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Attualità giovedì 18 dicembre 2014 ore 13:45

Nello studio del dj

Alex Kenji, 34 anni
Alex Kenji, 34 anni

Alex Kenji ha aperto le porte della sala dove nascono le sue canzoni: "Quando faccio musica ho bisogno di sentirla, ma anche di vederla"



BUTI — Quando faccio musica ho bisogno non solo di ascoltarla, ma anche di vederla” dice Alex Kenji indicando un apparecchio sopra il computer che, a seconda dell'intensità della musica ha varie luci accese.

Alex Kenji, dj di musica house famoso in tutto il mondo per le sue produzioni (il singolo Pressure del 2012 ha venduto centinaia di migliaia di copie negli Usa e conta oltre sei milioni di visualizzazioni su Youtube) ha aperto le porte del suo studio a Qui News Valdera dopo l'intervista di qualche mese fa.

Alex Kenji, all'anagrafe Alessandro Bacci, ha iniziato suonando la batteria e la pianola in gruppi locali, dopo qualche tempo però si è diretto verso la produzione di musica house: “Lavoravo come grafico in una ditta ma tutti i giorni in pausa pranzo dalle 13 alle 15 e poi dalle 19 fino all'ora di andare a letto mi mettevo nel mio studio a fare musica”.

All'inizio era solo un hobby poi, grazie anche all'incoraggiamento di qualche amico Alex Kenji ha deciso di fare sul serio, licenziandosi dall'azienda in cui lavorava: “I miei genitori non erano d'accordo, invece adesso dicono 'se ci avessi dato retta sarebbe stato peggio'. I primi pezzi non li facevo sentire quasi a nessuno ma il mio amico Marco Primucci li ascoltò e ne rimase estasiato. 'Tra cinque anni sarai famoso in tutto il mondo', mi disse. Io gli detti del pazzo”. Qualche anno dopo successe davvero: “La prima data all'estero l'ho fatta in Ucraina nei giorni in cui l'Italia vinceva il mondiale 2006”.

Nel tempo il dj butese si è costruito uno studio con molti sintetizzatori e apparecchi pregiati e rari, trovati in tutto il mondo: “Gli strumenti più vecchi, o vintage come questo (indica un sintetizzatore in legno) hanno suoni più caldi perché sono costruiti in analogico. Questo in particolare è del 1969, ce ne sono solo duecento esemplari nel mondo, viene dagli Stati Uniti”. La differenza con gli strumenti moderni è basata sulla diversa resa: “Quelli moderni funzionano con algoritmi matematici, offrono maggiori possibilità ma fanno suoni più freddi”.

Uno dei pezzi forti è l'Ems Sinthy, un sintetizzatore usato dai Pink floyd nell'album The dark side of the moon: “Per accaparrarsi questi apparecchi bisogna seguire le aste e avere fortuna – dice mentre fa suonare nello studio atmosfere progressive – ogni pezzo comprato ha una storia particolare”. Mentre parla indica un altro apparecchio con una piccola pianola: “Me lo ha venduto un 65enne che aveva bisogno di un po' di liquidità – racconta Kenji – piangeva mentre passava dalle sue mani alle mie, ma io l'ho pagato eh” scherza.

Lo studio di Alex Kenji ha pareti schermate di polistirolo per isolare dal suono il resto dell'appartamento: “Passo qui tante ore al giorno, solo nel mio studio riesco a produrre, non quando sono in tour”. E il tour è in arrivo perché a Capodanno il trentaquattrenne dj di Cascine di Buti suonerà a Dubai, dopo volerà negli Usa per due serata a Detroit e Miami. Dopo le varie date ancora tanti progetti: “Ci sono novità che non posso ancora svelare perché non sono ufficiali. A livello musicale, potrebbe trattarsi di qualcosa di esplosivo” conclude sorridendo.

René Pierotti
© Riproduzione riservata

Alex Kenji prova qualche suono con l'Ems Sinthy


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