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lunedì 16 dicembre 2019

Cultura venerdì 23 settembre 2016 ore 07:30

Visita gratuita al tabernacolo di Benozzo

Un affresco del tabernacolo

La organizza su prenotazione la Fondazione PeccioliPer in occasione delle Giornate del Patrimonio, il 24 e 25 settembre



PECCIOLI — In occasione delle Giornate del Patrimonio, 24 e 24 settembre, la Fondazione Peccioliper organizza una visita gratuita al Tabernacolo di Benozzo Gozzoli a Legoli, uno dei quattro realizzati dall’artista nel territorio tra Valdera e Valdelsa tra il 1479 e il 1480, periodo in cui Gozzoli sospese i lavori al Camposanto pisano a causa di un’epidemia di peste.

Il Tabernacolo di Legoli è l’unico dei quattro ad aver conservato la sua collocazione originale.L'ingresso è gratuito, i posti sono limitati e la prenotazione è obbligatoria.

Per informazioni contattare i numeri 0587 672158 o 0587 936423, info@fondarte.peccioli.net, www.fondarte.peccioli.net

Chi è Benozzo Gozzoli

Erede del Beato Angelico, Benozzo Gozzoli sotto la guida del maestro perfeziona la tecnica dell’affresco in San Marco a Firenze dal 1438 al 1443.

Nel 1459 Piero dei Medici affida a lui l’incarico di affrescare la Cappella di Palazzo Medici Riccardi di Via Larga a Firenze e qui egli mostra tutta la sua capacità di poter essere un fedele narratore e descrittore della mondanità, un conoscitore dei gusti e delle inclinazioni della committenza. Immerso nella cultura umanistica, il sentimento religioso di Benozzo ben si unisce alla celebrazione mondana fiorentina del momento.

Il tabernacolo di Legoli è uno dei quattro che Benozzo affrescò nella seconda metà del XV secolo: il tabernacolo dei Giustiziati a Certaldo, dipinto tra il 1464 e il 1467 e conservato presso la Chiesa dei SS. Tommaso e Prospero; il tabernacolo della Madonna della tosse dipinto nel 1484 e il tabernacolo della Madonna della Visitazione, 1491-92, conservati al Museo BeGo di Castelfiorentino.

Nel 1468 Benozzo fu chiamato a Pisa ad eseguire gli affreschi per il Camposanto, lavoro che portò a termine nel 1484. Come testimoniano i documenti che si conservano nell’archivio della Primaziale di Pisa - l’istituzione laica incaricata della costruzione e della conservazione della fabbrica del Duomo e del Camposanto - Benozzo da maggio del 1479 al gennaio del 1480 risedette a Legoli, oggi frazione del comune di Peccioli, per sfuggire alla peste che in quel periodo aveva colpito Pisa e, con grande probabilità, proprio durante questo soggiorno eseguì il maestoso tabernacolo posto ancora oggi all’ingresso del borgo.

A Legoli il tabernacolo fu dipinto nell’estate del 1479. È il più toccante delle sue opere minori nonostante le cattive condizione di conservazione. Per secoli infatti è stato esposto direttamente agli agenti atmosferici e solo nel 1822 Alesso della Fanteria eresse a sua protezione un piccolo oratorio a valenza funeraria, dedicandolo a Santa Caterina.

Nella parete nord è rappresentato un San Sebastiano, nella parete sud Cristo portacroce e sullo sfondo le mura di Gerusalemme dove avviene la morte.

Nella parete ovest alcuni angeli reggicortina accolgono una sacra rappresentazione con la Madonna e Santi intorno. Nell’intradosso sono raffigurati gli evangelisti con i loro simboli, i padri della chiesa e Cristo al centro. Negli estradossi è raffigurata l’Annunciazione con un angelo su un lato e la Madonna sull’altro.

Nella parete est vi è la rappresentazione principale sotto un arco polilobato con la raffigurazione della crocifissione con San Giovanni Evangelista, San Francesco, San Domenico e Maria sotto gli occhi di due coppie di angeli in alto che sono addolorati per l’evento. Ai lati un San Michele arcangelo con la lancia e sull’altro lato l’episodio dell’incredulità di San Tommaso.

Tematica di questo tabernacolo è la morte collegata alla peste che in quel momento stava mietendo molte vittime. La sofferenza e il dolore causati dalla malattia si ritrovano delle ferite del San Sebastiano e nella incredulità di San Tommaso che tocca la piaga del Cristo. Rimedio possibile è un allontanamento dal male esemplificato dal santo taumaturgo Sebastiano da una parte e dall’arcangelo Michele che uccide il drago quindi il male, la morte e la malattia. Il santo in questione ricorda anche la posizione e il martirio di Cristo flagellato che viene quindi con il proprio sacrificio a liberare tutto il male presente in quel periodo. La posizione degli arcieri e anche le loro gambe sono ripresi dai soliti cartoni utilizzati per la collegiata di San Gimignano nello stesso soggetto e stessa cosa succede a Certaldo nel Tabernacolo dei Giustiziati.



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