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Attualità martedì 29 agosto 2023 ore 10:45

Villetta, Fattorie Toscane: "Ricorsi temerari"

La legale della proprietà di Villa Toscanelli replica alla famiglia Cerretini: "Sapevano dove stavano costruendo, occupati anche 700 metri quadrati"



PONTEDERA — Alle proteste della famiglia Cerretini, proprietaria della villetta da demolire secondo il Consiglio di Stato, alimentate anche da manifestazioni di solidarietà di diversi cittadini, ha deciso di rispondere la società Fattorie Toscane Società Agricola, proprietaria della storica Villa Toscanelli Riccardi.

Nel caso specifico, la società ha replicato tramite il proprio legale, l'avvocato Giorgia Baldan. "Al contrario di quanto vanno sostenendo i signori Cerretini e alcuni cittadini, intervenuti sulla vicenda, non vi è alcun motivo per attendere l’esito dei ricorsi ancora pendenti che, a mio avviso e sulla base delle varie sentenze pronunciate sul caso, sono del tutto infondati e temerari - ha chiarito - questi sono stati promossi al solo e unico scopo di tentare di rinviare l’ordinanza di demolizione, decisa dal Consiglio di Stato in via definitiva".

"In buona sostanza, l’unico rimedio dei signori Cerretini è quello di chiedere i danni al Comune di Ponsacco che ha rilasciato loro un titolo edilizio giudicato illegittimo dai giudici amministrativi - ha aggiunto - tutte le altre ulteriori iniziative giudiziarie e mediatiche sono contrarie proprio alla legalità tanto citata dai signori Cerretini e dai propri sostenitori in questi mesi".

Per l'avvocato, violare un giudicato significa far venir meno la certezza del diritto. "Non posso non evidenziare che appare del tutto fuori luogo oltre che irriverente il richiamo al giudice Borsellino, che nelle sue espressioni si riferiva sempre e comunque alla questione di cui si è occupato ovvero la lotta alla mafia - ha proseguito - l’immobile è stato dichiarato abusivo dal Consiglio di Stato, in quanto il titolo rilasciato dal Comune si basava su presupposti non corrispondenti alla realtà, e deve essere demolito".

Riportando una sentenza del medesimo Consiglio di Stato, inoltre, il legale evidenzia come la demolizione sia prevalente sul diritto all'abitazione. "Esso non può essere invocato per paralizzare la demolizione di un immobile abusivo, specie nei casi in cui vi è stata la consapevolezza di costruire nonostante la pendenza dei giudizi promossi da Fattorie Toscane, rivelatisi fondati - ha spiegato - ciò che i signori Cerretini non hanno molto probabilmente detto ai propri sostenitori è che hanno deliberatamente scelto di costruire una casa sulla base di un titolo edilizio al vaglio di legittimità del giudice amministrativo".

Come riportato dall'avvocato Baldan, quando la costruzione era appena iniziata, il Consiglio di Stato aveva già accolto l’appello cautelare di Fattorie Toscane. "Ciononostante i signori Cerretini hanno continuato con celerità e poi ultimato i lavori nonostante l'ordinanza che, a Gennaio 2018, li avesse sospesi - ha continuato - inoltre, non si legge sulla stampa e sui social che l’immobile è stato costruito in violazione delle distanze dal confine di proprietà di Fattorie Toscane, che si è vista anche occupare circa 700 metri quadrati sui quali è stato ottenuto sequestro giudiziario. Senza dimenticare che i signori Cerretini, come emerge dalle visure, hanno plurime proprietà immobiliari: la villetta al centro del contenzioso non è, dunque, l'unico a loro disposizione".

Nel frattempo, l'udienza del Consiglio di Stato è stata rinviata al 28 Settembre. "Si tratta di un’udienza fissata in quanto il viceprefetto di Pisa, delegato alla demolizione, ha pensato di chiedere chiarimenti sul fatto se sia tenuto a provvedere alla demolizione al posto del Comune di Ponsacco - ha concluso - al di là del fatto che la sentenza è chiara sul punto, si evidenzia che al contrario di quanto riportato dai signori Cerretini, il Comune scrive di non essere stato inerte e chiede altri 180 giorni per eseguire l’ordinanza di demolizione: né il viceprefetto né il Comune chiedono di attendere l’esito dei giudizi dei signori Cerretini. Entrambi, infatti, sanno bene che violare il giudicato costituisce fatto di rilievo anche penale".


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