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“Pezzi di verità” nel cortometraggio su Vicopisano

Girato nell'archivio storico di Vicopisano di Palazzo Pretorio da Filippo Mori sul tema della pena di morte nel Granducato di Toscana



VICOPISANO — Il cortometraggio è andato in onda in prima visione sabato 27 marzo alle 21.00 sulla pagina Facebook del Comune di Vicopisano ed è ora disponibile sul canale YouTube dell'ente. 30 minuti, girati all'interno dell'Archivio Storico di Vicopisano di Palazzo Pretorio, con il contributo della Regione Toscana e la collaborazione dell'Amministrazione Comunale.

Per realizzare il corto, Filippo Mori, regista ma soprattutto sceneggiatore e storico, ha raccolto il materiale all’interno degli archivi di Vicopisano già oggetto di suo studio per la stesura dell’opuscolo “Parole Prigioniere”, una ricerca storico-divulgativa sulle Carceri e sul Vicariato di Vicopisano, edita in occasione della prima Festa della Toscana del 2001 dal Comune di Vicopisano e del libro “Né strapunto né lume: la storia, la vita, le scritte delle carceri vicariali di Vicopisano tra XVI e XX secolo”. 

"Il copione è fatto di autentici stralci di un vecchio processo del 1750” – ha spiegato l'operatore di archivio, regista e sceneggiatore del film, Mori – “ed è frutto di un lungo studio. Il cortometraggio permette di dare uno sguardo 'in diretta' alle pratiche giudiziarie e all'utilizzo della pena di morte nel periodo di poco precedente all'abolizione della stessa, nel 1786, quando il Granducato di Toscana fu il primo Stato al mondo ad abolirla, un traguardo fondamentale per il vivere civile da cui ha tratto origine la Festa della Toscana".

Il corto racconta la storia di Margherita Fedi, sventurata protagonista delle cronache dell’anno 1750 quando in data 19 febbraio venne rinvenuto il suo corpo senza vita sulle rive dell’Arno in zona Laiano, attualmente nel Comune di Cascina. L’allora Vicario di Vicopisano in concerto con il notaio che condusse i rilevamenti sulla scena del crimine e con il chirurgo che eseguì l’autopsia e di cui si ascoltano le testimonianze nel film, condusse le indagini che portarono all’arresto di un giovane ventitreenne cascinese Valentino Santerini, di cui si eseguì in seguito a confessione, l’esecuzione per forca e squarto. La storia è raccontata da tre attori, Alberto Ierardi, Luisa Baschieri e Giorgio Vierda, che si alternano dando voce ai protagonisti sulla base degli scritti originali, elemento prezioso del lavoro. 

Come pezzi di verità, appunto, che affiorano uno dopo l’altro per ricostruire l’accaduto, queste testimonianze, tra cui quella della madre della vittima, riportano alla luce l’ennesimo atto di violenza su una donna che allora come oggi, aveva commesso lo sbaglio di credere alle parole e alle promesse dell’uomo che amava. La brutalità dell’omicidio e dell’inutile autopsia effettuata sul corpo già straziato di Margherita, è paragonata, nel monologo finale in cui si immaginano le parole della donna, alla ferocia delle pratiche messe in atto nella condanna a morte per forca e squarto. 

Lo squarto consisteva nel dividere in quarti il corpo del condannato, generalmente dopo la morte avvenuta per impiccagione, e lasciarlo in esposizione al pubblico con valore monitorio ed educativo. Oggi, dopo oltre duecento anni di civiltà, ci interroghiamo increduli su come si potesse ritenere educativa simile efferatezza e come sia possibile che ancora vengano praticate condanne a morte in qualche parte del mondo. 

Fortunatamente pochi giorni fa è arrivata la notizia che anche la Virginia, che deteneva il record delle esecuzioni capitali negli Stati Uniti dopo il Texas, ha archiviato definitivamente la pena di morte. Il governatore democratico Ralph Northam, da sempre abolizionista ha dichiarato: “Firmare questa legge è la cosa giusta da fare. Non c’è posto per la pena di morte nel nostro Stato, nel sud e nel paese”. 

La Toscana c’è arrivata nel 1786, anno in cui il Granducato ha riformato la legislazione criminale e da allora è esempio per il resto del mondo.

Elisa Cosci
© Riproduzione riservata

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