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Cronaca domenica 30 maggio 2021 ore 14:58

Muore lo storico titolare del bar La Loggia

Amerigo Baldini (foto da Fb)

Per decenni con la moglie Diva ha gestito il bar sul corso Matteotti, ora in mano alla figlia Sonia. Americo Baldini aveva 87 anni



PONTEDERA — "Ci ha lasciato una grande persona, davvero gentile, stimabile, laboriosa e dabbene, Amerigo Baldini. Pilastro di una famiglia che è stata e resta tutt'oggi protagonista della storia di Pontedera", queste le parole di Riccardo Minuti nell'annunciare la scomparsa a 87 anni dello storico titolare del bar La Loggia, sul Corso a Pontedera, ora gestito dalla figlia Sonia.

La salma è stata esposta alla Cappelline della Misericordia. Il funerare di Amerigo Baldini alle 10 di martedì 1 Giugno, nella chiesa di San Giuseppe.

Per ricordare la figura di Amerigo, Minuti ha riportato un suo vecchio racconto.

"...in quei primi anni Sessanta segnati dal dilagare dei bar, nascevano infatti anche le imprese di ristorazione dei fratelli Baldini. Il bar di Amerigo Baldini spuntò sotto la loggia di viale Italia dalla parte dei numeri civici pari, con successivo trasloco all’ombra della loggia di fronte contrassegnata dai numeri dispari, dove si trova tutt’oggi. Seppure in un ambiente ristretto, con il vantaggio di poter sfruttare il loggiato, il bar prese subito quota. Esso era il primo bar per alcuni… e il secondo per tutti. Infatti anche chiunque avesse altri bar di riferimento e di ritrovo, da Amerigo, spesso si fermava comunque. Per la posizione centrale del bar nel quartiere crescente, per il mestiere, la pazienza e la gentilezza squisita di Amerigo e di Diva, anche perché, nonostante gli spazi non consentissero grandi attività di richiamo, al bar si ritrovavano i più singolari personaggi di Fòr der Ponte com’era. Chi non ricorda i fratelli Accettoni: Giuglino, Emilio e Primino? E chi non rammenta Angiolone, Memme, Remo, Ricotta, Giannino, il Mami, il Pirata, Cimitero… e Toppino che appariva sovente… Era il festival di una varia umanità, allegra, spensierata e giuliva, che anche un solo bicchiere di vino rendeva felice. Dilagavano in serie battute, ironie e un reciproco continuo dileggio. Eppure tutto avveniva senza mai debordare in offese triviali. Con una spontanea attitudine anzi, nel sapere svillaneggiarsi con stile e con garbo. Un esempio di qualche impertinenza e sfottò?Primino: “Sei un cervello baato!” - Toppino: “O beiii! Nasellooooo!” - e se scorgeva una guardia nei paraggi (ma anche se no), urlava improvviso: “Arrestatili tutti!” - Ancora Primino: “O cosa c’hai ner capo, e pioppini?” - Giuglino: “Sì e te c’hai le pineggiole!” “Stai attento ’un’è ’r bé che fa male… è il ri bé!” “Te l’ha detto anche ’r dottore: vacci piano. Ma te ’un la voi capi’, sei più duro der pan’ di saìna!”“Senti chi parla… ciuccianespole… Te sì che sei duro… Duro come le pine verdi…”.Poi passava Cimitero che con la sua vocina stridula gridava: “Alè granataaa!!!”

Quando appariva Celestino, di solito veniva ben governato a suon di gotti e quindi sospinto alla sua solita performance. Braccia larghe e occhi socchiusi, dava fiato al suo canto struggente: “Usignoolooo, ma come (sospirone) eh sa di pianto ela tua voceeee… mi dice il cuore che (sospirone) eh non trovi pace…”Poi tutto a un tratto il pathos esauriva… si spegneva il gorgheggio… e Toppino inveiva minaccioso sventolando il montante verso qualcuno più accanto: “Ti spacco ’r capo!”Perciò chi si trovava vicino faceva bene a starsene in guardia. Era un teatrino. E Amerigo, persona d’indole mite, tranquilla e tollerante, talvolta non poteva esimersi però dal richiamare l’allegra compagnia quando debordava oltre le righe. A dire il vero in qualche occasione Amerigo s’arrabbiava davvero, e ne aveva ben donde. Per noi ragazzini del viale Italia quello era il “Festival”. Fu Carlo Lazzereschi (Cacciavite) per primo a battezzarlo così. E chiunque scorgeva quel coacervo di sagome allegre e gioconde sotto le logge al bar di Amerigo, subito s’incaricava di suonare il din don chiamando a raccolta gli amici..."


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