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Lavoro sabato 22 febbraio 2020 ore 13:49

"Gli operai di produzione Piaggio hanno votato no"

Il "Comitato per il no" torna sul referendum sull'integrativo proposto dai confederali e approvato dalla maggioranza dei dipendenti del Gruppo Piaggio



PONTEDERA — Il "Comitato per il no" chiede chiarezza sull'esito del referendum sull'accordo di integrativo in Piaggio e annuncia che proseguirà la lotta, in particolare contro i sabati lavorativi. Nonostante abbia vinto il sì, questo comitato - di cui si indica come referente Massimo Cappellini, delegato Rsu Fiom - sottolinea che "almeno l'80 per cento degli operai che lavorano in catena ha votato no".

"Il voto al referendum - scrivono dal "Comitato per il no" - ha messo in evidenza cose importanti che riteniamo necessario mettere a fuoco per continuare una lotta sindacale che non consideriamo certo conclusa con il voto sull'accordo. Facciamo innanzitutto chiarezza sul voto. Hanno votato in tutto 550 impiegati e una cinquantina di essi ha votato NO. Perciò gli operai che hanno votato SI sono circa 490 mentre 550 sono gli operai che hanno votato NO. E' indubbio che almeno l'80 per cento degli operai che lavorano in catena ha votato NO. Ma non si può nascondere che non è stato raccolto dai lavoratori l'appello all'unità sottoscritto da più di 500 operai, che sono in gran parte quelli che subiranno gli effetti più pesanti dei sabati lavorativi".

Duro l'attacco del comitato agli impiegati e ai sindacati metalmeccanici dei confederali di livello provinciale e nazionale.

"Se in fondo non abbiamo mai contato troppo sul voto di impiegati - prosegue l'analisi del "Comitato per il no" -, che da sempre qui in Piaggio, a capo chino, si recano a votare al comando del padrone, dobbiamo fare i conti col fatto che FIOM, FIM e UILM, nazionali e territoriali, e la maggioranza della RSU operaia sono riusciti a mantenere divisi gli operai. L'accordo coscientemente ha puntato sulla divisione dei lavoratori: gli effetti diversi dei sabati lavorativi tra gli operai in produzione e non, le facilitazioni agli impiegati e la promessa di qualche spicciolo. E questa operazione è riuscita. Ma nello stesso tempo restano altrettanti punti fermi, che non consentono troppi festeggiamenti né all'azienda né agli artefici della divisione dei lavoratori: gli operai in produzione hanno detto NO in grande maggioranza e non sarà facile imporre loro i sabati lavorativi. Una parte dei delegati per il SI ne esce delegittimata, visto che molti di quegli operai che li hanno votati nella RSU hanno detto NO all’accordo più della metà degli operai, o con il NO o con l'astensione, si è espressa contro un’organizzazione del lavoro, legittimata dalle organizzazioni sindacali e maggioranza rsu, fatta di stagionalizzazione della produzione, lavoro precario, uso arbitrario e discriminatorio di CIG e Solidarietà, furto di ferie e permessi, affermando viceversa la necessità della riduzione dei ritmi di lavoro e della difesa dell’occupazione e del salario".

"Noi continueremo la battaglia contro i sabati lavorativi e per tutte le rivendicazioni che l’accordo vorrebbe mettere da parte - concludono dal "Comitato per il no" -, a partire dalla forza e dal significato dei 605 NO e nella prospettiva dell’unità degli interessi e delle rivendicazioni degli operai".



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