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lunedì 19 agosto 2019

Politica domenica 01 luglio 2018 ore 08:09

"Toscana Energia, quale è la strategia?"

La consigliera regionale Pd Alessandra Nardini

Se lo chiede la consigliera regionale Pd Alessandra Nardini dopo la decisione dell'eliminazione sul vincolo della maggioranza pubblica



FIRENZE — "Una vicenda che rischia di passare in sordina, un altro episodio che rischia di tradursi in ulteriore depauperamento del patrimonio pubblico e della virtuosa storia della gestione mista pubblico-privata di un servizio pubblico strategico della nostra Regione come quello della gestione delle reti del gas", spiega Alessandra Nardini.

"Nei giorni scorsi si è infatti tenuta l’assemblea straordinaria di Toscana Energia convocata per deliberare sulla modifica statutaria che prevede l’eliminazione del vincolo della maggioranza pubblica del capitale sociale e il venir meno del controllo congiunto (dei soci pubblici e privati) in merito alle più importanti decisioni societarie attraverso il superamento del quorum deliberativo qualificato fino ad ora richiesto.
Il che significa che in un atto solo la maggioranza azionaria e il controllo della società Toscana energia sono stati trasferiti nella mani di un soggetto privato, senza alcun preventivo confronto tra i comuni soci."


"Ci sono - dice ancora - tanti quesiti che meriterebbero una risposta ed una attenta riflessione da parte dei comuni che, contravvenendo al principio di collaborazione e condivisione consacrato nel “patto di sindacato” fino a poco tempo fa vigente tra soci pubblici, hanno deciso unilateralmente per la dismissione di parte delle proprie quote e per l’approvazione delle modifiche statutarie a vantaggio del socio privato.
La domanda è: perché? Ma soprattutto: quando e come si è deciso? Perché non si è ritenuto utile promuovere tra soci pubblici una discussione collegiale preventiva in merito?
Qual è stata la strategia sottesa a questa scelta? Quella di fare cassa? Ma si è valutato che la società ogni anno distribuisce sostanziosi dividendi (per decine di milioni di euro) anche in favore dei Comuni soci? E perché il patto di sindacato, scaduto alcuni mesi fa, non è mai stato rinnovato?
Come giustamente sottolineato anche da altri sindaci di alcuni comuni soci di Toscana Energia, ciò avrebbe potuto garantire, come del resto sempre finora accaduto, la condivisione di una strategia congiunta tra soci pubblici anche in questo delicato passaggio, garantendo non solo un ruolo certamente più incisivo dei Comuni ma anche il più facile perseguimento degli interessi pubblici.
Che ne è stato di quella visione strategica comune che finora ha garantito indiscutibili risultati in termini gestionali ed economici? Chi con il socio privato ha prima concordato e poi approvato le modifiche statutarie in quali termini e con quali finalità crede possa proseguire la partecipazione dei soci pubblici nella società? Con quale ruolo, soprattutto adesso che non vi è più un patto di sindacato che li vincola reciprocamente?
Non resta che esprimere forte perplessità sulla bontà della scelte operate e sulle ragioni che hanno motivato simili decisioni. Sarebbe auspicabile un ripensamento in merito o quanto meno un chiarimento in primis da parte del Comune di Firenze (regista dell’operazione e principale socio pubblico di Toscana energia) circa le ragioni di interesse pubblico sottese alla delibera dell’assemblea straordinaria".



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