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Attualità lunedì 28 dicembre 2015 ore 15:35

Alice e la ricerca nel paese delle renne

Alice Capecchi

Alice Capecchi lavora come tirocinante in una multinazionale del farmaco. Dall'indipendenza economica agli animali in giardino, ecco la sua esperienza



PONTEDERA — Un tirocinio all'estero può essere un'esperienza che ti riconcilia col futuro, gettando le basi per un solido presente. Lo racconta Alice Capecchi, un'altra eccellenza della Valdera espatriata per mettere a frutto gli studi proficui conseguiti all'università di Pisa: laureata a ottobre 2014 in chimica farmaceutica con 110 e lode e una tesi in ambito oncologico, Alice si trova adesso a Mölndal, in Svezia, vicino a Göteborg, dove lavora come ricercatrice.

Aveva già in mente di lavorare all'estero: "Ma adesso non la vedo più come una semplice esperienza di vita, voglio continuare a viaggiare. Ho provato a inviare dei cv anche in Italia, ma nulla. Pur desiderando lavorare nel campo della ricerca ho provato in ambiti diversi, come il controllo qualità, che in Italia offre qualche possibilità di lavoro in più, ma nessuno mi ha risposto".

L'input per partecipare a un concorso arriva dall'università, grazie alle indicazioni di un professore: "Ho avuto un'ottima esperienza a Pisa - afferma Alice, smentendo il luogo comune secondo il quale l'ambiente accademico sarebbe slegato dal reale mercato del lavoro. - Io ho incontrato professori che ti seguono e continuano a interessarsi anche una volta che ti sei laureata".

"L'università italiana è forse più teorica e meno pratica, ma siamo in gamba - continua Alice. - Quest'anno, in Svezia, ci hanno preso in due da Pisa: quattro italiani su 13 in tutto". Il tirocinio consiste in un piano biennale di ricerca presso Astrazeneca, una importantissima multinazionale del farmaco. "La selezione è avvenuta a livello europeo - racconta Alice - e si è svolta in due fasi: selezione con domande a distanza (un questionario su attitudini personali e conoscenze in ambito scientifico) e un colloquio, ovvero una giornata stressante basata su quattro discussioni, dal profilo psicologico alle capacità tecniche e teoriche".

La partecipazione al concorso Alice l'ha iniziata da casa, inoltrando il materiale per posta, attraverso il sito della multinazionale. Superata la prima selezione, è partita alla volta di Mölndal per la seconda fase. Pressione psicologica alle stelle: "Almeno per me - specifica - ma c'è anche chi l'ha trovata divertente. Comunque rappresenta una bella palestra per i colloqui, io la consiglio a chiunque ne abbia la possibilità. L'esame implica giochi di gruppo (per sondare la capacità di relazionarsi) l'analisi dei tuoi valori e l'esposizione della tesi".

In Svezia Alice ha consciuto l'indipendenza economica. Si tratta infatti di un tirocinio retribuito (gli stipendi, in questi casi, superano i duemila euro mensili). Soprattutto, ha incontrato una società che sembra aver fatto dell'integrazione e dell'accoglienza una bandiera nazionale: "Ho trovato un appartamento grazie alla Nordic relocation, una ditta pagata da Astrazeneca per aiutare i dipendenti".

"L'agenzia ci ha aiutato a sbrigare le faccende burocratiche, a ottenere un Id Number, che serve per prendere la carta d'identità svedese, per fare l'abbonamento a Internet o al telefono". Un servizio che viene offerto dalla multinazionale a tutti i non svedesi: "Ti aiutano anche finanziariamente - aggiunge Alice - versando quello che viene chiamato Golden Hello, uno stipendio extra, anticipato, affinché tu possa coprire le spese del trasloco".

L'ambiente multiculturale aiuta anche a superare gli stereotipi: "Lavoro con un irlandese che non beve birra, una russa che non beve vodka, un olandese che non fuma e un'italiana che non beve caffè". La vita è molto cara: "Spendo oltre 700 euro al mese d'affitto ma il posto è bello. Ho un bosco dietro a casa e una volta ho trovato una renna in giardino".

Alice è partita a settembre e comincia riconoscere i tratti caratteriali degli svedesi: "Non sono malati di lavoro, quando staccano non ci pensano più, danno molto spazio all'attività fisica e al tempo libero e si preoccupano che tu abbia altri interessi: sanno che il modo in cui vivi il tuo tempo libero si riflette sul rendimento". Fare amicizia con gli svedesi non è semplice; alcune cose, tuttavia, Alice le ha imparate: "Amano i dolci, evitano il conflitto, se possono; per quel che ho visto sono anche persone integre e oneste. Le donne sono molto indipendenti, c'è meno sessismo, il rapporto uomo-donna sembra paritario".

Per le feste la ricercatrice è tornata in Italia: "Ho notato l'umidità, dopo tre mesi sono tornata a starnutire. Mi mancano gli amici e i parenti e trovo la Valdera bella come quando l'ho lasciata". Il cammino è ancora lungo, durerà in tutto due anni e passerà attraverso impieghi diversi. Al momento Alice si occupa di chimica computazionale, ovvero, utilizzare il computer come mezzo per la ricerca scientifica: "Ti spingono a fare tre cose molto diverse fra loro, perché il programma prevede la partecipazione a tre progetti di ricerca diversi".

E il futuro? "Dopo due anni non hai nessuna garanzia di assunzione - conclude Alice -  i candidati esterni sono trattati esattamente allo stesso modo dei tirocinanti. Mi piacerebbe continuare a studiare, vorrei fare un Phd (dottorato di ricerca all'estero) forse in Inghilterra". E l'Italia? "E' presto per dirlo, ma purtroppo, le opportunità che offre sembrano davvero poche".

Filippo Bernardeschi
© Riproduzione riservata



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