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Attualità giovedì 28 gennaio 2021 ore 08:30

Allevamento ai Fabbri, parla Legambiente

Allevamento de I Fabbri, secondo Legambiente bisogna "Impedire o limitare l’esercizio dell’azienda e le maleodoranze in zona"



PONTEDERA — Dal verbale della conferenza dei servizi coordinata dalla Regione Toscana, che si è tenuta lo scorso 27 Novembre con il Suap dell'Unione Valdera, si apprende che per la Azienda Usl Toscana nord ovest "la stalla è da classificare come industria insalubre di prima classe" e che sono numerose le richieste di chiarimenti sul progetto di ampliamento ( vedi articoli correlati ) della struttura che ha sede a I Fabbri.

"Una industria insalubre di prima classe a 200 metri da un centro abitato, senza alcun titolo autorizzativo alle emissioni in atmosfera e senza Autorizzazione Unica Ambientale" commenta Legambiente Valdera.

"Questa è la situazione della stalla, posta tra Val di Cava e I Fabbri, rilevata alla data del 27 novembre 2020 dai vari enti che hanno partecipato alla Conferenza dei Servizi, tenuta ad esprimersi sul programma pluriennale dell’azienda agraria, dove è previsto, tra l’altro, di aumentare il numero di posti per i bovini detenuti a 4400.

L’azienda agraria ha iniziato la propria attività da circa un anno, dichiarando in SCIA di allevare al massimo 600 capi, da quel momento sono iniziati i gravi problemi ambientali segnalati dai molti residenti della zona e dalla nostra associazione. Come è possibile che un’azienda con così gravi criticità e carenze autorizzative abbia potuto esercitare la propria attività fino ad oggi? Come è possibile che possa proseguirla in questa situazione?", chiede Legambiente.

"La Regione Toscana, oltre a valutare la situazione futura, ha ritenuto necessario approfondire anche la situazione attuale, chiedendo ulteriori elementi informativi al fine di valutare l’applicabilità o meno delle procedure di Valutazione d’Impatto Ambientale, nel momento in cui è iniziata l’attività. La Direzione Ambiente ed Energia della Regione Toscana indica che gli uffici comunali devono valutare le opportune azioni finalizzate ad impedire o limitare l’esercizio dell’azienda, e le conseguenti molestie, fino al rilascio del necessario titolo autorizzativo per le emissioni in atmosfera. Auspichiamo che i cittadini vengano tutelati senza indugio visto che i provvedimenti presi finora non sono risultati risolutivi, infatti, anche la scorsa settimana in molti sono stati costretti a segnalare ad ARPAT ulteriori forti maleodoranze".

"Nel verbale ricevuto è possibile capire un ulteriore aspetto", dice ancora Legambiente. "Nel momento in cui fu approvato il piano urbanistico, era prevista la deruralizzazione della stalla e, aggiungiamo noi, non certo un allevamento con migliaia di bovini ed un impianto a biogas a pochi metri dalle case.

In conclusione, i vari enti che hanno giudicato la documentazione presentata dall’azienda, l’hanno trovata carente sotto vari aspetti per cui saranno necessarie numerose integrazioni; al momento il procedimento di valutazione del programma aziendale è sospeso in attesa di valutazione di assoggettabilità a VAS nonché del giudizio relativo al procedimento di Valutazione d’Impatto Ambientale".

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