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Attualità martedì 15 dicembre 2020 ore 13:00

Muretti a secco nel degrado, l'Unesco risponde

Foto di: Marcella Bitozzi

Quale destino per "i muretti a secco" in gran parte fortemente degradati dopo che l'UNESCO li ha dichiarati "patrimonio immateriale dell'umanità"?



CASCIANA TERME LARI — Il primo articolo sui “muretti a secco”, che sono stati per millenni tanto utili all’uomo e che versano oggi in un irreversibile degrado, l’abbiamo chiuso con una domanda precisa: cambierà il loro destino, ora che anche l’Unesco ne ha riconosciuto il valore dichiarandoli “patrimonio immateriale dell’umanità”?

Lo abbiamo chiesto direttamente alla Commissione Nazionale Unesco di Roma, che ci ha risposto così:

“Nel 2018 "L'arte dei muretti a secco" è stata iscritta alla Lista del Patrimonio Culturale Immateriale (Art of dry stone walling, knowledge and techniques) nell'ambito di una candidatura sovranazionale che nel 2018 ha visto l'Italia al fianco di altri importanti paesi dell'area mediterranea ed europea (qui la decisione completa del Comitato, con la definizione di "muretti a secco"). L'arte dei muretti a secco risulta quindi iscritta alla  Lista Unesco Ich in quanto pratica dalla tenuta millenaria, tuttora viva, e non è riferibile a singoli casi”.

Si tratta quindi di un riconoscimento per tutti i muretti a secco in generale, come opera d’arte immateriale, e non riferito ad uno specifico e singolo caso.

Il riconoscimento vale anche per le opere costruite con lo stesso metodo, pur essendo state destinate ad usi diversi, come i tantissimi beni che il Fai ha preso a cuore, localizzati in area mediterranea, e dove si ritrova la stessa tipologia costruttiva.

La lettera della Commissione Nazionale Unesco continua rispondendo con queste testuali parole alla nostra domanda se esistono degli obblighi per il recupero e la salvaguardia di questi siti storici:

“Per quanto riguarda la valutazione tecnica del caso di specie da lei segnalato, la Commissione Nazionale Italiana per l'Unesco è un ente di coordinamento e non ha competenza. In merito alla definizione di Patrimonio Culturale Immateriale e alle relative misure di salvaguardia, la rimandiamo alle indicazioni contenute sul sito della Commissione".

Ebbene, in buona sostanza, pur trattandosi di un patrimonio millenario, testimone di immenso numero di ore di lavoro e di dura fatica che ha salvaguardato fin dalla nascita dell’uomo il territorio dalle calamità e ha contribuito a mantenere l’equilibri della microflora e microfauna, nessuna competenza fa capo alla Commissione per la loro salvaguardia o il loro recupero.

E quindi che cosa ci resta se non sperare che si sviluppi in chi è sensibile e amante della storia, delle nostre radici, e anche dell’ambiente, la sensibilità che occorre per uscire da questo impasse?

Ricordiamoci che l’Italia è stata uno dei paesi promotori per ottenere questo riconoscimento.

Occorrerebbe, senza aspettare troppo, che i proprietari che siano enti pubblici o privati, si prendessero a cuore questa problematica, che organizzassero seri corsi professionali usufruendo dell’insegnamento di coloro (e sono ormai pochi) che lo sanno fare per far imparare ai giovani artigiani questo mestiere.

Imparare ad eseguire opere di manutenzione a regola d’arte e costruirne di nuove, questo ci vorrebbe, o dovremo rassegnarci a veder scomparire per sempre questi manufatti che hanno fatto storia se non a vederli profanati da manutenzioni del tutto estranee al loro status.

Una notizia confortante c’è, e cioè che nell’Italia del nord qualcosa si sta muovendo, una scuola alle pendici del Monte Bianco, nel Trentino, Cuneo, Valtellina ma anche nelle Murge in Puglia, ed ora anche nel Centro Italia, come a Siena, Pistoia, ed un corso è stato organizzato anche dalla Coldiretti di Pisa. In corso anche un progetto per recuperare i muretti a secco del Monte Pisano.

Sarebbe davvero un peccato mortale, un delitto, che non venisse bloccato il destino di questi bellissimi “muretti” che se non recuperati in tempo saranno inesorabilmente destinati a scomparire per sempre, e con loro, anche la tecnica per la loro costruzione.

Marcella Bitozzi
© Riproduzione riservata

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