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Attualità martedì 15 dicembre 2020 ore 06:30

Muretti a secco, patrimonio Unesco nel degrado

Foto di: Marcella Bitozzi

L'Unesco ha dichiarato i muretti a secco "patrimonio immateriale dell'umanità". Quali i risvolti per queste opere millenarie che stanno scomparendo?



CASCIANA TERME LARI — Nelle campagne toscane e non solo, capita spesso di trovarci di fronte ai “muretti a secco”, gioielli che sono rimasti più o meno intatti nel corso dei secoli, e che hanno portato fino ai giorni nostri una testimonianza concreta delle prime opere manifatturiere ed architettoniche dell’uomo, addirittura la prima con tecnica ecosostenibile.

Antichissimi, apparentemente rudimentali, ed anche abbastanza anonimi, portano invece con sé una straordinaria dimostrazione di capacità di calcolo e di ingegneria trasmessa da generazione in generazione.

In Italia pare che i Messapi, una delle prime popolazioni abitanti il Salento, li utilizzassero già nel primo millennio A.C., e che costruirli non fosse proprio un gioco da ragazzi, tant’è che la tecnica di costruzione veniva tramandata di padre in figlio.

particolare della costruzione

Ma un po’ dappertutto l’usanza di costruire i muretti a secco è stata presente massicciamente in antichità, dai Greci ai Romani, dall’Africa alla Nuova Zelanda, dalla Cina all’America, e soprattutto tra le popolazioni del mediterraneo.

In Italia poi, ce ne sono al nord, al sud, in Liguria, in Piemonte, al centro Italia ed anche nelle isole, uguali ma diversi perché diverso era lo scopo del loro utilizzo. Lungo tutta la penisola si contano ben 170 mila chilometri di questi manufatti, circa 20 volte la lunghezza della Grande Muraglia Cinese, 12 mila km solo a Pantelleria.

Realizzati per scopi abitativi e agricoli, in linea o a terrazzamento, erano sempre in perfetta armonia con l'ambiente circostante.

Le pietre venivano posizionate una sull'altra con l'utilizzo di poca terra secca, e solo la selezione e l’attento posizionamento delle stesse ne assicurava la stabilità.

I muretti potevano servire a delimitare i confini, oppure a difendere le coltivazioni dalle intemperie come ad Amalfi o a Pantelleria, per non far sconfinare nelle strade i greggi di pecore come in Irlanda, od anche per limitare i danni della desertificazione captando l’acqua e trattenendola tra gli interstizi mediante muschi e licheni nelle zone aride della terra, o anche per realizzare altari, come lo testimonia il versetto 25 dell’Esodo della BibbiaSe tu mi fai un altare di pietra, non lo costruirai con pietra tagliata, perché alzando la tua lama su di essa, tu la renderesti profana”.

L’arte dei muretti a secco ha avuto nel tempo impieghi diversi, con ottimi risultati. Ma i muretti a secco servono indirettamente anche ad altri scopi, con il loro ruolo nella prevenzione nelle frane, inondazioni, valanghe e sono inoltre necessari nella lotta alla desertificazione della terra, oltre ad aumentano la biodiversità e creare condizioni microclimatiche adeguate all’agricoltura.

Ma come si costruisce un muretto a secco?

La difficoltà della sua realizzazione varia notevolmente rispetto all'altezza, al tipo di terreno e alla sua destinazione, ma richiede comunque molta pazienza e capacità nello scegliere la pietra giusta da collocare nel posto giusto perché tutte devono incastonarsi o  potrebbero compromettere l’intera solidità del manufatto.

Grosse pietre piatte e allungate per gli strati inferiori della costruzione, più piccole e stondate, preferibilmente con almeno una faccia piatta, per i successivi strati e alla sommità del muretto, un ultimo livello con altre pesanti rocce piatte per coprire e tenere fermi i sottostanti strati. Gli spazi più ampi lasciati tra le rocce vengono occupati da ciottoli più piccoli.

Il muretto per stare in piedi dovrà avere le giuste proporzioni tra larghezza e altezza, dovrà poggiare su solide fondamenta e secondo l’utilizzo il suo innalzamento richiede tecniche e procedure diverse, ma dovrà essere rigorosamente costruito senza cemento ed usando solamente pietre e terra secca.

Spesso apparentemente a secco, alcuni muri vengono oggi edificati usando il cemento come collante. Risolvendo in questo modo il costo della manutenzione, annullano definitivamente tutte le funzioni che essi compiono per l’ecosostenibilità.

Nel territorio di Casciana Terme Lari, precisamente di fronte al Cimitero di Ceppato, lato sinistro della Chiesa di San Rocco, ne insiste uno lungo svariati metri, quasi intatto, sul quale è stata apposta una targa “Patrimonio Unesco 2018”.

E infatti, il 28 novembre 2018, “l’arte dei muretti a secco” è stata inserita nella lista degli elementi immateriali che sono Patrimonio dell’Umanità Unesco perché rappresentante, dice la motivazione, “una relazione armoniosa fra l’uomo e la natura, applicata concretamente alle condizioni di ogni posto in cui viene usata divenendo a tutti gli effetti "arte".

Oltre a ciò l’Unesco riconosce ai muretti a secco l’applicazione del “Dry stone walling” che riguarda tutte le conoscenze collegate alla costruzione di strutture di pietra ammassandole l’una sull'altra e non usando alcun altro elemento tranne, a volte, terra secca"

È la seconda volta, dopo la pratica tradizionale della coltivazione della vite ad alberello di Pantelleria, che viene attribuito questo riconoscimento all’Italia, per una pratica agricola e rurale.

I muretti a secco sono oggi “Patrimonio mondiale dell'Umanità”, ma le popolazioni della terra che hanno portato avanti per secoli questa tecnica, lo sanno da sempre.

Ma di muretti solo apparentemente così rudimentali, che hanno svolto e svolgono ancora oggi un ruolo vitale nella prevenzione delle slavine, delle alluvioni, dello sgretolamento del terreno, nelle frane e nel combattere l’erosione, e a cui l’Unesco gli riconosce anche il pregio di aumentare la biodiversità e creare condizioni microclimatiche adeguate all’agricoltura, non se ne costruiscono quasi più per mancanza di manodopera qualificata.

Dalle foto in sequenza si evince chiaramente che non tutti, come quello a lato della Chiesa di Ceppato è intatto, ma ce ne sono tantissimi in parte crollati o che necessiterebbero di interventi di manutenzione urgenti.

Qualcuno poi, peggio ancora, ha subito degli interventi di manutenzione usando tecniche moderne, usando cemento, stravolgendone l'identità e compromettendone le funzioni.

La perdita dei muretti a secco non significa soltanto la cancellazione di una testimonianza della nostra storia. La scomparsa o la rarefazione di queste costruzioni incide negativamente sul paesaggio e sull'ambiente, perché nei muri a secco sopravvivono infatti una ricca fauna e flora.

Nei loro interstizi veicolano insetti e piccolissimi rettili e ci crescono spontaneamente piccole pianticelle selvatiche, contribuendo quindi al mantenimento della microfauna e della microflora.

Alla sera, nelle pietre si condensano goccioline di rugiada che scenderanno sul terreno che le assorbirà per poi redistribuirle alle piante, e quell’acqua accumulata di notte nel terreno sottostante al muretto non evaporerà di giorno, perchè protetta dallo stesso muretto. Ecco creato un microclima favorevole alle piante mediterranee che riescono a sopravvivere ai lunghi periodi di siccità.

Moderni muretti con pietre molto levigate o muretti edificati con pietre molto porose diminuiscono questa importante funzione.

E quindi, dobbiamo assistere inermi alla distruzione di queste antichissime opere d’arte, testimoni di milioni di ore di fatica e delle prime capacità dell’uomo per vivere meglio e difendersi dalla furia della natura?

Sarebbe terribile, dal momento che questi manufatti sono necessari oggi più di ieri per difendere il territorio dalle calamità ed aiutare l’ecosostenibilità.

E quale sarà il risvolto di questo importante riconoscimento dell’Unesco?

QUInews Valdera ha interpellato la Commissione Nazionale Unesco, con sede a Roma, che ci ha risposto con una lettera che potete leggere cliccando qui.

Marcella Bitozzi
© Riproduzione riservata

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