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Lavoro giovedì 07 aprile 2016 ore 10:52

Operai Piaggio in rivolta per il lavoro

Un momento dello sciopero

Decine di lavoratori hanno protestato davanti ai cancelli dell'azienda per l'eccessivo carico di lavoro e le condizioni precarie



PONTEDERA — Carichi di lavoro eccessivi. Materiali che faticano ad arrivare sulle linee. Strumentazioni vecchie e spesso difettose. Produzione in calo. Gestione del personale da rivedere. Gli operai Piaggio sono scesi in strada a protestare.

Lo hanno fatto questa mattina, guidati dai delegati delle liste sindacali Uilm, Fiom e Usb, con uno sciopero durato fino alle 11 di stamani, giovedì 7 aprile. Secondo gli operai l'azienda ha da tempo smesso di occuparsi dei loro diritti e questa sarebbe quindi solo il primo passo verso un braccio di ferro volto a recuperare potere contrattuale e maggiori diritti per i lavoratori.

"Manca il dialogo - spiega Gianpaolo Feliciani, delegato di Uilm - qui dobbiamo riconquistare il nostro ruolo e i nostri diritti. E' tutta la gestione dell'organigramma che deve essere riveduta". Per Feliciani i problemi non possono essere affrontati caso per caso: "Ovviamente bisogna conoscere i casi specifici. Ad esempio ci sono persone mal collocate, che faticano a svolgere il loro ruolo, o per motivi fisici o di età. Ma poi bisogna lavorare a un'agenda complessiva".

Gli operai spiegano di essere sottoposti a ritmi sempre più serrati. Il calo del personale, dicono, gioca a favore di questa situazione, che in molti non sono più disposti ad accettare. C'è poi il futuro della produzione, dai più visto con pessimismo: "Sui giornali abbiamo letto che le vendite sono in aumento - tuona Simone Selmi, delegato di Usb, di fronte agli operai raccolti davanti al cancello dello stabilimento. - Ma in realtà stanno svuotando il settore ricerca e sviluppo. Lo stabilimento in Vietnam è la fotocopia di quello a Pontedera e Colannino non si capisce che cosca voglia fare di noi".

"Nel reparto sperimentale hanno interrotto la solidarietà per ricollocare 23 persone, ma alla fine, i giorni in cui dobbiamo rimanere a casa vengono "pagati" da noi con le ferie: questo è inaccettabile".

Per Massimo Cappellini è necessario "Diminuire i carichi di lavoro del 10 per cento sulle linee di montaggio, per recuperare quel tempo di riposo che ci è stato sottratto nel 1995". Cappellini ha poi accusato i vertici di ignorare le istanze dei lavoratori: "Dobbiamo lottare per recuperare un ruolo e ristabilire un dialogo serio che finora ci è stato negato".

Anche Simone Bagnoli, di Fiom, ha preso la parola, dichiarando che "La diminuzione dell'organico si ripercuote sull'efficienza dei veicoli". Un meccanismo di tagli e ridimensionamenti che avrebbe "L'effetto di un boomerang" a lungo termine "Perché poi il cliente se ne accorge". E poi la fatica fisica: "Nel reparto verniciatura - ha informato Bagnoli - siamo scesi da 60 a 20 persone. Le prestazioni che ci vengono richiesta spesso sono mettono in difficoltà, perché l'età media dei lavoratori è ormai alta".

A scagliarsi contro la mancanza di investimenti è Simone Selmi di Usb: "Abbiamo visto la fine che hanno fatto Ibm, Aprilia e Olivetti. I 70 milioni della Comunità Europea dove sono finiti? - chiede. - Nel mio reparto non è arrivato un soldo". Selmi punta poi il dito poi sulle sulle reali intenzioni dei dirigenti: "Abbiamo sentito che non tutti i veicoli saranno dotati di motore euro 4, ci chiediamo allora se la strada non sia già tracciata: da settembre due linee meccaniche potrebbero essere chiuse".

I sindacati sembrano decisi a continuare la protesta. Massimo Cappellini, di Fiom, ha annunciato la volontà di indire scioperi giornalieri di 15 minuti su tutte le linee per costringere l'azienda al dialogo. Sono parole tese e cariche d'allarme quelle che si sono scambiati gli operai in strada. E che mal si accordano con il clima di festa in vista delle celebrazioni per i 70 anni della Vespa. Il sindaco Simone Millozzi, proprio ieri, aveva espresso la volontà di incontrare i sindacati in quel contesto, per parlare di lavoro: "Bene - risponde Selmi - siamo pronti al confronto".

Filippo Bernardeschi
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