QUI quotidiano online. Registrazione Tribunale di Firenze n. 5935 del 27.09.2013
PONTEDERA
Oggi 14°21° 
Domani 11°16° 
Un anno fa? Clicca qui
Qui News valdera, Cronaca, Sport, Notizie Locali valdera
sabato 19 ottobre 2019

Attualità domenica 15 settembre 2019 ore 11:35

Gli anarchici, il treno reale e il confino

Durante il fascismo il gruppetto dei libertari pontederesi veniva portato in cella per evitare attentati. E Balilla Vanni finì in Calabria



PONTEDERA — Quando negli anni '30 del secolo scorso passava il treno che portava a San Rossore Vittorio Emanuele terzo e l' amata moglie Elena, e quando ripassava indietro per riportalo a Roma, gli anarchici pontederesi venivano portati a 'passare' un giorno nelle celle all'ultimo piano di palazzo Pretorio onde evitare possibili attentati ai binari. Celle cupe ma ancora presenti - sono state attive come carcere mandamentale fino al 1980 - e che non sarebbe male rendere definitivamente accessibili ai visitatori.

Gli anarchici sottoposti dalle normative fasciste a questa misura restrittiva si chiamavano Catullo, Cupido, Alfeo col figlio Vaillant, Balilla, Anacleto, Zelio, Amerigo, il Mazzinghi detto Barba e altri ancora. Tutti ormai abituati al provvedimento di custodia breve e preventiva tanto che quel giorno o quella notte la passavano in allegria, così dicono i racconti, con abbondanti libagioni e scorpacciate del famoso 'piatto del carcerato' ricavato dalla bollitura della trippa di scarto. Si univano a loro carcerati non politici, piccoli truffatori, molestatori di donne, ladruncoli che frequentavano le chiese non certo per pregare e donne che lavoravano in proprio, per così dire, e non nel Villino Azzurro autorizzato di fuori del ponte. 

Ma fra i carcerati temporanei ce ne fu uno, Balilla Vanni, che oltre alla celle del palazzo pretorio provò il confino. Balilla Vanni nacque in via Rossini nel 1891 in una famiglia ovviamente anarchica e il nome gli fu dato fu in onore del ragazzo genovese che nel '700 dette iniziò alla rivolta anti austriaca lanciando un sasso contro  - ''fischia il sasso, il nome squilla del ragazzo di Portoria, e l'intrepido Balilla sta gigante nella storia' -  diventando un eroe anche se per qualche studioso quel ragazzo non è mai esistito. Fatto curioso è che anche il fascismo prese fra i suoi eroici simboli il Balilla genovese tanto che la grande organizzazione giovanile era intitolata proprio 'Balilla'. Ma niente scandali: anche Garibaldi diventò un eroe per i comunisti, per i fascisti e magari anche per settori ecclesiastici. 

Come quasi tutti gli anarchici, anche Balilla Vanni era molto affezionato al vino ma quando l'affezione era più intensa non ce la faceva a star zitto. Finché una volta si scagliò sul Corso contro il padre del podestà gridandogli in faccia "Viva l'anarchia". Fu arrestato e condannato al soggiorno obbligato, ovvero confino, nel paesino calabro di San Nicola di Crissa in provincia di Vibo Valenzia, dove rimase due anni - 1939-41 - per poi tornare a casa e prender moglie. Morì nel '52.

Nell'immediato dopoguerra il circolo anarchico era nella piccola ma gloriosa via del teatro, tra il piazzone e via Rossini. Una sede per parlare di anarchia, cantare inni anarchici e onorare i bicchieri il nettare di bacco. La tradizione viole che non ci fosse un dispensiere a cui pagare le bevute ma soltanto un cestino dove mettere i soldi del pagamento, cestino che però non avrebbe mai dato i risultati 'dovuti'.

Di questo ultimo argomento non possiamo tuttavia assicurare l'autenticità storica anche se appare plausibile.



Tag

Salvini scavalca le transenne e abbraccia i manifestanti di Piazza San Giovanni

Ultimi articoli Vedi tutti

Attualità

Cronaca

Attualità

Attualità