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martedì 10 dicembre 2019

Attualità domenica 01 dicembre 2019 ore 09:54

Residenti o forestieri, questo il problema

Quando negli anni 70 si decise di liberare il Corso dalle auto scoppiò una mezza rivoluzione. E ora la Lega chiede soste per i cittadini del centro



PONTEDERA — C'è una foto del '67, l'anno dopo l'alluvione, che mostra il Corso pieno di Fiat '500 - allora l'auto più gettonata e in città rilanciata proprio dall'alluvione con sconti per comprarne una nuova - in marcia o parcheggiate sul lato sud. (Per intenderci, quello dalla Banca Toscana fino a bar ora Giannini). Mentre la gente cammina sui marciapiedi, poi aboliti. E quando il comune decise negli anni '70 di pedonalizzarlo, il Corso, cominciando dal tardo pomeriggio per poi arrivare alla decisione definitiva con sole apertura mattutine ai furgoni dei fornitori, in città scoppiò una mezza rivoluzione. Al grido, soprattutto dei commercianti, di "se togliete le auto ci rovinate!".

Per farci passare le prime auto, negli anni '30 la statua del nostro grande artista fu invece spostata dal piazzone - ribattezzato addirittura piazza dell'impero - a piazza Belfiore rinominata Andrea. Ma di queste novità legate al nuovo mondo dominato dalle auto ce ne furono, ce ne sono e sicuramente ce ne saranno molte che continueranno a muovere contrasti e proteste popolari e politiche finché le auto saranno abolite e si viaggerà, tiriamo a indovinare, su piccoli elicotteri.

Proteste come quella fatta dalla vivace avvocatessa e consigliera leghista Rebecca Stefanelli - il cognome riporta alla storia cittadina e fa tutt'uno col palazzo comunale - che in consiglio ha appoggiato le richieste dei residenti del centro di avere posti auto per loro nella zona a traffico limitato-vietato e al grido di "prima i residenti e poi i forestieri!".
L'assessore competente, Mattia Belli, le ha risposto che, insomma, Pontedera e il suo commercio campano molto su chi arriva dal contado - termine aulico e non dispregiativo - mentre i nuovi e allungati servizi di navetta (da domani, lunedì, in funzione) miglioreranno la situazione, tesi che però non accontentano i residenti. Obbligati, ha detto la Stefanelli, a portare portare le auto a 700 metri di distanza.

Di casi come questi ne sono 'scoppiati' a iosa da quando le auto sono diventare protagoniste ma, francamente, non ce la sentiamo di dar ragione a chi vuole la macchina sotto casa o al comune impegnato a offrire spazi anche (e soprattutto?) alla gente di fuori. Ma se è vero che restando neutri si rischia di finire nel girone dantesco degli ignavi, "color che visser 'sanza infamia e sanza lodo", preferiamo correre il rischio.

Mario Mannucci
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