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Attualità domenica 15 dicembre 2019 ore 11:30

​Una città (anche) da turismo

Ieri 150 turisti proveniente da varie parti della Toscana sono arrivati con tre pullman per visitare il teatro Era e il Museo Piaggio. Questa è una delle strade più giuste per crescere



PONTEDERA — Prima il Teatro Era diventato di importanza nazionale, poi il Museo Piaggio. Con tre pullman sono sono arrivati in 150 da Firenze, Lucca, Castelfiorentino e altre località toscane e se ne sono ripartiti molto 'soddisfatti', possiamo testimoniarlo direttamente perché abbiamo fatto da guida al Museo e abbiamo raccontato la storia della Piaggio dalla nascita ai tempi attuali che stanno per toccare il secolo di vita. 

Al Teatro Era è stato invece il direttore Luca Dini a spiegare ai turisti come e perché è nato questo teatro 'un po' strano' che si differenzia non poco da quelli tradizionali, mentre dopo la visita al museo chi scrive ha fatto un excursus dal 1924, quando la Piaggio di Genova comprò la piccola fabbrica pontederese preesistente e, aiutata anche dal riarmo italiano, portò più di 10 mila lavoratori in fabbrica. Poi, a guerra finita in distruzione, la ripresa all'insegna della Vespa e derivati, compreso il mitico Ciao che negli anni '70 fu un vero boom tanto che l'azienda dovette portare il personale a quota 12 mila, stagion d'oro ahimè durata poco perché il calo degli acquisti portò alle 3250 lettere di cassa integrazione 'sine die' per altrettanti lavoratori. La stragrande maggioranza dei quali non rientrò più in fabbrica, una situazione che fa ancora venire i brividi come quella dell'ex Ilva di Taranto che sta mandando a casa 3500 addetti alla produzione dell'acciaio. 

Ai turisti soci Coop abbiamo raccontato l'ingresso degli Agnelli nella Piaggio, l'accordo finanziario fra le quattro e le due ruote e l'amore e poi il matrimonio, in verità durato poco, fra Antonella Piaggio e Umberto Agnelli, vent'anni dopo l'arrivo alla presidenza di Giovannino Agnelli che un male inesorabile strappò presto alla sua giovane vita e, su su, la decisione di portare a Nusco le officine meccaniche che sollevò una specie di rivoluzione, vinta, in città. Fino all'attuale situazione dell'azienda guidata da Pontedera ma con fabbriche divise in due con quella di Pontedera indirizzata alla produzione per l'Occidente e quelle asiatiche indirizzate a quelle vastissime e lanciatissime aree. Insomma, gioia e dolori, come (quasi) sempre succede.

Ebbene: i 150 hanno ascoltato questa storia in silenzio e con grande interesse, un po' delusi soltanto quando abbiamo spiegato che la recente fiction televisiva "Erico Piaggio, un sogno Italiano" vista da quasi 6 milioni di telespettatori era ricca di invenzioni non corrispondenti alla realtà pur nel quadro della vicenda legata al miracolo Vespa che consentì la ripresa dopo le distruzioni belliche. 

Ebbene bis: se il Museo è già lanciato, l'arrivo di 150 gitanti e l'attenzione con cui hanno seguito le visite al teatro e al museo ci hanno confermato quel che abbiamo pensato fin da un quarto di secolo fa, e cioè che Pontedera, circondata dalla Valdera alta bassa e di là d'Arno, ha potenzialità interessanti e ancora superiori a quelle già raggiunte. 



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