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Attualità giovedì 05 novembre 2026 ore 07:00

Videogiochi e socialità, per i giovani ecco EduGamingZone

Il gaming diventa uno strumento di relazione, educazione e crescita. Il referente, "stiamo con i ragazzi, partiamo dalle loro passioni"



PONTEDERA — C’è un filo che unisce milioni di persone da Tokyo a Berlino, da Los Angeles a Milano, a Pontedera: il piacere di giocare. Ma dietro al divertimento i videogiochi stanno assumento un ruolo sempre più riconosciuto come leva di benessere, apprendimento e connessione sociale.

Scommette sulla socialità del gaming il nuovo spazio dedicato ai giovani, che sarà inaugurato l'11 Novembre alle 14,30 allo YouthLab del Centro Poliedro in piazza Berlinguer, dove oltre allo schermo si incontreranno innovazione e progettazione educativa.

Il servizio è gestito dalla cooperativa Arnera e nasce dalla collaborazione con EduGamers for Kids, all'interno di una rete che promuove un approccio all'utilizzo del gaming nei contesti educativi. La EduGamingZone non è una semplice sala videogiochi, ma un luogo nel quale il gioco digitale diventa un'opportunità per incontrarsi, costruire relazioni, sviluppare competenze e sperimentare nuove forme di socializzazione. L'obiettivo è superare la tradizionale distinzione tra mondo reale e mondo digitale, riconoscendo che gli ambienti virtuali rappresentano oggi contesti importanti nella quotidianità delle nuove generazioni.

"Arnera ha sempre promosso l’innovazione basandosi su tre pilastri fondamentali: osservazione, contaminazione, costruzione. Abbiamo ritenuto essenziale - ha spiegato Lorenzo Carlotti, referente della rete EduGamers4Kids per la cooperativa - colmare un divario tra le figure educative e il mondo che i giovani d’oggi vivono. Il gaming diventa così territorio educativo e uno strumento relazionale per colmare un gap generazionale esistente. Non chiediamo ai ragazzi di giocare al classico gioco educativo creato su misura, ma siamo noi a stare con loro e nel loro modo, come educatori ed appassionati videogiocatori. Parliamo con la stessa passione e tramite questa raggiungiamo le sfere educative necessarie".

Il presupposto del progetto è chiaro: per accompagnare i ragazzi nella loro crescita è necessario conoscere i loro linguaggi, i loro interessi e i contesti che frequentano, compresi quelli digitali. Il gaming può così diventare un punto di accesso privilegiato alla relazione educativa, trasformando un'esperienza spesso considerata esclusivamente ricreativa in un'occasione di apprendimento e partecipazione.

Elemento centrale del modello è la figura dell'edugamer, un professionista che utilizza il videogioco come strumento educativo, condividendo esperienze di gioco con i ragazzi anche all'interno degli ambienti virtuali da loro frequentati. "Una figura formata specificatamente, con un percorso di selezione e valutazione, in collaborazione con la Rete Edugamer4Kids 4.0, promossa da Crescere Insieme onlus, realtà torinese attiva da oltre quarant'anni, di cui facciamo parte, e che Arnera identifica come figura innovativa: educatore di professione, videogiocatore per passione - ha concluso Carlotti - consapevoli che il gaming e il digitale abbiano dei lati oscuri, siamo altrettanto consapevoli nel non lasciarci sopraffare, con l’obiettivo di fare luce e ribaltare un potenziale negativo".

La sfida è insomma quella di non demonizzare il gaming, ma conoscerlo, comprenderlo e imparare a utilizzarlo come opportunità educativa. Perché oggi educare significa anche saper entrare nei mondi che i ragazzi abitano, costruendo insieme a loro nuove possibilità di relazione, crescita e partecipazione.


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