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Attualità domenica 19 giugno 2022 ore 07:30

Quando il sagrestano precipitò in chiesa

122 anni fa Faustino Bertoncini cascò dalla scala e due secoli fa nella chiesa del Crocifisso morì una giovane donna che si appoggiò malamente e cadde



PONTEDERA — Chi sa quanti poveri cristiani si saranno rifugiati nella 'chiesa vecchia' - nel popolo pontederese si chiama ancora così - durante il medio evo dei secoli bui. Era ed è la chiesa del Santi Filippo, Iacopo e Biagio costruita fra il 1270 e il 1272. Fu il popolo a volere questa chiesa e fu la Repubblica Pisana a concedere la costruzione.

Nel '600 la chiesa andò a fuoco e fu ripristinata, e chi sa quanti si saranno rifugiati in quel luogo sacro durante gli assedi e le stragi che spesso ne seguivano. Qualche volta arrestandosi sulla soglia del luogo sacro. Ma anche nella 'chiesa vecchia' si può morire..

In tempi più recenti due persone morirono nella chiesa di Pontedera denominata, appunto, 'vecchia'. Per prima, due secoli fa, vi morì una giovane donna incinta che era andata per vedere la coppia dei 'signori' che governavano Firenze e l' intera toscana. Erano venuti in visita a Pontedera. La donna volle 'veder bene' in mezzo alla folla radunata in chiesa, si appoggiò male e cadde perdendo la vita.

Centoventi anni fa, quando era già stato costruito anche il duomo e la chiesa era passata, per così dire, in secondo luogo, il sagrestano era un Bertoncini. Faustino Bertoncini. Morì una disgraziata mattina precipitando dall' alta scala che aveva appoggiato sull'altare e pulire gli addobbi sovrastanti.

La morte, quando vuole arrivare, non rispetta nessuno. Neanche in luogo sacro e un sagrestano col nome di Faustino.

Quando invece la morte intende di intervenire, non bastano neanche le alluvioni. Nel '66, l'anno della grande alluvione, nessun pontederese perse infatti la vita nella città allagata dall'Era che strappò l'argine della montagnola piombando a valanga sul viale IV Novembre. La gente controllava a vista finché spuntò da sotto il ponte della ferrovia un 'disgraziato' che che spinto dalla corrente 'navigava' abbracciato a un covone di fieno.

Per quel poveraccio si temeva il peggio, ma il ponte napoleonico lo salvò. La piena arrivava infatti a sfiorare l'arco del ponte, al quale il naufrago si aggrappò aiutato dalla gente che da sopra gli tese le mani e gli lanciò una corda. Una specie di miracolo.


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