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Attualità venerdì 08 aprile 2016 ore 11:45

Pozzo e campi inquinati, parla Arpat

Uno sversamento di gasolio

Sull'incidente dell'oleodotto bucato e la fuoriuscita di gasolio a Montecastello l'agenzia di tutela ambientale chiarisce: "Nessun rimpallo con Eni"



PONTEDERA — "Non c'è stato alcun rimpallo tra Arpat ed Eni in considerazione dei diversi ruoli e di conseguenza delle competenze, assai diverse e definite dalla normativa di settore. Nel caso specifico, Eni ha confermato l'inquinamento del pozzo ed ha attivato le attività per cui non ci sono stati motivi di contrasto". Così l'Agenzia regionale per la tutela ambientale chiarisce il caso del furto all'oleodotto nelle campagne di Montecastello e del conseguente inquinamento da gasolio di falde e campi circostanti denunciati nei giorni scorsi sulle pagine della stampa locale.

In una nota, Arpat ripercorre la cronologia dei fatti:

  • il giorno 3 dicembre 2015 alle 14,24 è pervenuta al dipartimento Arpat di Pisa, da parte della referente Urp in servizio al numero verde di Arpat il giorno precedente, una richiesta di informazioni relativamente alla telefonata ricevuta in data 2 dicembre dal proprietario del pozzo ricordato negli articoli, che si diceva preoccupato che l'acqua dello stesso potesse essere stata contaminata da idrocarburi (si avvertiva il caratteristico odore del gasolio), a seguito dell'incidente per tentato furto ai danni dell'oleodotto Eni avvenuto a 250 metri dalla propria abitazione;
  • l'interessato, infatti, era stato consigliato da un tecnico Eni di mettersi in contatto con Arpat per ricevere informazioni in merito;
  • personale Arpat che ha seguito l'incidente ha immediatamente attivato tecnici che, per conto di Eni, effettuavano le operazioni di messa in sicurezza di emergenza successive all'effrazione. Più precisamente agli stessi è stato chiesto di contattare telefonicamente il proprietario del pozzo al fine di concordare un sopralluogo per verificare l'eventuale situazione di inquinamento;
  • l'interessato, ricontattato dalla referente Urp intorno alle 16 del 3 dicembre, ha riferito di essere già stato chiamato da Eni, con cui si era accordato per un intervento il giorno successivo e si è mostrato soddisfatto del tempestivo intervento, per il quale ringraziava;
  • nei giorni successivi, personale tecnico Arpat è stato aggiornato da tecnici Eni che confermavano la presenza di gasolio nel pozzo in questione, manifestando inoltre l'intenzione di fornire al proprietario una cisterna di acqua potabile per l'approvvigionamento idrico;
  • nei mesi successivi né al nostro sportello Urp né al dipartimento Arpat di Pisa sono state inviate ulteriori segnalazioni in merito alla situazione;
  • Eni aveva inviato al Comune di Pontedera, alla Provincia di Pisa, alla Regione Toscana, alla Prefettura di Pisa e per conoscenza ad Arpat e Asl Valdera la notifica di potenziale contaminazione prevista dalla normativa in data 27 novembre 2015. Al Comune, in particolare, l'informazione doveva essere inviata essendo l'Ente amministrativamente competente in materia di bonifiche, secondo la normativa regionale. Eni, inoltre, ha provveduto alla compilazione dell'apposito modulo sul portale Sisbon nel quale vengono registrati i dati relativi ai procedimenti di bonifica;
  • attualmente sono in corso, da parte di Eni, le indagini per definire l'entità e l'estensione della contaminazione.

Secondo Arpat, quindi, "lo sversamento dovuto a un'effrazione di ignoti è stato gestito fin dall'inizio secondo le procedure previste in questi casi, poiché sono state attivate le dovute misure di messa in sicurezza, sono stati adottati provvedimenti per ridurre, per quanto possibile, i disagi".

In merito alla velocità di risoluzione, Arpat precisa che "come accade nella gran parte degli incidenti con rilascio di prodotti petroliferi, le necessarie operazioni di messa in sicurezza, di indagine e di bonifica, generalmente non sono brevi". E cita il caso dello sversamento dello stesso oleodotto avvenuto nel dicembre del 2014 a Latignano la cui bonifica non è ancora completamente conclusa.



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