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Attualità martedì 17 marzo 2020 ore 14:30

"Sono stati i giorni più duri della mia vita"

Chiara Giani a Shanghai
Chiara Giani a Shanghai

Una storia pontederese dalla Cina, la giovane Chiara Giani ha vissuto settimane da sola. Il consiglio: "State in casa, fidatevi del Governo"



SHANGHAI (CINA) — In Cina, come in Italia, per pochi giorni è ancora inverno. Il clima più o meno è lo stesso. Il 21 marzo è l'equinozio di primavera, in Italia lo vedremo prevalentemente dalla finestra o in giardino, per chi ce l'ha.

Ma la primavera cinese, in un certo senso, è in anticipo su quella italiana. Nell'immenso paese asiatico infatti il Coronavirus ha preso piede almeno un mese e mezzo prima e la popolazione è stata isolata, sia a Wuhan che nell'Hubei che in tutto il paese, ben prima dell'Italia. 

Ora in Cina si inizia a vedere la fine dell'emergenza, la classica luce in fondo al tunnel. Il Governo cinese ha deciso restrizioni severe quando c’erano solo 571 casi confermati in tutta la Cina e 17 morti. Qui in Italia le misure di restrizioni a tutta la penisola, giunte con i decreti annunciati da Conte, sono arrivate quando erano già noti migliaia di casi positivi al Coronovirus e centinaia di morti. 

Chiara Giani ha vissuto l'emergenza cinese in prima persona e quella italiana dai media e dai racconti dei suoi parenti

Chiara ha 27 anni, è nata e cresciuta a Pontedera e ha studiato lingue orientali all'Università di Venezia. E' sorella di Tommaso, di cui abbiamo parlato più volte. Si è specializzata in lingua cinese e vive in Cina dal 2016. Prima a Kunming (città di sette milioni di abitanti nel sud ovest del paese) e dal dicembre 2019 a Shanghai, megalopoli di trenta milioni di abitanti.

Chiara ha raccontato a QUInews Valdera come ha vissuto questi mesi, nel pieno dell'emergenza Coronavirus. Dapprima i suoi genitori volevano che tornasse a casa, poi la situazione si è ribaltata. La 27enne ha vissuto settimane di isolamento in casa: "E' stato uno dei momenti più duri della mia vita, non credo di essermi mai sentita tanto sola quanto in quei giorni".

Shanghai in questi giorni

Un periodo e una solitudine che però sono serviti: "Sì, perché adesso, dopo aver seguito le direttive del governo le cose stanno pian piano ripartendo, ormai è da più di due settimane che siamo rientrati a lavoro e anche nello Hubei, dopo il picco di contagi di quasi un mese fa adesso ce ne sono 9100 e calano di un migliaio al giorno".

Qual è il consiglio che daresti a noi che siamo in Italia?

"Credo che si debba cercare di avere fiducia nel Governo, essere solidali e fare del nostro meglio per rispettare le misure di sicurezza. In Italia tendiamo ad essere sempre ipercritici verso il nostro Governo e in generale, che non è sempre un male intendiamoci, ma per superare questo momento bisogna cercare di fidarsi delle autorità, quindi uscire il meno possibile, limitare spostamenti ed evitare assembramenti di persone. Non sarà facile, sarà un periodo duro, ma se uniamo le forze supereremo anche questa".

Il suo isolamento è durato più di venti giorni: "Io a lavoro sono rientrata lunedì 17 febbraio. Il periodo di quarantena in Cina è iniziato con il Capodanno cinese, il 23 gennaio. I festeggiamenti durano 7-8 giorni e poi si rientra a lavoro, ma quest'anno non è andata così. Già durante il Capodanno erano iniziati i tagli ai collegamenti fra le varie città, anche fuori da Hubei".

La vista da una finestra della casa dove abita Chiara, Shanghai 

"Dal 3 febbraio al 17 abbiamo lavorato da casa. Con me c'era il coinquilino francese che poi è tornato in Europa. Sono rimasta una settimana da sola. Dopo sono rientrate le due coinquiline cinesi che erano a festeggiare dai parenti il Capodanno. Non le potevo vedere perché rientrando da fuori città dovevano fare 14 giorni di quarantena".

"Forse è stata ancora più dura perché mi ero trasferita a Shanghai a dicembre e quando stavo iniziando ad ambientarmi è scoppiato il caos. I miei genitori erano molto preoccupati e avrebbero preferito che tornassi a casa, però mi hanno sempre sostenuto nella scelta di rimanere qua. Adesso ovviamente sono più preoccupati per la situazione in Italia, visto che qui in Cina le cose stanno progressivamente migliorando".

Ritornando a quei giorni trascorsi a casa da sola Chiara ha aggiunto: "Mi sentivo molto indecisa sul restare o partire, anche perché ero veramente sola, i pochi amici che mi ero fatta a Shanghai avevano tutti deciso di tornare o erano bloccati all’estero, da qualche parte. Adesso, a posteriori, la decisione che ho preso mi ha reso più sicura e più forte delle mie scelte".

La vista da un'altra finestra

In Cina Chiara ha lavorato prima come insegnante e adesso si sta occupando di marketing: "Si, a Kunming insegnavo inglese mentre qui a Shanghai mi occupo di marketing per un'azienda cinese che vende pannelli solari. Shanghai è una città internazionale, si possono incontrare persone di tutto il mondo, qui scorre tutto velocissimo. E' una città molto competitiva e stimolante. Tutti sono molto impegnati a lavorare e forse è possibile sentirsi un po' soli, quando ci si ferma".

"Qui sono efficienti in tutto, avete presente il famoso ospedale costruito in pochi giorni? Stessa cosa per i trasporti: sono organizzati benissimo, le stazioni dei treni sono come aeroporti, le metro arrivano ogni 2-3 minuti. Gli autobus urbani sono efficienti, è una delle cose che mi ha colpito fin dall'inizio".

Efficienza che si è vista che durante l'emergenza Coronavirus: "In Cina le persone vivono in unità abitative, tipo residence. Ogni residence ha un guardiano, un portiere. Durante l'emergenza Covid-19 hanno dato a tutti una carta. Ancora adesso dobbiamo presentarla per entrare nel residence. E' una misura per fermare gli accessi di terze persone. A lavoro controllano ogni giorno i nostri spostamenti degli ultimi 14 giorni tramite un qr-code, in modo da verificare che tu sia rimasto a Shanghai e che tu sia in buona salute".

Chiara per strada a Shanghai

Quando tornerai in Italia? "Intanto facciamo passare questa situazione! Penso di tornare l'anno prossimo per stare vicina alla mia famiglia e al mio ragazzo, non perché speri di realizzarmi di più professionalmente di quanto faccia qui. A Kunming e Shanghai ho molti amici, sia cinesi che italiani. A volte sento il bisogno di stare con italiani e di parlare con loro. I cinesi però non sono persone fredde e distaccate, è un luogo comune. Hanno solo modi diversi di dimostrare affetto e amicizia, noi italiani comunichiamo le emozioni verbalmente, i cinesi con i fatti".

René Pierotti
© Riproduzione riservata



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