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Attualità martedì 07 febbraio 2017 ore 13:40

"Quattrocento operai in solidarietà"

A febbraio la Piaggio ha calcolato il raddoppio di produzione su due linee ma un calo in altri reparti. Parla la Rsu Fiom



PONTEDERA — "La Piaggio ha comunicato alla Rsu il raddoppio della produzione in febbraio su due linee di montaggio e la conseguente anticipazione dell'ingresso in fabbrica di 180 lavoratori a part-time verticale . Negli stessi giorni invece, più di 400 operai, con stesse mansioni e stesso livello professionale, verranno messi a casa, in solidarietà, per un calo produttivo in altri reparti". A dirlo è la Rsu Fiom Cgil che commenta la situazione dello stabilimento di Pontedera in questi giorni.

"La solidarietà - dicono Massimo Cappellini, Adriana Tecce, Giorgio Guezze, Massimiliano Malventi, Francesco Giuntoli, Antonella Bellagamba, Simone Di Sacco - si conferma ancora una volta quella che denunciamo da sempre: un accordo che lascia all'azienda totale discrezionalità nella gestione dell'orario di lavoro e che le permette di dividere gli interessi dei lavoratori. E' evidente l'interesse al fatto che lavoratori a part-time abbiano un prolungamento del contratto di lavoro ma è inaccettabile che questo avvenga a spese del lavoro e del salario di altri operai".

E aggiungono: "Per di più, l'azienda sceglie a proprio arbitrio le persone da collocare in solidarietà, al 60 per cento del salario, e spesso i lavoratori coinvolti sono principalmente quelli con problemi fisici, problemi spesso causati da anni di lavoro ai ritmi troppo intensi della catena di montaggio. Ed ancora, mentre lavoratori di diversi reparti vengono lasciati a casa per mesi interi, i prodotti che dovrebbero essere fatti qui a Pontedera, e proprio in quei reparti, arrivano in quantità elevata e crescente dagli stabilimenti all'estero. Ed è inaccettabile che gli ammortizzatori sociali, pagati dall'INPS con i soldi dei lavoratori, stiano finanziando da anni il trasferimento di parte della produzione all'estero".

"Noi della Rsu Fiom - concludono i sindacalisti - non abbiamo firmato il contratto di solidarietà, perché chiaramente elemento di divisione e di discriminazione dei lavoratori, e continueremo a batterci per obiettivi che affrontino le reali esigenze presenti in fabbrica, affermino i diritti dei lavoratori e ne migliorino le condizioni di lavoro".

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