dell'uccisione del Generale Dalla Chiesa. Pontedera lo dimentica nonostante prima lo ricordasse con un busto a Palazzo pretorio



PONTEDERA — Il 3 settembre ricorrerà il 40° anniversario dell'eccidio di Via Carini. A Palermo venivano trucidati il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo. Per il sesto anno consecutivo Pontedera non celebrerà la ricorrenza siccome il monumento, che ne ricordava la memoria, è stato rimosso e non più collocato in un luogo pubblico. 

È appena necessario ricordare che il 28 ottobre 1984, sotto i portici del Palazzo Pretorio, fu collocato un monumento a ricordo del sacrificio del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. La città era rappresentata dal Sindaco Carletto Monni. Dopo qualche mese il busto fu trafugato. Grazie a una colletta cittadina, fu acquistato un nuovo bronzo, e il 2 marzo del 1985 venne nuovamente sistemato nello stesso posto. Nell’occasione la popolazione rinnovò la testimonianza di stima e di “affetto” verso tutti quegli uomini dello Stato, caduti nell'adempimento del dovere. 

La statua è rimasta sotto il loggiato pretorile per trent’anni. Poi, una mattina del 2016, venne rimossa dagli operai che dovevano lasciare spazio a un esercizio di ristorazione. Nessuno pose la problematica di trovare un'alternativa per la sistemazione in un luogo pubblico, e tutt'oggi si discute su dove, se, e come collocarla. Tutt'ora, con lentezza si discute su dove, parchè, e se ricollocare il busto. Nel frattempo passano gli anni e scema il ricordo. "Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur" (Mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata) dicevano i latini. Mentre si discute sul come collocarlo e soprattutto sul perché, ecco che avanzano gli eroi negativi. Quale spirito di servizio può aver pervaso la decisione di un Generale dei Carabinieri che, rinunciando agli agi della pensione accettava l’incarico di Prefetto di Palermo, pur sapendo i pericoli che correva.

Bertold Brecht diceva: "Beato il popolo che non ha bisogno di eroi", e su questa frase, non sempre compresa a fondo, è venuta fuori la nuova generazione che, nella necessità di trovare eroi è andata cercarli all'estero. E così si ricorre ai miti-gadget: pensate a quei ragazzi che portano sulla maglietta il volto di un rivoluzionario sudamericano. Oppure, a chi va alla ricerca dei surrogati trovandoli nei rapper e nelle influencer. A parere mio il pensiero di Brechet andrebbe rivisto con: "Beato un popolo che riconosce di aver bisogno di eroi e li onora anche esponendo pubblicamente un cippo, un busto bronzeo, una statua in marmo o una targa ricordo". Se si dimentica in così poco tempo, la lotta alla mafia sarà ancora lunga e feroce. Abbassare la guardia, anche nelle piccole cose, sta a significare che le vittime sono morte invano.

Nicolò Stella


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