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giovedì 14 novembre 2019

Lavoro sabato 07 gennaio 2017 ore 11:34

"Il terremoto Piaggio viene da lontano"

Marcello Casati

Marcello Casati, sindacalista di Uilm, riflette sui recenti licenziamenti, spezza una lancia a favore della politica locale e accusa Colaninno



PONTEDERA — Ancora Piaggio. Ancora Ristori. La scia di polemiche, discussioni, confronti fra sindacati, politica e imprenditori non si arresta. I 48 recenti licenziamenti fanno ancora male e pesano sulla coscienza dei protagonisti del comparto metalmeccanico. Per il sindacalista Marcello casati ognuno ha le sue colpe ma il primo responsabile è Roberto Colaninno.

Casati spezza una lancia a favore degli amministratori locali: "In questi giorni particolarmente difficili per il mondo del lavoro, con la crisi delle Officine Ristori, ognuno cerca di dare sentenze e soluzioni a un problema sicuramente grave per l'occupazione in Valdera - scrive il sindaclista di Uilm. - Per esempio si attribuiscono le colpe di quanto sta accadendo ad amministratori che da appena tre anni siedono a Palazzo Stefanelli, ai quali non mi sembra giusto far fare la parte del Cireneo in questo interminabile calvario, conseguente a quello che personalmente definisco il post terremoto".

Casati specifica: "Quello che sta accadendo e che da anni sta sfracellando l'indotto in Valdera sono scosse di assestamento di un terremoto avvenuto anni addietro, avendo quale epicentro viale Rinaldo Piaggio. La cosa da valutare, è quella di capire se i danni causati dal terremoto sono solo da attribuirsi alla Piaggio, oppure anche il nostro indotto, come avviene per molti paesi che subiscono il terremoto, non hanno fatto nulla di antisismico per avere un minimo di protezione nei confronti degli abitanti".

Poi il sindacalista individua quello che, a suo dire, è il primo responsabile della situazione odierna: "Personalmente continuo a pensare che la colpe maggiori sono da attribuirsi alle scelte fatte da Colaninno da alcuni anni a questa parte. Nessuno e nemmeno il sottoscritto, nonostante più volte il presidente della Piaggio mi abbia additato di essere blasfemo quando gli contestavo di avere indebolito oltremisura le produzioni e in particolare la parte sperimentale dei suoi prodotti da Pontedera, poteva e doveva vietare al nuovo Gruppo Piaggio di avere nuovi mercati e stabilimenti nei paesi dell'est dove il mercato delle moto è notevole".

"Quello che gli viene contestato è il fatto di avere fatto scelte diverse da quelle promesse ai governi e al territorio - prosegue Casati - quando la Piaggio gli è stata regalata dalla politica romana e fiorentina. Quando Sabelli, allora amministratore delegato della Piaggio, venne a Roma ai vari ministeri a spiegare il futuro produttivo e occupazionale della Piaggio e dello stabilimento di Pontedera, le cose erano chiare a tutti".

Tutta colpa della Piaggio? "Sicuramente no - conclude Casati. - Tutti, chi più e chi meno, abbiamo responsabilità per quanto è accaduto. Certi padroncini dell'indotto, che non vedevano oltre il proprio naso. La politica e le stesse amministrazioni, da Pontedera a Firenze, oramai in letargo da troppi anni. Il sindacato. Oggi osservo che per far capire alla gente alcuni pensieri si usano, o si sono usati anche dal sottoscritto in passato titoli di film: Titanic, Mamma ho perso l'aereo, ecc”. Per noi del sindacato Piaggio, ritengo quello dell'armata Brancaleone alle Crociate, sia il più adatto".

In ultimo, un appello a tutti i responsabili dell'economia provinciale: "Sediamoci tutti assieme per salvare il salvabile. Se non vogliamo che anche la Valdera diventi un deserto inabitabile".



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